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Costruzioni, persa la metà degli addetti con la crisi. Allarme nell'edilizia scolastica

Venerdì lo sciopero nazionale di 8 ore

Dopo molti anni la categoria degli addetti delle costruzioni torna in piazza. Lo fa con uno sciopero di 8 ore. Un blocco oggi per una ripartenza domani. Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno proclamato, il 15 marzo, lo sciopero del settore delle costruzioni per sollecitare la ripresa dei grandi lavori e delle opere pubbliche. I motivi stanno prima di tutto nei numeri:

I dati sono impressionanti. Li ha ricordati stamani Giulia Bartoli, Segretaria regionale Fillea Cgil: “in Toscana dal 2008 abbiamo perduto più di 6mila posti di lavoro tra legno, laterizi e cemento, 28mila in edilizia con la chiusura di 3.500 imprese (-28,3%) e una riduzione del 19% della massa salariale”. Ad Arezzo il settore si è dimezzato: nel 2008 gli addetti erano 5.226 e nel 2017 erano scesi a 2.693.

Dal 2008 ad oggi quindi Arezzo ha perso 2300 addetti: la categoria si è praticamente dimezzata, senza contare poi i risvolti tra coloro che si occupano di impianti fissi, per i quali le conseguenze sono difficili dal calcolare.

La crisi che attanaglia il settore preoccupa perchè all'orizzonte non ci sono politiche nazionali di investimento e sviluppo:

"Sarà difficilissimo recuperare gli addetti che non hanno più un lavoro, soprattutto perché manca un motore di sviluppo per far ripartire il paese, abbiamo un giudizio negativo sulle manovre di bilancio, non ci sono investimenti previsti. Cosa chiediamo? Spesa pubblica destinata alle infrastrutture, alla manutenzione continua, all'edilizia scolastica che secondo quanto leggiamo nello studio di Legambiente è in grande sofferenza. Questi capitoli di spesa devono essere riempiti per favorire il lavoro di qualità. Contemporaneamente chiediamo una più serrata lotta alla irregolarità, all'illegalità e all'evasione fiscale."

E la vicenda della E45 ne è l'emblema:

"Non abbiamo bisogno solo di grandi opere, ma anche di piccole, le linee di collegamento delle aree interne ad esempio per non far morire la loro economia. La chiusura per motivi di sicurezza della E45 ha provocato la crisi economica delle aziende sia in Valtiberina che in Casentino, proprio per mancanza di viabilità alternativa."

"La chiusura del viadotto Puleto – hanno commentato Antonella Pagliantini, Gilberto Pittarello e Roberto Colangelo, segretari provinciali di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil - ha confermato la necessità di avere un collegamento veloce sicuro ed efficiente tra Emilia, Toscana e Umbria, rendendo non più rinviabile il percorso di adeguamento della E45. Questa vicenda ha perlomeno consentito la ripresa in carico da parte dell'Anas della Tiberina 3-bis chiusa da 20 anni".

I sindacati chiedono che le risorse stanziate vengano spese "presto e bene, per tutte le grandi e piccole opere necessarie a creare occupazione e rilanciare il Paese. Serve una politica industriale per far ripartire l’edilizia, la filiera dei materiali (cemento, laterizi, lapidei, legno) e dell’arredo. Servono strumenti finanziari ad hoc, anche con il protagonismo di Cassa Depositi e Prestiti, che favoriscano investimenti immediati e a medio termine, per rilanciare le grandi aziende dei nostri settori e quindi tutto un indotto di piccole e medie imprese, anche artigiane".

"Ad Arezzo su 26 ponti monitorati, 12 sono inseriti in categoria ‘urgente’ (la più alta) per gli interventi e 14 in categoria ‘alta’ (definita medio alta nella classifica). Di questi, solo 1 è inserito nella programmazione finanziaria dell’Ente per il 2018 e 2 per il 2019, mentre i rimanenti 9 permangono senza copertura. Per questi interventi, la Provincia di Arezzo ha calcolato un fabbisogno di 6 milioni e 250mila euro. Sono invece 35 i ponti che l’ente provinciale deve ancora monitorare, di questi, 30 rientrano nella categoria ‘urgente’ e 5 in quella ‘alta’, e gli interventi richiesti ammontano a 1,4 milioni di euro. Vorremmo essere aggiornati - affermano Pagliantini, Pittarello e Colangelo - sul reale stato delle opere, per evitare che ancora una volta la magistratura prevenga ciò che dovrebbe prevenire lo Stato".

Un altro settore d'intervento è rappresentato dalla scuola:

"Arezzo è con Pistoia la prima provincia in Italia per il fabbisogno di monitoraggi sul grado di vulnerabilità sismica degli edifici scolastici toscani. Il  MIUR conferma che sono 50 gli edifici aretini da monitorare. I finanziamenti sono disponibili solo per 29 di essi".

Il 15 marzo i lavoratori edili saranno quindi in piazza a Roma per chiedere al governo di "liberare risorse per i lavori, le strade, le scuole, per far ripartire un settore che per definizione costruisce progresso e lavoro, e che permetterebbe di risollevare le sorti della nostra debole economia. Per questo chiediamo anche alle amministrazioni, che con tante difficoltà ogni giorno mettono in relazione i tagli del governo centrale con i bisogni dei cittadini, di sostenerci nella manifestazione".

Lo scioperò si terrà venerdì prossimo 15 marzo per le 8 ore di lavoro. La manifestazione tornerà ad essere nazionale, dopo molto tempo, con un presidio in piazza del Popolo a Roma, al quale parteciperanno anche numerosi aretini. L'invito dei sindacati è chiaro: "basta perdere tempo" . A livello nazionale e locale. 

edili sciopero 1-2

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