Cristicchi, Rondine e Oida accendono il Petrarca di Arezzo nel segno della Pace

Una performance unica nella Giornata internazionale della pace, fusione delle storie dei giovani che provengono da terre dove la guerra imperversa e le toccanti canzoni di una delle voci più riconosciute del panorama musicale italiano

È stato un concerto emozionante e intenso quello che si è tenuto ieri al teatro Petrarca di Arezzo, con il sold-out dei biglietti e la partecipazione calorosa del pubblico, oltre alla presenza di numerose autorità istituzionali, nella gioia della musica e delle parole da ascoltare, cantare, entusiasmare e condividere.

Nella ricorrenza della Giornata Internazionale della pace, il 21 settembre, i giovani di Rondine e la musica di Simone Cristicchi sono stati protagonisti di uno straordinario evento artistico assieme al Maestro Valter Sivilotti e Oida, l’Orchestra Instabile di Arezzo.

Un fil rouge narrativo che ha celebrato il valore della relazione capace di abbattere le barriere dell’odio – su cui s’incardina il lavoro della Cittadella della Pace di Arezzo – a partire proprio dalla cura: di se stessi, dell’altro e del mondo. Attraverso una fusione, in piena sintonia, tra le storie dei giovani Rondine e le canzoni di Cristicchi, una delle voci più sublimi del panorama musicale italiano, il pubblico del Petrarca ha vibrato e si è emozionato sulle note delle dei brani più celebri e intensi dell’artista ma anche alcune iconiche canzoni italiane del cantautore italiano.

Cristicchi, Oida e Rondine per la giornata per la Pace

“Sono qui per celebrare una pace che è ancora tutta da costruire e lo facciamo insieme ai giovani di Rondine, la Cittadella della Pace di Arezzo; per me è una grandissima emozione averli sul palco. – ha commentato Cristicchi - Ascolteremo le loro testimonianze e soprattutto rifletteremo su come possiamo contribuire alla costruzione di questa pace così fragile e così necessaria”.

E sono stati proprio loro, Sharizan, abcasa, Issam, palestinese, e Meital, israeliana, a emozionare e commuovere la platea, narrando la propria storia, condividendo i propri ricordi e pensieri sul conflitto armato delle loro terre e soprattutto dimostrando come il dolore possa diventare terreno fertile in cui riscoprirsi umani anche con il “nemico”.

“Con il mio nemico, che contro ogni previsione ora chiamo fratello, non saremo mai d'accordo su molte cose. Ma... una cosa è avvenuta” – dice Sharizan facendo scandire il tempo del suo racconto dal rumore del treno, di tutti i treni presi e persi nella sua vita – “Età, storia, nazionalità, mentalità, opinioni, esperienze... cioè tutte le nostre dissomiglianze, sono ormai ciò che c'è dentro di me per te, e dentro di te per me. E in questo non abbiamo, assolutamente, nessuna barriera per diventare "noi" e prenderci cura l'uno dell'altro e, quindi, del mondo”.

 “Quanti di voi per venire qui stasera hanno dovuto passare dei controlli?” - Questa la domanda che pone al pubblico Issam - “In Palestina c’è un grande muro intorno al territorio, ci sono i checkpoint dell’esercito che controllano i documenti personali. Con il tempo passato insieme alla mia compagna israeliana Meital, ho capito che questo muro non è solo un muro tra due luoghi, ma anche tra le persone. Qui ho scoperto che questa persona, quella che mi hanno detto essere la mia nemica, non è così diversa da me. Entrambi abbiamo le nostre storie e le nostre esperienze, e ad entrambi ci piace condividerle e ascoltarle. Sono convinto che siamo tutti esseri umani e non importa da dove veniamo, ma tutti abbiamo il diritto di vivere in questo mondo da liberi.”

Storie di amicizie, che aprono la speranza per un futuro nuovo tra popoli separati dalla guerra.

“Non è strano pensare che in un paese straniero mi trovo più al sicuro con il mio nemico, che con un italiano? Questa è la bellezza di Rondine, è la bellezza di aprire le porte e non rimanere chiusi.” – dice Meital, studentessa di Rondine – “Quando qualcuno la pensa diversamente da noi, allora abbiamo due opzioni: chiudere la porta e dire ‘la mia vita ha già abbastanza problemi, io ho ragione, e basta così', oppure, possiamo fare un passo”. Continua Meital: “A Rondine ho capito una cosa che forse sembra molto semplice, ma per me è una grande scoperta. Il conflitto, se abitato e trasformato, ci dà un’opportunità, di uscire, di andare a trovare altro, di crescere. Non vi dico che cambierò il mondo, e non penso che quest’idea sia una rivoluzione, ma se qualcuno di voi rimanesse anche solo un po’ a riflettere su quello che vi ho detto, magari avrò creato un piccolo cambiamento, e per me, sarebbe già tanto”.

“La giornata internazionale della Pace è un momento di festa che viviamo mentre lo scenario del mondo è quello di guerra.” - Ha affermato il presidente di Rondine Cittadella della Pace, Franco Vaccari a commento della serata.  “Ma c’è un motivo: la scelta del Consiglio regionale toscano di affidarsi a Rondine e poi a Oida e a Simone Cristicchi ha fatto un mix eccezionale, perché la bellezza di questi giovani che trasformano le loro vite con coraggio, l’inimicizia in amicizia, è la primizia della Pace concreta; la forza della musica e  della testimonianza artistica di Simone Cristicchi hanno valorizzato questa bellezza e, quindi, messo il tema della Pace non solo nell’etica del dover fare la pace, ma di quanto è bello e forte essere in pace”.

La serata è stata sostenuta e finanziata dal Consiglio Regionale della Toscana, e realizzata con il Patrocinio del Comune di Arezzo e in collaborazione con la Fondazione Guido d’Arezzo e il Parlamento Regionale degli studenti.

Tante le autorità presenti, a cominciare dal Consiglio Regionale della Toscana che ha fortemente voluto questo evento.

"È stato davvero bello ed emozionante vedere un teatro stracolmo di persone per ribadire che la Toscana è e sarà sempre terra di pace e di diritti. Un messaggio che ha ancora più valore in queste ore in cui Putin lancia nuove minacce di guerra nucleare. Dal teatro di Arezzo è partito un urlo di speranza e di pace per dire che è finito il tempo delle bombe, il tempo del dolore, il tempo della morte. Noi, come istituzioni, siamo orgogliosi di essere a fianco di Rondine e di tutti coloro che lavorano affinché i conflitti possano essere risolti senza la violenza. Grazie ai ragazzi della Cittadella per le loro testimonianze e il loro impegno, al presidente Vaccari, grazie a Simone Cristicchi, all'orchestra instabile di Arezzo, e al Comune che ci ha messo a disposizione il teatro Petrarca per lanciare questo messaggio potentissimo", ha dichiarato il presidente del Consiglio Regionale della Toscana Antonio Mazzeo. Presenti alla serata anche il vicepresidente del Consiglio Regionale della Toscana Marco Casucci e la consigliera Lucia De Robertis.

Alberto Merelli, assessore al Comune di Arezzo ha sottolineato: “Fra i fondamentali della pace c’è la verità che è un percorso difficile e un sacrificio che impone di mettersi in discussione. E questo è il percorso che fanno i giovani di Rondine che la guerra ce l'hanno nelle cicatrici del corpo e dell'anima. A questi giovani va tutto il supporto della nostra amministrazione.

E’ intervenuta anche Irene Bonucci, rappresentante del Parlamento regionale degli studenti della Toscana, circoscrizione di Arezzo, che ringraziando ha sottolineato: “Essendo io stasera la voce dei giovani, volevo ribadire che fin dai primi anni di scuola è fondamentale che questo ideale, la “pace”, venga insegnato, affinché le nuove generazioni possano perseguirlo e comprenderlo appieno, nella speranza che nel futuro, ciò a cui stiamo assistendo, non si verifichi più. Invito perciò tutti a fare una riflessione sul significato che noi diamo alla parola “pace”, non solo come ideale ma anche come valore pratico”.

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