Martedì, 22 Giugno 2021
Economia

Prada sorride: +4% di ricavi nel semestre. Ma spaventa l'instabilità cinese

Crescono i ricavi di Prada, anche se nubi d'incertezza si ingrossano ad oriente, esattamente sulla Cina, dove il gruppo di Patrizio Bertelli ha affondato profonde radici. Il momento - per il colosso che ha il cuore nel Valdarno aretino – è da...

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Crescono i ricavi di Prada, anche se nubi d'incertezza si ingrossano ad oriente, esattamente sulla Cina, dove il gruppo di Patrizio Bertelli ha affondato profonde radici. Il momento - per il colosso che ha il cuore nel Valdarno aretino - è da decifrare, con molti rischi e altrettante opportunità nello scacchiere mondiale del lusso.

La buone notizie

Qualche giorno fa sono stati diffusi i dati preliminari delle vendite del Gruppo Prada relative al primo semestre 2015. Dati provvisori che raccontano come, tra il 1° febbraio e il 31 luglio, i ricavi consolidati sono arrivati a 1 miliardo e 823 milioni, con un incremento del 4% rispetto allo stesso periodo del 2014. Un segno positivo registrato grazie alla rete distributiva (+8%), mentre la vendita all'ingrosso (che però incide molto meno) ha subito una flessione del 12%. La geografia di Prada

Bene il Vecchio Continente e il Giappone, male la Cina. Ecco il dettaglio: +12% di vendite a cambi correnti in Europa (+11% a tassi di cambio costanti) e +12% nell'impero del Sol Levante (ma solo +5% a tassi costanti). Bene, nel contesto europeo, pure l'Italia secondo il Sole 24 Ore. Nel Belpaese non sarebbe da sottovalutare l'impatto degli acquisti dato dai turisti. Il mercato dell'Asia e del Pacifico presenta invece un saldo negativo che è bilanciato soltanto dagli effetti positivi del cambio.

Le parole di Bertelli

"Le vendite del primo semestre del 2015 - ha detto l'amministratore delegato - riflettono un panorama economico e dei tassi di cambio che rimane piuttosto instabile con la perdurante debolezza dei mercati importanti come Hong Kong e Macao e l'incertezza che si profila su altri mercati asiatici. La nostra struttura di distribuzione, che ha raggiunto un' adeguata presenza globale, insieme con la nostra consapevolezza delle esigenze specifiche dei diversi mercati, ci ha permesso di compensare il calo delle vendite in Asia-Pacifico, grazie alla crescita dei mercati attualmente più dinamici come l'Europa e Giappone. Noi continueremo a dare la priorità alle misure destinate a sostenere la crescita a lungo termine concentrandosi sulla nostra tradizione manifatturiera e sull'innovazione". L'allarme Cina di Kepler-Cheuvreux

Intanto l'instabilità della Borsa cinese è stata analizzata da Kepler-Cheuvreux in relazione ai grandi marchi che potrebbero maggiormente risentire della svalutazione dello yuan. In cima alla lista dei big c'è Swatch, che realizza in Cina il 20% del suo fatturato, a ruota il gruppo Richemont (Cartier, Montblanc) e Prada col 15%. Tra gli altri italiani del lusso - ma a media capitalizzazione - ci sono Moncler e Tod's con il 13% e Ferragamo con l'11%. Cucinelli, secondo Kepler-Cheuvreux, realizza in Cina il 6% del fatturato.

@MattiaCialini

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