Martedì, 18 Maggio 2021
Economia

Primo Maggio. L'allarme per il caporalato ad Arezzo, non solo in agricoltura e la perdita di lavoro delle donne

Illegalità diffusa, mancanza di welfare che sostenga il lavoro femminile, forme di sfruttamento e di caporalato, infiltrazioni della malavita organizzata. Le tante facce del lavoro anche ad Arezzo

Immagine di repertorio

E' un Primo Maggio particolare, incastonato nel lungo periodo di Covid, diverso da quello del 2020 quando ancora si pensava che la pandemia sarebbe finita ben prima. Adesso il mondo del lavoro cerca di ripartire nonostante tutto e per qualcuno è un Primo Maggio al contrario in cui fare festa significa voler andare a lavorare, riaprire una mostra, un teatro, un cinema, come ad esempio l'Eden che proprio oggi inizia di nuovo ad accendere gli schermi per proiettare film.

Poi c'è il Primo Maggio dei lavoratori dei supermercati, della grande distribuzione alimentare. Quasi come i sanitari sono stati sul fronte a garantire le vendite indispensabili durante tutte le ondate di Covid e oggi non possono fare festa. L'ordinanza della Regione Toscana infatti non ha previsto la chiusura come tutti si aspettavano, ma l'apertura fino alle 13 di tutte le grandi strutture di vendita e di quelle con superficie di vendita superiore a 15.000 metri quadrati, e che potranno restare aperte tutto il giorno le medie strutture di vendita. "Ci spiace che il presidente della Regione abbia voluto augurare buon Primo Maggio al commercio con la deroga che non certo serve per far riprendere l'economia - dichiara in merito Alessandro Mugnai segretario generale della Cgil - Per questi lavoratori esposti un Primo Maggio di festa sarebbe stato un grande segnale di rispetto." "Avremmo voluto maggiore attenzione a questo settore lavorativo che è sempre stato aperto - fa eco Silvia Russo segretaria provinciale della Cisl di Arezzo - la chiusura a metà non accontenta nessuno."

Dei problemi del lavoro i sindacati si occupano quotidianamente e attraverso gli uffici vertenze e i delegati delle varie categorie hanno ben chiari in mente quali siano i problemi sui quali sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica. Su tutti la questione del lavoro femminile e quello dell'illegalità ormai ramificata anche nel territorio aretino.

L'illegalità diffusa, il caporalato non solo in agricoltura, anche ad Arezzo

"L'Italia si cura con il lavoro non è uno slogan banale - spiega Alessandro Mugnai della Cgil di Arezzo. Se nel lavoro privato le donne escono e perdono il posto, c'è una tendenza diversa nei servizi di cura alla persona, nella pubblica istruzione e nella sanità c'è maggiore impiego di donne. E' proprio il caso di dire che l'Italia si cura con la cura della persona intesa come istruzione dei giovani, cura degli anziani, salute pubblica che sono anche precetti costituzionali. Con l'incremento della cura alla persona curo l'occupazione femminile. Poi c'è il bisogno di cura di un territorio dal punto di vista della legalità. Ci sono stati forti incrementi di segnali di lavoro nero nei nostri uffici vertenze e di vero e proprio caporalato che si è sviluppato non solo nell'agricoltura. Ci sono segnali d'allarme ben circostanziati dentro impianti di lavoro fissi."

E come si muove il caporalato nelle aziende aretine? "Beh il meccanismo è chiaro - spiega Mugnai - sono impiegati lavoratori al nero e probabilmente irregolari nel territorio a fianco di dipendenti a contratto. Quando è il momento dello stipendio il lavoratore assunto riceve il normale accredito, ma va in banca e ne ritira una parte, ad esempio 500 euro e ne dà una metà a un lavoratore al nero e altre 250 euro ad un altro. Questo accade in sostanza."

Un fenomeno che si somma a quello della criminalità organizzata: "Servono seri provvedimenti e per questo noi chiediamo maggiore accortezza negli appalti, nei sub appalti e soprattutto negli affidamenti diretti, nelle smagliature di questi passaggi si insinua la criminialità organizzata composta sia da mafia che da camorra e ndrangheta. Queste ci sono già, sono già entrate, ci stiamo già convivendo." E il ruolo del sindacato? "Noi siamo pronti a dare importanti contributi." E la sicurezza nei luoghi di lavoro? "Dove c'è mancanza di legalità non ci può essere sicurezza, servono più controlli e questi non si possono fare in smart working."

Le donne si autoespellono dal lavoro se non c'è un welfare che le sostiene

silvia-russo-2 "In questo particolare Primo Maggio c'è in tutti un pensiero di speranza di poter lavorare, le persone vivono con la paura di perdere il posto quando arriverà la fine del blocco dei licenziamenti - spiega Silvia Russo della Cisl - poi ci sono i lavoratori fragili con contratti a tempo determinato che lo hanno già perso. C'è forte timore per quello che potrà accadere tra la riduzione del personale e le chiusure stesse delle aziende. Sul fronte del lavoro femminile si è assistito a vere e proprie autoespulsioni delle donne che di solito in famiglia sono quelle che hanno lo stipendio più basso e quindi sono quelle che si 'sacrificano più facilmente' per stare a casa con i figli."

Una condizione sociale, economica e anche spicologica che il Covid ha decisamente peggiorato e per recuperare il tempo perso ci sarà bisogno di grossi investimenti sul welfare. "Ad Arezzo - continua Silvia Russo - ci sono segnali proprio di questo tipo, avevamo il dato del lavoro femminile sopra la media, ma è decisamente sceso. Cosa serve? Investimenti negli asili e rimodulazione dei tempi di vita quotidiana di questi servizi ad esempio per sostenere il lavoro femminile."

L'appuntamento simbolo di oggi davanti alla Lem

Oggi l'appuntamento unitario dei sindacati per celebrare con significato questa ricorrenza è davanti alla Lem, l'azienda di Levane distrutta dalle fiamme alcune settimane fa e che si trova proprio accanto a quella di Valentino che è bruciata analogamente una settimana prima. "Le norme di sicurezza non ci consentono assembramenti ma nella logica di questo 1 maggio 2021 - dichiarato Cgil, Cisl e Uil - vogliamo essere di fronte a due aziende  oggi in difficoltà e con i lavoratori in cassa integrazione. Indipendentemente dall’esito delle indagini della magistratura sugli incendi che hanno colpito e fermato Valentino e LEM, oggi abbiamo qui un problema occupazionale che si lega alla situazione complessiva di una zona sulla quale è necessario riflettere con grande attenzione”.

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