Ubi resta il candidato forte per Etruria. Le richieste della Bce e i nodi da sciogliere

Ubi resta alla finestra, le condizioni poste per l'acquisto delle quattro good bank restano le stesse. I colloqui con la Bce sono proseguiti e Francoforte sembra poter ammorbidire le proprie condizioni. Ma la popolare bergamasca difficilmente...

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Ubi resta alla finestra, le condizioni poste per l'acquisto delle quattro good bank restano le stesse. I colloqui con la Bce sono proseguiti e Francoforte sembra poter ammorbidire le proprie condizioni. Ma la popolare bergamasca difficilmente riuscirà a muoversi dalla propria posizione. E al momento è l'unica carta concreta da giocare per il rilancio delle nuove Etruria, Marche e Carichieti, con Carife fuori dall'acquista e in attesa di un'ulteriore soluzione.

Ieri si è svolto un vertice al ministero dell'Economia tra il titolare del dicastero Pier Carlo Padoan, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, il presidente di Cassa depositi e prestiti Claudio Costamagna, il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini, il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti, il presidente di Quaestio Sgr Alessandro Penati e i consiglieri delegati di Ubi, Intesa e Unicredit. Sul piatto numerose questioni, tra cui il destino delle 4 good bank nate lo scorso 22 novembre.

L’acquisto da parte di Ubi, che pareva al traguardo, è in salita, come lasciato trapelare dal presidente del Consiglio di Sorveglianza, Andrea Moltrasio: "Porto in consiglio la questione dell’acquisizione delle banche solo quando sono in grado di creare valore per la nostra base di azionisti. Purtroppo nella nostra mission non abbiamo il salvataggio, che quindi deve essere fatto in altro modo: su questo siamo estremamente rigorosi, nel senso che se possiamo dare una mano al sistema dal punto di vista organizzativo e industriale nell’interesse dei nostri azionisti lo facciamo ma non siamo nelle condizioni di fare salvataggi perché siamo una banca interregionale che abbiamo tenuto solida durante la crisi".

Tra i problemi emersi ci sarebbero i cattivi prestiti, che una good bank, per quanto ripulita, può presentare. Ubi sarebbe disposta a un aumento di capitale da 400 milioni di euro, ma il Meccanismo di supervisione unico vorrebbe innalzare l'aumento a 600 milioni, con una valutazione prudenziale rigida sul futuro dei crediti. A complicare il quadro c'è poi il fattore tempo: più si contrae la trattativa, più le good bank vengono tenute nel limbo.

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@MattiaCialini

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