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Il calcio sopra le barricate. Ecco l'ultimo libro di Francesco Caremani

E' il Comune di Caprese Michelangelo ad invitare la popolazione alla presentazione del nuovo libro di Francesco Caremani, giornalista e comunicatore freelance, collaboratore, tra gli altri, con Il Foglio e Tuttosport. Terzo classificato agli Sport...

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E' il Comune di Caprese Michelangelo ad invitare la popolazione alla presentazione del nuovo libro di Francesco Caremani, giornalista e comunicatore freelance, collaboratore, tra gli altri, con Il Foglio e Tuttosport. Terzo classificato agli Sport Media Pearl Awards 2015 (sportmediapearlawards.com), prima edizione degli Oscar del giornalismo sportivo mondiale, nella categoria Writing Best Column. Nel 2016 riceve il premio Overtime.

Il '68 per molti, anche per quelli che lo hanno rinnegato, ha rappresentato lo spartiacque della seconda metà del Novecento; la coscienza della società borghese occidentale che è stata costretta a guardarsi pubblicamente allo specchio. Un'intera generazione è passata attraverso un momento totalizzante che per alcuni è durato un anno, per altri di più, per altri ancora non è mai finito. In mezzo a tutto questo, in mezzo alle occupazioni universitarie, alla guerriglia urbana, a una nuova coscienza popolare, l'Italia del calcio realizzava il sogno, vincendo l'Europeo, dopo la grande delusione dei Mondiali inglesi e la beffa coreana. Ferruccio Valcareggi è il vate della nuova Nazionale che torna a vincere dopo gli allori di Pozzo degli anni Trenta. Una vittoria inattesa, per questo ancora più bella, la vittoria di una generazione di giocatori, la meglio gioventù, che sarà ricordata per Italia-Germania 4-3.

Francesco Caremani, attraverso le testimonianze dei protagonisti di allora ha voluto ripercorrere quei momenti e fissare alcune, significative, immagini di quell'epoca. A metà tra l'aneddoto e il ricordo, cercando di cogliere quel cono d'ombra che ogni cambiamento generazionale lascia dentro ognugno di noi.

E in un gioco di rimandi la vittoria dell'Italia, la monetina che ci fa vincere la semifinale contro l'Urss, la doppia finale contro la Jugoslavia, un'affermazione sofferta e stranamente dimenticata dal calcio italiano.

Fotografia lieve, ma non superficiale, di una generazione che ha portato la fantasia al potere solamente rincorrendo un pallone. Era il 1968.

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