Abiti, cibo e pelletterie. Tre aretini su dieci acquistano prodotti contraffatti, anche farmaci

Dall’indagine su contraffazione e abusivismo realizzata da Confcommercio e Format Research emerge che il 32,1% degli aretini acquista consapevolmente prodotti contraffatti, soprattutto abbigliamento (47%)

Tre aretini su dieci, e per la precisione il 32,1% di loro, ammettono di aver consapevolmente acquistato nel 2019 prodotti contraffatti, soprattutto abbigliamento (47%), alimentari (45%) e scarpe e calzature (31%), ma addirittura anche farmaci (sul web, +1,0% rispetto al resto d’Italia).

È quanto emerge dall’indagine realizzata da Confcommercio e Format Research per fare il punto sui fenomeni della contraffazione e dell’abusivismo, diffusa oggi nell’ambito della settima Giornata nazionale “Legalità ci piace”. Una iniziativa con cui l’associazione di categoria cerca di accendere i riflettori sul peso che illegalità ha sulle imprese e sui professionisti dei settori commercio, turismo e servizi.

In provincia di Arezzo Confcommercio ha celebrato la Giornata della legalità in Valdarno con un incontro dei suoi quadri dirigenziali delle delegazioni di Montevarchi e San Giovanni Valdarno, alla presenza dei presidenti di zona Federica Vannelli e Paolo Mantovani e della vicedirettrice provinciale Catiuscia Fei. La presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini era invece a Roma nella sede di Confcommercio nazionale insieme al presidente Carlo Sangalli, in virtù del suo incarico di delegata alla sicurezza e legalità per l’organizzazione di categoria.

Nel corso dell’incontro provinciale sono stati illustrati i risultati della ricerca nella macroarea del Centro, dove il dato sugli acquisti fake in Centro Italia è leggermente superiore a quello nazionale (30,5%).

Chi acquista illegale lo fa perché lo considera «un buon affare»  nel 78,8%, una percentuale superiore al dato nazionale che è del 68% e per motivazioni di natura economica (73% contro il 70% del dato Italia). Questo nonostante sia consapevole dei rischi che corre, in termini di sanzioni amministrative ma anche di pericoli per la salute e la sicurezza: la percentuale dei consumatori del centro che ritengono rischioso acquistare prodotti o servizi illegali è infatti superiore alla media nazionale (95% rispetto al 91,4%). L’identikit del consumatore «illegale» nell’aretino rivela che è in prevalenza donna (54,8%), dai 35 anni in su, ha un livello d’istruzione medio-basso (per il 49,9%), è soprattutto impiegato, pensionato o disoccupato (per il 72,4%).

E le imprese cosa ne pensano?

La ricerca di Confcommercio ha poi sondato la percezione delle imprese al riguardo dei fenomeni criminali. Il 61% se ne sente danneggiato. Tra quelli percepiti maggiormente in aumento ci sono l’abusivismo  che tocca il 46%, molto più elevato del dato nazionale del 34%, i furti con il 33,1%, leggermente più alto del dato nazionale del 29% e la contraffazione pari al 32%, poco inferiore al dato nazionale del 34,8%. La concorrenza sleale (57%, leggermente inferiore al dato Italia) e la riduzione dei ricavi (33,8%, leggermente inferiore al dato nazionale) sono gli effetti ritenuti più dannosi. Entrambe le percentuali sono leggermente inferiori al dato nazionale.

I taccheggi

Il 73,6% delle imprese del commercio al dettaglio è stato vittima almeno una volta in passato di un episodio di taccheggio. La percentuale è più elevata rispetto al dato nazionale del 69,3%. Le imprese del Centro che lamentano un aumento del fenomeno del taccheggio sono il 32%, percentuale decisamente superiore rispetto alla media nazionale del 24,1%. Il 45% degli esercizi commerciali si è dotato di misure anti-taccheggio (il dato è decisamente inferiore rispetto alla media nazionale del 55,8%), di cui il 38% di dispositivi anti-taccheggio e il 21% in formazione del personale.

“Quello che più colpisce è l’ancora scarsa percezione da parte dei consumatori che l’illegalità danneggia tutti perché erodendo i ricavi delle imprese frena lo sviluppo e l’occupazione. Dobbiamo promuovere l’educazione alla legalità fra i più giovani e nelle famiglie, perché questa battaglia diventi patrimonio comune”, ha detto la vicedirettrice della Confcommercio aretina Catiuscia Fei.

“Abusivismo e contraffazione non sono ‘peccati veniali’, ma vere e proprie piaghe che minano alle basi la nostra economia, sovvertono i principi della libera concorrenza, fiaccano gli imprenditori onesti che rispettano le leggi”, hanno aggiunto i presidenti delle delegazioni valdarnesi Vannelli e Mantovani, “non può passare la sensazione che l’onesta non paghi, per questo sosteniamo il delicato lavoro delle forze dell’ordine e ci mettiamo a loro disposizione perché la lotta ai reati di qualsiasi genere sia portata avanti con decisione”.

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