Venerdì, 17 Settembre 2021
Cultura

Alien: Covenant - Voto: 6

Alien: Covenant è sicuramente uno dei film più attesi di questo 2017 ma per capire bene l’enorme bagaglio che si porta dietro un titolo del genere, dobbiamo fare qualche passo indietro. E’ il 1979 e Alien di Ridley Scott, memorabile sin dalla...

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Alien: Covenant è sicuramente uno dei film più attesi di questo 2017 ma per capire bene l’enorme bagaglio che si porta dietro un titolo del genere, dobbiamo fare qualche passo indietro.

E’ il 1979 e Alien di Ridley Scott, memorabile sin dalla locandina (un ovoide verde su fondo nero e l’epigrafe terrificante che recitava le poche ma lapidarie parole “Nello spazio, nessuno può sentirti urlare”), fa il suo debutto al buio della sala.

Il regista britannico, classe 1937, dopo un sorprendente e folgorante esordio con I Duellanti (roba da sembrare un film di un artista navigato più che un’opera prima), diventa uno dei registi più significativi ed importanti della storia del cinema di fantascienza grazie a due pellicole di culto e veri capolavori della settima arte: Alien, appunto, e Blade Runner (1982), antesignano della nascente corrente cyberpunk nonché dell’interesse per uno dei massimi esponenti del genere, Philip K. Dick, autore del romanzo originale.

Due opere seminali che hanno contribuito a ridefinire il genere. Alien, senza mezzi termini, è un capolavoro sotto più punti di vista, un film precursore nel suo genere. Gli snodi narrativi, le inventive scenografiche e la concezione claustrofobica dello spazio scenico, saranno fonte di ispirazione per numerose pellicole successive.

Un Kammerspiel spaziale tensivo, ansiogeno e angosciante, che rilancia il sottogenere fanta-horror diventandone l’esempio più riuscito. Il film di Scott mette in scena un futuro iperrealista ma che paradossalmente appare già vecchio, logoro e mal funzionante, fatto di ibridazioni genetiche umano/alieno e di un’estenuante lotta per la sopravvivenza.

L’equipaggio della Nostromo (una putrescente e labirintica astronave ideata da Ron Cobb e Leslie Dilley) si trova a dover fronteggiare un organismo alieno (una commistione tra biologico e meccanico) in una lotta che mostra tutti i limiti della razza umana in evidente inferiorità rispetto allo Xenomorfo che ha il sapore e l’inquietudine di un incubo di lovecraftiana memoria.

All’epoca dell’uscita gli spettatori fecero la conoscenza della creatura aliena più terrificante (e lo resta ancora oggi) che fosse stata partorita da mente umana. Lo Xenomorfo che attraverso varie forme vitali (da uovo a ragniforme facehugger, da chestburster a stadio umanoide adulto) ha terrorizzato praticamente chiunque. Una perfetta macchina per uccidere che agisce al di là di ogni morale. Affascinante e spaventoso allo stesso tempo.

Ideato dagli sceneggiatori Dan O’Bannon e Ronald Shusett (apparirà in una versione prototipale e forse parodistica del futuro film di Scott in Dark Star di John Carpenter, scritto ed interpretato dallo stesso O’Bannon), disegnato dal grandissimo artista H.R. Giger (scomparso nel 2014) e creato, tra gli altri, dal nostro Carlo Rambaldi (1925-2012). La lezione cinematografica di Alien, oltre ad influenzare altri cult, darà vita ad una serie di blockbuster da sala (Specie Mortale e Leviathan) e a tre sequel diretti.

Per il secondo film, appunto, la Fox si affida ancora una volta ad un regista emergente, James Cameron, più adatto ai tempi che corrono e forte del successo della sua pellicola precedente, Terminator (1984).

Cameron utilizza magnificamente ogni centesimo del cospicuo budget messo a sua disposizione realizzando un blockbuster teso e pieno di azione; un action fantascientifico spettacolare nonché uno dei migliori esempi di sequel capaci di competere con il capostipite. Nel 1992 esce Alien³ che segna l’esordio alla regia per David Fincher. Esordio che non risulta particolarmente riuscito questa volta. Nel tentativo infatti di smontare l’universo creato precedentemente da Scott e Cameron (spostando la storia in una prigione spaziale), gli sceneggiatori (David Giler e Walter Hill) decidono di eliminare alcuni personaggi chiave (gli unici superstiti del secondo capitolo) e pur tornando in parte alle atmosfere originali (un solo alieno in un ambiente isolato) tutto viene sovraccaricato da sotto trame cospirative e ascetico religiose.

Il quarto capitolo, Alien – La Clonazione (1997), scritto da un Joss Whedon agli inizi della sua folgorante carriera e diretto da Jean-Pierre Jeunet (regista dei sorprendenti Delicatessen e La città perduta) ci porta duecento anni dopo il precedente e con un clone di Ripley come protagonista. Nonostante mostri la voglia di differenziarsi, in particolar modo con lo stile originale del regista (qui comunque tenuto a freno) il film non riesce minimamente ad avvicinarsi al fascino dei primi due capitoli. Della pellicola si salva ben poco.

Con un balzo di quindici anni, con l’uscita del film Prometheus (2012), la saga torna nelle mani del suo creatore, Ridley Scott, segnando anche un ritorno alla fantascienza per il regista. Pur trattandosi di un prequel dell’intera saga, il film ha sollevato su alcuni appassionati più di un dubbio. In molti hanno visto nella pellicola una rilettura in chiave fantascientifica del Paradiso Perduto di John Milton.

Al di là delle varie interpretazioni, Prometheus resta in effetti un film dalla forma impeccabile, con sequenze cinematografiche esteticamente potenti, ma nella sostanza sicuramente poco ispirato. Arriviamo così fino ad oggi con Alien: Covenant, seguito di Prometheus diretto ancora una volta da Scott.

Licenziato Damon Lindelof, la sceneggiatura, scritta da John Logan e Dante Harper, cerca di rattoppare meglio che può le lacune lasciate dal precedente (ma tornano i soliti errori, come i personaggi che continuano a toccare a mani nude stupidamente qualsiasi cosa si trovi nel pianeta alieno e sconosciuto).

Abbandonata l’idea di una nuova saga diretta dal regista sudafricano Neil Blomkamp che continuasse dagli eventi raccontati subito dopo Aliens di James Cameron, Ridley Scott pare intenzionato a portare avanti in solitaria questo nuovo universo espanso, che vive di vita propria, in cui lo Xenomorfo non sia assoluto protagonista.

In questo senso Alien: Covenant funziona, porta avanti quello iniziato con Prometheus e per certi versi lo fa anche in maniera narrativamente più coerente.

Di problemi però ce ne sono, e pure tanti.

Che la parola “Alien” nel titolo fosse solo un pretesto per attirare fan in sala era ampiamente appurato da tempo, ma nonostante si possa sorvolare su questo non si può di certo negare che la sensazione durante la visione sia quella di assistere ad un nuovo universo creato dal regista moscio e privo di mordente.

Una prima parte fatta della solita esplorazione con poche novità che si salva solamente grazie ad alcune sequenze squisitamente gore vecchia scuola e per le claustrofobiche scene all’interno dell’astronave (stiamo sempre parlando di Ridley Scott).

Continua poi la deriva filosofica/religiosa che però, quantomeno tratta in questo modo, mal si sposa con l’universo dello Xenomorfo.

I personaggi (compresa la protagonista interpretata da Katherine Waterston) sono scialbi e odiosi (si fatica ad affezionarsi a qualcuno), la computer grafica (che purtroppo abbonda anche per la realizzazione dell’alieno, con buona pace dei cari vecchi effetti prostetici) non è sempre di alto livello, ci sono momenti morti e i dialoghi troppo spesso paiono assurdi, finendo per non portare da nessuna parte.

La spiegazione poi che ci stanno dando sull’origine degli Xenomorfi rischia veramente di togliere quell’aria misteriosa e minacciosa che ha sempre contraddistinto l’alieno di gigeriana memoria.

Non tutto è da buttare però, come per Prometheus ci sono delle sequenze magistrali, un’ottima colonna sonora (che richiama i temi cari della saga) e l’idea di David e Walter (i due androidi interpretati da un bravo Michael Fassbender, unici personaggi interessanti e riusciti) funziona e pare essere quella migliore, anche se a volte cede a soluzioni stonate e di scarso effetto. In conclusione questo Alien: Covenant e il nuovo universo cinematografico creato fino ad oggi da Scott, che si muove nei territori dello Xenomorfo, non ha un grosso appeal.

Staremo a vedere, aspettando il seguito nella speranza di qualcosa di migliore.

Voto: 6/10

Alien Covenant (USA, 2017)

Regia: Ridley Scott

Sceneggiatura: John Logan, Dante Harper

Cast: Michael Fassbender, Katherine Waterston, Billy Crudup, Danny McBride, Demián Bichir, Carmen Ejogo, Jussie Smollett, Callie Hernandez, Amy Seimetz, Nathaniel Dean, Alexander England e Benjamin Rigby Film al cinema

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