Vecchia Banca Etruria, gli obbligazionisti subordinati e gli azionisti non sono agnelli pasquali da sacrificare

I risparmiatori obbligazionisti subordinati ed azionisti della vecchia Banca Etruria non sono agnelli pasquali da sacrificare. Infatti non possono essere considerati le trascurabili vittime di un deplorevole incidente di percorso, se non un utile...

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I risparmiatori obbligazionisti subordinati ed azionisti della vecchia Banca Etruria non sono agnelli pasquali da sacrificare. Infatti non possono essere considerati le trascurabili vittime di un deplorevole incidente di percorso, se non un utile monito alla classe politica nazionale a pensarci meglio la prossima volta. Certo un giorno o l’altro scopriremo le ragioni per le quali il Governo si è impaniato in una assurda battaglia con i risparmiatori stanziando somme ridicole a titolo di risarcimento, perché di risarcimento si tratta, ed inventando di sana pianta delle contorte procedure per accertare non si sa cosa. Battaglia tanto assurda quanto sospetta, come tutte le cose non chiare. Cosa sa il Governo che noi non sappiamo? Cosa ha in mente il Governo che noi non sappiamo? Cosa teme il Governo che noi non sappiamo? Eppure la questione è evidente. Piaccia o non piaccia è noto sin dal primo momento che i risparmiatori devono essere tutti integralmente rimborsati come sancisce la Costituzione, e senza inventarsi arbitrarie differenziazioni tra gli stessi. Così come sappiamo che Il tragico bail-in, cioè l’esproprio senza colpo ferire dei risparmi di importo superiore a centomila euro dai conti bancari, deve essere immediatamente abrogato. Così come deve essere denunciata con forza e chiarezza dal Governo la continua ingerenza della vigilanza bancaria europea sulla nostre residue grandi banche con continue richieste che rischiano di portarle a fare la fine della vecchia Banca Etruria e delle sue compagne di sventura. Vigilanza che è addirittura giunta, proprio in questi giorni, nella consueta ignavia della politica nazionale ad inviare all’assemblea dei soci di una nostra importante banca un osservatore, come si usa fare quando si nutrono dubbi sulla regolarità del processo elettorale di qualche sperduta satrapia orientale o centro africana. Ormai lo sappiamo le istituzioni europee, tutte a trazione tedesca come è noto, cercano solo i difetti, o presunti tali del sistema Italia tollerando di tutto nel resto dell’Europa, Germania in primis. Per esempio in Germania una parte importante del sistema bancario, pur spesso di proprietà pubblica, è stata salvata con denari dei contribuenti, eppure nessuno fiata. Oppure facendo una rapida digressione qualcuno ha sentito dire più niente dello scandalo Volkswagen? Se la memoria non ci tradisce dovrebbero girare per l’Europa, Italia compresa, centinaia di migliaia di auto non in regola con i parametri ambientali. Eppure tutti zitti, salvo continuare a molestare l’artigiano o il commerciante che sbaglia il cassonetto dove infilare uno scatolone. E poi smettano Lorsignori di ripetere la favola che i risparmiatori delle nostre banche non potevano essere salvati per l’indisponibilità europea. Ci farebbero più bella figura: è il momento delle scelte audaci, non certo quello di chiedere il permesso. Cosa dire delle notizie che leggiamo circa imminenti iniziative di natura penale a carico dei vecchi amministratori della banca? Quello che ripetiamo con coerenza sin dal primo momento: fatta salva la presunzione di innocenza la Giustizia, nella quale abbiamo la massima fiducia, deve fare il suo corso. Ma quel che più ci preme nell’immediato è che a quattro mesi dall’esproprio i risparmiatori devono essere integralmente risarciti dallo Stato che non li ha saputi proteggere come doveva. Punto e basta.

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