Sistema imprenditoriale: crescono le iscrizioni ma non l'occupazione. Sereni: "Report tra luci e ombre"

Qualche spiraglio di luce inizia ad intravedersi ma è ancora il dato sull’occupazione che getta ombre sul sistema imprenditoriale aretino. A confermarlo è l’analisi fornita direttamente dalla Camera di Commercio e relativa al primo semestre del...

schema_imprese_Isemestre2015

Qualche spiraglio di luce inizia ad intravedersi ma è ancora il dato sull’occupazione che getta ombre sul sistema imprenditoriale aretino. A confermarlo è l’analisi fornita direttamente dalla Camera di Commercio e relativa al primo semestre del 2015.

Secondo i dati analizzati, il sistema delle imprese dopo le flessioni accusate nel 2012 e nel 2013, sta gradualmente tornando a registrare saldi positivi: nei primi sei mesi del 2015 il bilancio fra nuove iscrizioni e cessazioni è positivo per 57 unità, risultato migliore di quello registrato lo scorso anno (+32 unità).

“Il dato non è comunque indicativo di una ritrovata dinamicità imprenditoriale – fanno sapere dalla Camera di Commercio - sono infatti in sensibile calo sia la natalità che la mortalità delle imprese. In particolare per quanto riguarda la nascita di nuove imprese la prima metà del 2015 ha presentato il livello più basso dall'inizio della crisi. Il saldo positivo, quindi, non deriva tanto da un ripreso vigore nella creazione di nuove imprese quanto da una flessione ancor più marcata delle chiusure aziendali”.

Nati-mortalità primo semestre – provincia di Arezzo

Iscrizioni Cessazioni non d'ufficio Saldo
2015 1.236 1.179 57
2014 1.257 1.225 32
2013 1.437 1.617 -180
2012 1.477 1.500 -23
2011 1.532 1.318 214
2010 1.519 1.332 187
2009 1.459 1.392 67

Al 30 giugno 2015 la consistenza delle imprese registrate in provincia è di 37.948 unità (+0,1% rispetto al 30/06/2014) di cui 10.506 sono artigiane (-1,6% rispetto al 30/06/2014). Le localizzazioni di impresa (le UL, unità locali ) sono invece 45.285 nel territorio provinciale, anch'esse in crescita dello 0,1% rispetto alla stessa data dell'anno scorso.

La sostanziale stabilità imprenditoriale non trova conferma dal punto di vista occupazionale: gli addetti complessivi delle imprese si attestano infatti a 114.502, in diminuzione dell'1,3% rispetto ad un anno. Nell'artigianato operano a metà anno 28.868 addetti il 2% in meno rispetto alla metà del 2014.

Fra le varie forme di societarie le società di capitale sono sempre il motore della crescita imprenditoriale: nel corso di un anno sono infatti salite del 3,1% arrivando vicino alla soglia delle nove mila imprese (8.979). Anche le altre forme societarie aumentano dell'1,2% ma partendo da numeri molto inferiori (839 unità). Al contrario sia le società di persone (7.402) che le imprese individuali (20.695) diminuiscono nei dodici mesi in maniera più o meno marcata (-1,8% le prime e -0,6% le seconde). Per quanto riguarda l'andamento dei vari settori di attività economica a metà anno sono in calo rispetto ad un anno fa le imprese dell'agricoltura (-2,5%), del manifatturiero (-0,1%), delle costruzioni (-0,8%), del commercio (-0,3%) dei trasporti (-2,3%). Al contrario aumenta il numero delle aziende del vasto e articolato comparto dei servizi: servizi di alloggio (+4%), servizi di ristorazione (+3,1%), servizi informazione e comunicazione (+1,5%), attività finanziarie ed assicurative (+3,2%), attività immobiliari (+1,3%), attività professionali e tecniche (+3,1%), servizi di supporto alle imprese (+4,7%), istruzione (+3,1%), sanità e assistenza sociale (+8,2%), attività artistiche, sportive e di intrattenimento (+7,2%) e altre attività dei servizi (+0,6%).

Imprese registrate per attività economica in provincia di Arezzo

Al primo trimestre 2015 si contano in provincia 8.973 imprese femminili che rappresentano il 23,6% del totale delle aziende iscritte al Registro delle Imprese. Rispetto allo stesso periodo del 2014 presentano una variazione del 5%. Dal punto di vista settoriale le presenze più significative si hanno nel commercio (24,6% del totale), nell'agricoltura (20,6%), nel manifatturiero (13,2%), nelle altre attività di servizi (10%) e nei servizi di alloggio e ristorazione (8,9%).

Le imprese giovanili sono in diminuzione rispetto al 2014 (-0,6%) e si attestano a 3.415 imprese. La loro incidenza sul totale delle imprese si colloca al 9%. Dal punto di vista settoriale le presenze più significative si hanno nel commercio (23,8%), nelle costruzioni (19,2%), nel manifatturiero (11,9%), nelle attività di alloggio e ristorazione (9%) e nell'agricoltura (8,5%).

Infine aumentano le imprese straniere sono quelle che presentano la crescita più marcata (+6,6%). La loro incidenza sul totale delle imprese si colloca al 9,8% e dal punto di vista settoriale le presenze più significative si hanno nelle costruzioni (34,5%), nel commercio (23,2%), nel manifatturiero (14,3%) nei servizi di alloggio e ristorazione (6,3%) e nell'agricoltura (6,2%).Per quanto rigurda la suddivisione delle nazionalità dei titolari di imprese crescono sia i comunitari (+3,4%) che gli extra comunitari (+5,4%). In particolare continuano ad aumentare i romeni (+3,8%), la nazionalità straniera di gran lunga più numerosa, ma sono i pachistani (+16,9%) ed i cinesi (+10,2%) a presentare i livelli di crescita più elevati.

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sereni-salvini1“Un quadro, quello offerto dalla rilevazione semestrale di Movimprese – commenta Andrea Sereni, presidente della Camera di Commercio di Arezzo - che presenta, come ormai succede da alcuni anni nelle nostre rilevazioni, spunti positivi che si alternano a quelli negativi. Il saldo positivo tra imprese nate e quelle cessate e la stessa decrescita delle cessazioni di impresa costituiscono certamente segnali di un lieve miglioramento del quadro complessivo dell'economia aretina, così come la crescita dell'imprenditoria femminile e di quella straniera. Preoccupa invece, nonostante alcuni segnali incoraggianti che erano giunti all'indomani dell'approvazione del “Job Act", la flessione nell'occupazione nell'imprese iscritte al RI che fa segnare numeri negativi non soltanto nella nostra provincia ma anche in Toscana ( -0,6 rispetto al primo semestre 2014) e in Italia (-0,9% sempre rispetto al primo semestre 2014). Così come è preoccupante la flessione della dinamicità imprenditoriale e di quella giovanile. In quest'ultimo caso ritengo che la responsabilità sia ascrivibile in parte alle difficoltà ancora presenti nell'accesso al credito senza il quale, per un giovane, aprire una attività diventa, in assenza di sostegno familiare o di investitori e in mancanza di un capitale accumulato con alcuni anni di lavoro, pressoché impossibile. Ulteriore causa è la difficoltà di orientamento nell'intraprendere un'attività imprenditoriale derivante proprio dalla mancanza di esperienza lavorativa e non potrebbe essere altrimenti visto che il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto nel nostro paese il 44,2%”.

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