Vecchia Banca Etruria, scippo incostituzionale

E’ passato oltre un mese dallo scippo dei risparmi degli obbligazionisti subordinati e degli azionisti della vecchia Banca Etruria, e nulla di concreto appare all’orizzonte. Salvo che il Governo non intende risarcire integralmente i risparmiatori...

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E’ passato oltre un mese dallo scippo dei risparmi degli obbligazionisti subordinati e degli azionisti della vecchia Banca Etruria, e nulla di concreto appare all’orizzonte. Salvo che il Governo non intende risarcire integralmente i risparmiatori. I cento milioni di euro stanziati per tutte e quattro le banche sono una somma offensiva prima che insufficiente. Al netto dei vaneggiamenti e dei continui depistaggi, la sola certezza è questa, nuda e cruda. Poi possiamo anche amaramente divertirci per la gestione dopolavoristica di tutta la vicenda da parte del Governo. Una su tutte. In ordine al fantomatico arbitrato il Governo ha dichiarato di volerne affidare la gestione al dottor Cantone, ovvero al presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. A parte il fatto che il dottor Cantone viene tirato in ballo in ogni vicenda dove il Governo non riesce a cavare un ragno da un buco, e quindi ha già tantissime cose da fare, non capisco cosa possa entrarci l’Autorità Nazionale Anticorruzione. Forse il Governo pensa che i pensionati desiderosi di recuperare i propri risparmi siano dei pericolosi corruttori di magistrati ed arbitri? Un po’ di serietà, e di senso dello Stato, sarebbero come sempre preziosi. Il Governo si faccia coraggio ed ammetta la verità. Ovvero di non aver capito niente di quelle che sarebbero state le conseguenze del maledetto decreto del 22 novembre, e di essere in uno stato di permanente grave subordinazione psicologica nei confronti della Germania. D’altra parte, se così non fosse, come spiegare il venir fatti regolarmente fessi in tutte, sottolineo tutte, le occasioni dalla Germania? Come inquadrare l’aver confiscato i risparmi, come è accaduto agli obbligazionisti subordinati e agli azionisti della vecchia Banca Etruria, dopo che la Germania sta continuando a salvare le sue banche senza toccare i suoi risparmiatori? Capiamoci bene: se l’Italia avesse agito come la Germania sta facendo proprio in questi giorni gli obbligazionisti subordinati e gli azionisti della vecchia Banca Etruria, e delle altre tre banche, non avrebbero perso un euro. Poi lo spirito natalizio ci rende generosi. Infatti, anche per carità di Patria, siamo gli unici in tutta Italia ad astenersi dal girare il dito nella piaga continuando, volutamente, a tralasciare i retroscena sui quali si dilettano i mass media e la politica. Retroscena dei quali, se tanto mi da tanto, potremmo aver visto solo l’antipasto. E questo perché la nostra unica missione è quella di far recuperare i propri risparmi agli obbligazionisti subordinati ed agli azionisti della vecchia Banca Etruria. E a tal proposito è inutile farsi illusioni, in molti casi saranno necessarie le carte bollate per recuperare il maltolto. Occorreranno bravi avvocati per tutelare molti risparmiatori anche alla luce dei profili di incostituzionalità ravvisabili in questo esproprio, e dei quali parleremo. Se poi qualcuno ha la curiosità di sapere come mai la Nazione è precipitata a questi livelli di degrado, può scaricare gratuitamente il mio libro “Smettiamo di pagare l’IMU alla Germania!..e mettiamo in moto l’Italia”. Si trova nel mio sito, senza necessità di spendere per acquistarlo in libreria. Consideriamolo un regalo di Natale. Nel libro precisavo che il risparmio degli italiani sarebbe stato a rischio di confisca anche per sistemare le banche. Ma soprattutto, se fossero state seguite le strategie che sono spiegate nel libro, scritto lo ricordo in largo anticipo, non ci sarebbe stato, per esempio, l’esproprio dei risparmi degli obbligazionisti subordinati e degli azionisti della vecchia Banca Etruria. Né il risparmio degli italiani, stimato in 3.800 miliardi di euro sarebbe a rischio, come purtroppo abbiamo sperimentato. E come lo sarà ancora di più dal 1° di gennaio, cioè tra pochi giorni. E le banche non sarebbero diventate nel pensiero comune luoghi dei quali diffidare. E Banca d’Italia non sarebbe costretta tutti i giorni ad una penosa difensiva. Ma di tutto questo, se Dio lo vorrà, parleremo. Il campo di battaglia, cari amici, si allarga ogni giorno. Il bello, per così dire, deve ancora venire. Intanto, buon Natale.

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