Lunedì, 26 Luglio 2021
Cultura

"Agostino Pirella. L'esperienza di Arezzo a 40 anni dalla legge 180", un convegno al campus del Pionta

Un capitolo importante della storia della psichiatria italiana è stato scritto ad Arezzo. Il superamento del manicomio e la creazione dei servizi territoriali avviati in città nel 1971 sotto la direzione di Agostino Pirella, furono tappe...

conferenza stampa050618

Un capitolo importante della storia della psichiatria italiana è stato scritto ad Arezzo. Il superamento del manicomio e la creazione dei servizi territoriali avviati in città nel 1971 sotto la direzione di Agostino Pirella, furono tappe importanti nel percorso di trasformazione, innanzitutto culturale, che portò al varo della legge 180 del 1978, la legge che prese il nome dal suo principale ispiratore e strenuo sostenitore, Franco Basaglia.

Pirella, collaboratore di Basaglia, di lui poco più giovane, portò ad Arezzo l'esperienza maturata a Gorizia, trasformando la realtà aretina in una delle più significative della "psichiatria radicale". La capacità di Pirella e la sua forza morale, unite alla volontà espressa allora dalla politica del territorio, seppero imprimere un cambiamento sostanziale all'approccio alla malattia mentale, portando in soli otto anni alla chiusura del manicomio, e lasciando nella città un modello che ha fatto scuola in Italia e all'estero. A quarant'anni dalla legge 180, il dipartimento di Scienze della formazione, scienze umane e della comunicazione interculturale, insieme al Centro Franco Basaglia hanno organizzato un convegno di studio che mira a ripercorrere e valorizzare il contributo scientifico e il lascito culturale di Agostino Pirella: "un'operazione di conoscenza per le generazioni che non hanno vissuto quel periodo, ma anche un modo per sottolineare la complessità tecnica e politica sottesa al processo che ha portato alla legge".

Il dipartimento universitario negli ultimi anni è stato impegnato sia intorno all'archivio storico dell'ospedale neuropsichiatrico, attraverso un progetto multidisciplinare sulla salute e la malattia mentale che vede la presenza, tra gli altri, dei professori Massimo Bucciantini e Carlo Orefice, sia nello studio e sistematizzazione dell'archivio sonoro Bruzzone - sotto il coordinamento della professoressa Silvia Calamai - che ha messo in moto progettualità, ricerche, percorsi inediti unici in Italia.

Era dunque "opportuno - come sottolinea la stessa Calamai - ricordare Pirella nel luogo di Pirella: coloro che erano un tempo presenti come medici, infermieri, assistenti sociali vedono oggi uno spazio vivo, pieno di studenti, luogo di ricerche e di attività di disseminazione e terza missione".

Ma non solo la prospettiva storica: come evidenzia Cesare Bondioli, presidente del centro "Franco Basaglia" di Arezzo, per molti anni direttore nell'ambito dei servizi psichiatrici territoriali, "l'evento dedicato a Pirella richiama anche all'attualità, alla necessità di una riflessione che porti al necessario coordinamento dei servizi nell'ambito psichiatrico. La parziale applicazione della legge 180 ci dice innanzitutto che manca oggi una filosofia di fondo che dia coerenza ai servizi di diagnosi, di cura e ai servizi territoriali, che in molti casi percorrono purtroppo strade separate. Ad Arezzo - ha sottolineato Bondioli - negli anni Settanta fu fondamentale il progetto tecnico-politico dell'Amministrazione provinciale, con l'assessore alla sanità Bruno Benigni, di chiudere l'ospedale e creare i servizi territoriali, che trovò in Pirella la personalità che avrebbe compiuto il mandato".

Durante il convegno, il confronto tra storici, psichiatri e pedagogisti, così come il contributo di alcuni degli operatori che hanno lavorato con Pirella, offrirà spunti per una riflessione utile all'esperienza della psichiatria di oggi, passati quarant'anni dalla concretizzazione di un'idea completamente nuova della malattia mentale, che ha messo l'uomo al centro di ogni considerazione.
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