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Baby Driver - Il genio della fuga Voto: 8

Baby ha l’acufene. L’acufene è quella condizione che spesso viene minimizzata e approssimata con il termine “fischio all’orecchio”. Chi ne è affetto sà benissimo che la cosa è un pò più complessa: un disturbo uditivo costituito da rumori (come...

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Baby ha l’acufene.

L’acufene è quella condizione che spesso viene minimizzata e approssimata con il termine “fischio all’orecchio”.

Chi ne è affetto sà benissimo che la cosa è un pò più complessa: un disturbo uditivo costituito da rumori (come fischi, ronzii, fruscii, pulsazioni), costanti o intermittenti, che accompagnano per tutta la vita, tanto da influirne a volte sulla qualità.

Si è costretti a conviverci, a imparare a ignorarlo, a metterlo a tacere per cercare di tornare a vivere normalmente.

Baby, il protagonista dell’ultimo film di Edgar Wright, per sopprimere il rumore che ha nella testa si infila delle cuffiette nelle orecchie e con i suoi innumerevoli iPod, uno diverso dall’altro in base all’umore (ne ha persino uno rosa con brillantini), ascolta costantemente musica.

Musica e solo musica.

Un campionario che farebbe impallidire anche il più navigato dei discografici inglesi composto da un trilione di pezzi, uno per ogni occasione.

Edgar Wright, almeno per chi scrive, è uno dei registi europei (nato a Poole piccola città nella contea del Dorset) tra i più irriverenti e geniali del nuovo millennio.

Se vi dico Shaun of the Dead, Hot Fazz e The World's End e a voi non salta in mente proprio nulla, allora c’è solo una cosa da fare: recatevi al negozio più vicino e recuperateli più veloci della luce.

Una serie di film diretti da Wright, scritti insieme a quel vulcano comico che risponde al nome di Simon Pegg e interpretati dallo stesso Pegg e dall’amico Nick Frost, altro portento di comicità slapstick.

Definiti “La Trilogia del Cornetto” (The Three Flavours Cornetto Trilogy in lingua originale) proprio per la presenza del famoso gelato confezionato che appare come simbolo allegorico in tutte e tre le pellicole, è già un cult; una delle trilogie che meglio è riuscita ad ironizzare sui generi cinematografici.

In mezzo poi il geniaccio inglese infila pure un divertentissimo Scott Pilgrim vs. the World, pellicola basata sul fumetto Scott Pilgrim creato da Bryan Lee O'Malley.

Adesso Wright se ne esce nelle sale di mezzo mondo con questo Baby Driver (che come sempre ha scritto e diretto) per raccontarci la storia di Baby (Ansel Elgort), ragazzo affetto da acufene dopo un incidente avuto da piccolo dove ha perso entrambi i genitori. Affidato ad un sordomuto - al quale adesso è Baby a fare da balia - utilizza le sue straordinarie doti alla guida per ripagare il debito nei confronti del criminale dal cuore d’oro Doc (Kevin Spacey).

Il pretesto è elementare: “hai rubato la macchina sbagliata con dentro qualcosa di valore”.

Wright però, attorno a questo canovaccio, tesse 115 minuti di puro divertimento.

Il regista britannico, come sempre, prende storie semplici per raccontarle nel modo più originale e coinvolgente possibile.

L’acufene di Baby assume un’importanza su più strati, diventando il pretesto perfetto per contornare l’intera vicenda da una colonna sonora continua e incredibilmente amalgamata con quello che accade sullo schermo.

La musica che sente Baby è la musica che sentiamo noi mentre guardiamo il film. L’impressionante lavoro in fase di montaggio (del sonoro e del video) restituisce un’esperienza fino ad oggi probabilmente più unica che rara: ad ogni colpo di pistola, di fucile, di mitra, ad ogni sportello aperto o chiuso, ad ogni sgommata o ad ogni incidente, corrisponde un colpo di batteria o un colpo di chitarra.

Fantastico vedere Baby cercare tutte le volte (anche nel bel mezzo dell’azione o di un inseguimento) il pezzo che più si adatta al momento, o quando addirittura rimanda indietro velocemente il brano musicale perché ha perso il filo e la concentrazione.

Un’esperienza divertente (tutti gli attori sono in gran forma, soprattutto Ansel Elgort alias Baby che riesce ad oscurare anche i nomi noti) che già con i primi sei minuti di pellicola mette in chiaro il ritmo e le intenzioni: capace di correre con le auto quando è il momento (non sono nemmeno così tanti gli inseguimenti e tutti incredibilmente reali) e di soffermarsi tutto il tempo necessario sui personaggi per farceli conoscere.

Così l’amore tra Baby e la cameriera di una tavola calda di nome Deborah (Lily James) - quella che non avrà mai così tante canzoni con il suo nome quante quelle di Baby - ha il sapore dei vecchi film, quando due outsider, magari pure squattrinati ma follemente innamorati, decidevano di lasciare tutto e scappare insieme verso una felicità meritata.

Baby vuole solo fare quest’ultimo lavoro per Doc ed essere lasciato in pace.

Perché Baby (così come Deborah) è un bravo ragazzo, si è solo trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, in mezzo ad una vita difficile senza che nessuno potesse guidarlo. Baby Driver è un action/musical capace di sfoggiare una colonna sonora da paura tra pezzi pop, rock, 'rnb e folk, con Wright da applausi nel dirigere una pellicola tutta spari e corse a perdifiato senza mai un momento di stanca.

Un film dinamico dal sapore criminale ma dall’anima sognante.

Voto: 8/10

Baby Driver - Il genio della fuga (Usa, 2017, action, romantico)

Regia: Edgar Wright

Sceneggiatura: Edgar Wright

Cast: Ansel Elgort, Lily James, Jamie Foxx, Jon Hamm, Jon Bernthal, Kevin Spacey, Eiza Gonzalez, Sky Ferreira, Ben VanderMey, Wilbur Fitzgerald, Flea, R. Marcos Taylor, Jeff Chase Film al cinema Barry Seal - Una Storia Americana 6.5/10

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