"Così precipitò l'incubo dei cieli", ritrovato in Casentino l'aereo dell'asso della Luftwaffe

Il temibile pilota sopravvisse a 270 missioni. Anche nei cieli aretini si salvò, lanciandosi con il paracadute. Scoperto il punto esatto dell'impatto

Fu un asso dell'aviazione tedesca durante la seconda guerra mondiale, tanto da essere decorato da Hitler per le sue temibili gesta. E a bordo di un aereo da guerra morì in Germania. Ma prima solcò anche i cieli aretini, dove condusse sanguinosi combattimenti, e in una drammatica battaglia aerea contro gli alleati, perse il suo velivolo nelle montagne Casentinesi. 

Era il 25 aprile del 1944 quando sopra alle teste di alcuni residenti si consumò lo scontro a fuoco. Alla fine l'aereo nazista  precipitò, ma il suo pilota riuscì a salvarsi la vita lanciandosi con un paracadute. Una vicenda che è finita tra le pieghe della storia e che oggi torna alla luce attraverso le ricerche condotte da due giovani aretini, Lorenzo Campus e Michele Bianchini, che hanno individuato il luogo esatto dell'impatto e a ricostruire chi era l'"incubo dei cieli" dell'aviazione tedesca. 

Si chiamava Jurgen Harder, e pilotava un Messerschmitt BF 109. Quel 25 aprile ci fu un combattimento con un bombardiere americano, un B24 Liberator. Il tedesco quando si rese conto di aver finito le munizioni decise di tentare un'impresa suicida, tentando di far schiantare il suo velivolo con il bombardiere. Poi riuscì a lanciarsi con il paracadute. 

Lo scorso febbraio Campus e Bianchini hanno svolto un sopralluogo: "Insieme a noi era presente una signora che da bambina giocava con alcuni frammenti dell’aereo. E durante la mattinata avevamo raccolto la testimonianza di una persone che vide con i propri occhi il combattimento nel cielo. Con grande sorpresa, mentre passeggiavamo nel bosco , abbiamo notato due frammenti appoggiati sul terreno. I nostri esperti ci hanno confermato che sono parti in alluminio di un aereo, e che quindi verosimilmente appartengono al Me 109 di Harder".

Non appena il lockdown lo permetterà, e in linea con quanto previsto dalle normative, le ricerche proseguiranno. Da allora i due ricercatori sono riusciti a chiarire l'identità del pilota e la sua storia. Jurgen Harder non era un soldato qualsiasi. Era il terrore dei cieli: nella sua carriera ha compiuto 270 missioni, abbattuto 64 aerei nemici (47 sul fronte occidentale e 17 sul fronte Russo). Fu il più giovane e il più celebre di tre fratelli, tutti divenuti assi della Luftwaffe, ma nessuno sopravvissuto al conflitto.
Nacque nel 1918 e a 20 anni si unì alla Luftwaffe. Dal 1943 iniziò a solcare i cieli italiani. Dopo la battaglia Casentinese,  fu inviato in Romania, poi in Ungheria a combatterecontro i sovietici. Nel febbrario del 1945 fu decorato da Hitler, in seguito alla sua 60esima vittoria. 

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Pochi giorni dopo morì a bordo del suo aereo. Dopo l'ultimo combattimento, il suo velivolo fu danneggiato, i gas del motore riempirono la cabina e lui asfissiò.

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