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"Arca di luce", il nuovo percorso d'arte tra duomo di Arezzo e museo diocesano

La gestione è affidata a Opera Laboratori: è possibile visitare lo spazio con una nuova modalità di “lettura” che prevede la possibilità di seguire un itinerario storico-artistico che dal museo diocesano porta in duomo in un unico percorso

Dallo scorso 22 maggio, nella piazza dove si erge il duomo di Arezzo con la nuova gestione di Opera Laboratori, è possibile visitare questo spaziocon una nuova modalità di “lettura” che prevede la possibilità di seguire un itinerario storico-artistico, oltre che religioso: si potrà infatti visitare, oltre al museo diocesano, anche il duomo, con una radioguida, in un unico percorso.

Si parte dall’Arca di San Donato, in cui sono custoditi le reliquie del patrono di Arezzo e secondo vescovo della città. Si tratta di uno scrigno prezioso che, dall’oscurità della chiesa, per la luminosità dei marmi levigati e gli inserti vitrei, risplende come “arca di luce”, ispirata alla pagina biblica in cui si racconta che Mosè, ricevuti da Dio “i Comandamenti”, fece costruire un’arca rivestita d’oro puro per conservarvi le “Tavole della Legge”.

Un’arca di luce è anche il magnifico ciclo di vetrate di Guillaume de Marcillat, eseguite tra il 1516 e il 1524, influenzate dal Manierismo della scuola di Raffaello, conservate in Cattedrale. Delle otto che vennero commissionate al Maestro vetraio francese, perduta quella raffigurante i Santi Antonio e Nicolò, restano le vetrate con Santa Lucia e San Silvestro papa, La Pentecoste, Il battesimo di Cristo, La vocazione di Matteo, La resurrezione di Lazzaro, La cacciata dei mercanti dal tempio, Cristo e l’adultera. Allo stesso artista fu commissionata, nel 1520, la decorazione ad affresco delle prime tre volte della navata centrale del Duomo con episodi del Vecchio Testamento, in cui il pittore, nelle forme e nei colori manieristici, mostra il suo tributo al grande Michelangelo.

Arca di luce - spiega una nota della diocesi - è anche uno degli attributi della Vergine, a cui, all’interno del Duomo, è dedicata un’ampia cappella, detta della Madonna del Conforto, realizzata a seguito di un miracolo avvenuto il 15 febbraio 1796: la piccola immagine di Maria fu vista risplendere e le scosse di terremoto, che in quei giorni flagellavano la città, cessarono. Sulla cancellata vi è scritto “Confortetur cor tuum, ecce Mater tua”, (il tuo cuore sia confortato: ecco tua Madre) e, all’interno, bellissime terrecotte robbiane invetriate.

Il Duomo di Arezzo conserva molti altri capolavori di varie epoche e artisti, fra cui l’affresco di Piero della Francesca con la solenne figura di Maria Maddalena eseguita forse nel 1459, mentre il Maestro di Sansepolcro dipingeva, nella sottostante Basilica di San Francesco il ciclo che rappresenta la Leggenda della vera croce. La luce, ancora protagonista, proviene dal lato sinistro mettendo in risalto le delicate forme del volto ed evidenziando le ricerche prospettiche del pittore. Le larghe campiture del colore insieme ai riflessi fiamminghi riscontrabili in alcuni particolari come le ciocche definite dei capelli sparsi sulle spalle e la trasparenza del vaso degli unguenti rendono l’opera una sorta di visione celestiale.

Il percorso continua di fronte al Duomo dove sorge il Palazzo Vescovile, sede del vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Dal 2011, articolato in cinque sale, ha sede il Mudas - Museo Diocesano di Arte Sacra, una collezione di dipinti, sculture, manoscritti miniati, parati e oreficerie provenienti dal territorio della diocesi, mentre al primo piano si possono ammirare la quadreria, gli affreschi di Teofilo Torri e la Camera dei Papi. Tra le opere più importanti del Museo nella prima sala si segnalano tre rari crocifissi lignei, databili tra la fine del XII secolo e i primi decenni del XIII, la cui fattura testimonia l’abilità degli artefici aretini dell’epoca nella disciplina dell’intaglio. La seconda sala è dedicata al tema dell’Annunciazione mentre nella terza sala sono conservate le opere di Bartolomeo della Gatta, monaco camaldolese fiorentino, pittore originalissimo, che visse ed operò a lungo ad Arezzo.

La quarta sala è dedicata a Giorgio Vasari, ma custodisce anche opere di altri pittori, tra cui la predella di una tavola di Luca Signorelli. Il nucleo di opere vasariane è ben rappresentato dallo stendardo processionale eseguito da Giorgio Vasari per la Compagnia dei Peducci nel 1549 e costituito da due raffinatissime tele raffiguranti la Predica del Battista e il Battesimo di Gesù, un grande tondo databile al 1557, in origine un cielo da baldacchino in seta rossa raffigurante la Madonna della Misericordia che ripete un’iconografia molto diffusa nell’arte aretina tra XV e XVI secolo. L’ultima sala contiene quadri, sculture lignee, terrecotte e preziosi oggetti liturgici. Si segnala la preziosa Pace di Siena, splendido esempio databile agli inizi del Quattrocento di oreficeria franco-fiamminga, già donata da Pio II alla Cattedrale di Siena, prima che il concistoro senese a sua volta la donasse alla Cattedrale di Arezzo nel 1799.

Il visitatore può muoversi all’interno dell’itinerario grazie alla nuova audioguida, che può essere ritirata, insieme al Pass unico, per l’accesso al Duomo e al Museo diocesano, presso il punto di accoglienza situato di fronte alla Cattedrale, all’ingresso del MUDAS, dove è stato allestito anche il nuovo Bookshop con pubblicazioni e merchandising inerenti i capolavori presenti nel circuito espositivo, frutto di secoli di fede, storia e arte.

“L’arte è collocata dal Magistero della Chiesa tra quelle discipline che elevano l’uomo, possedendo una autentica connotazione umanistica”. L’arcivescovo Riccardo Fontana spiega che: “L’uomo «quando coltiva la terra col lavoro delle sue braccia o con l'aiuto della tecnica, affinché essa produca frutto e diventi una dimora degna di tutta la famiglia umana, e quando partecipa consapevolmente alla vita dei gruppi sociali, attua il disegno di Dio, manifestato all'inizio dei tempi, di assoggettare la terra e di perfezionare la creazione, e coltiva se stesso» (Gaudium et Spes, n. 57).  E, in questo contesto, collochiamo l’arte sacra, che – esprimendo un sentimento religioso – ci aiuta ad esprimere la bellezza del creato e, dunque, del Creatore”.

“Illuminanti a tale proposito le parole della Costituzione sulla Sacra liturgia Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II, «fra le più nobili attività dell’ingegno umano sono annoverate, a pieno diritto, le belle arti, soprattutto l’arte religiosa e il suo vertice l’arte sacra» (n. 122), che mi sembra opportuno ricordare in questa  felice circostanza che vede la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro aprire nuovamente, con rinnovata vigorìa, dopo mesi difficili ed inquieti, i nostri musei diocesani, arricchiti da nuovi percorsi”.

“Già da qualche settimana – continua l’arcivescovo – il museo diocesano di Cortona ha riaperto al pubblico e così il MuDAS di Arezzo, grazie alla nuova gestione di Opera Laboratori, nota ed apprezzata organizzazione, esperta del settore. Particolarmente, sono lieto che la proposta culturale, denominata Arca di luce, comprenda non solo le preziose sale del MuDAS, quelle significative del Palazzo vescovile, così ricche di arte e storia, ma anche il Duomo di Arezzo, la Chiesa Cattedrale della nostra Diocesi. All’interno del quale, l’arte – integralmente sacra – trova la propria specifica identità nella sacralità del rito che vi si svolge e nell’essere specchio di verità per la celebrazione e la liturgia”. 

Anche Serena Nocentini, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della diocesi, sottolinea il significato di visitare le “chiese ed i musei con un rinnovato e consapevole sguardo sulle opere d’arte sacra e sulla bellezza che da esse si genera”.  “Si tratta – continua Nocentini – del patrimonio prezioso di tutta la Comunità, testimonianza di quel fecondo colloquio intercorso nei secoli - tra Arte e Fede, tra Chiesa, Arte e Società -, matrice sostanziale di quell’identità culturale europea”.

“Il desiderio e l’auspicio è che, con questa esperienza, si possa riconoscere proprio nell’identità e nei linguaggi dell’opera d’arte una delle fonti più autentiche e pure dell’esperienza di fede cristiana, dell’educazione alla bellezza e una maggiore coscienza e rispetto del nostro patrimonio culturale. Già durante la chiusura dettata dalla recente pandemia – prosegue Serena Nocentini -, abbiamo avuto più tempo per riflettere e probabilmente continueremo ad averlo. Dobbiamo cogliere questo momento per ridare la giusta priorità ai nostri luoghi della cultura, sperando di non dover vivere più una situazione come questa”. In conclusione, “voglio essere ottimista per poter credere che, con questa ulteriore consapevolezza, i nostri musei possano tornare a vivere prima di tutto per la propria Comunità e per il proprio territorio, sfatando definitivamente il valore di meta turistica troppo spesso assegnato alle nostre realtà, mettendo in secondo piano, di conseguenza, il conteggio dei visitatori a favore della qualità della visita e del servizio offerto”.

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