Economia

Ubi, incontro sindacale il 6 luglio potrebbe saltare. Non ammesse le delegazioni territoriali

Il prossimo 6 luglio Ubi a convocato a Bergamo i sindacati. Ma questo rapporto inizia subito con un'incrinatura. Lo rende noto Fabio Faltoni della Fabi con una nota spiegando che vista la delicatezza del caso, visto i temi al centro del tavolo e...

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Il prossimo 6 luglio Ubi a convocato a Bergamo i sindacati. Ma questo rapporto inizia subito con un'incrinatura. Lo rende noto Fabio Faltoni della Fabi con una nota spiegando che vista la delicatezza del caso, visto i temi al centro del tavolo e il fatto che i diversi territori toccati dall'accorpamento, tra cui quello aretino, tutti i sindacati avevano chiesto ad Ubi di allargare la delegazione ammessa al tavolo, ma è arrivata una risposta negativa che i sindacati faticano ad accettare e per questo nessuno della delegazione potrebbe presentarsi all'incontro il prossimo 6 luglio.

Ecco la nota:

Con lettera del 28 giugno, UBI ha convocato a Bergamo i sindacati per il prossimo 6 luglio, per il primo incontro sull'aggiornamento del Piano industriale 2019/2020, aggiornamento che riguarderà molto da vicino BancaEtruria: chiusure filiali, esuberi, esternalizzazioni, direzioni territoriali, nuovo modello di filiale, passaggio di lavoratori alla società UBISS - Sistemi e Servizi, e così via.

Purtroppo, però, l'esordio della banca si può definire un vero e proprio passo falso, per due motivi: a differenza della prassi e delle tradizionali buone relazioni industriali, la banca ha stabilito la data del primo incontro senza concordarlo coi Sindacati, quando - ad esempio - i sindacati hanno aspettato per lunghi mesi la disponibilità aziendale ad affrontare il Contratto integrativo; la banca ha rigettato, venerdì sera, la proposta dei sindacati - del giorno precedente - in merito alla composizione delle delegazioni di Gruppo ammesse agli incontri sul Piano industriale.

Ora, nessun confronto di questo tipo può partire senza aver fissato prima le "regole del gioco", senza cioè trovarsi d'accordo su come devono essere rappresentati al meglio - al tavolo sindacale - i lavoratori di tutto il "nuovo" Gruppo UBI, un Gruppo che ora possiamo veramente definire nazionale, con circa ventiduemila dipendenti e duemila filiali. Dipendenti che provengono da realtà diverse e distanti, non solo per l'entrata di BancaEtruria, Marche e CariChieti, ma anche per l'assorbimento negli ultimi mesi di altre sette banche.

Così, proprio per la complessità della trattativa, per la delicatezza del momento, per l'esigenza di avere al tavolo sindacale una rappresentanza uniforme dei lavoratori delle diverse realtà aziendali, nonché per coinvolgere un po' tutti i territori interessati, la FABI e tutti i sindacati avevano chiesto un allargamento delle delegazioni sindacali.

Purtroppo, tale argomentata richiesta è stata rifiutata incomprensibilmente dall'azienda.

Così, mentre le organizzazioni sindacali dell'intero Gruppo bancario stanno ragionando su questo stop inatteso, anche a livello territoriale ci permettiamo di stigmatizzare il comportamento dell'azienda, un'azienda che ha perso l'occasione per confermare coi fatti la sempre dichiarata attenzione ai territori e ai lavoratori. Speriamo sia stato solo un passo falso.

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