Venerdì, 23 Luglio 2021
Economia

La ripresa della Toscana è sotto le aspettative: solo +3%. L'Irpet: "Pesa anche la situazione di Arezzo"

La media italiana è superiore: 3,7%. La fotografia è quella scattata da Irpet (Istituto regionale di programmazione economica toscana), ne parla il direttore Nicola Sciclone

La produzione toscana resta cinque punti sotto il livello di aprile di due anni fa: tessile e abbigliamento addirittura del 26%. In sostanza il Pil cresce, ma solo del 3%. Mentre la media italiana è superiore: 3,7%. Pesa anche la situazione della provincia di Arezzo che, durante il Covid, ha accusato il colpo più di altre realtà territoriali. La fotografia è quella scattata da Irpet (Istituto regionale di programmazione economica toscana), ne parla il direttore Nicola Sciclone.

Toscana sotto la media

Nel 2021 il Pil della Toscana dovrebbe crescere del 3% contro il 3,7% della media italiana e il 4,2% di sviluppo previsto nel Centro Nord. A pesare è la mancata ripresa del turismo - spiega l'agenzia Dire - rinviata ormai all'anno prossimo a causa della persistenza dei vincoli imposti dalla pandemia. Sono queste le stime di Irpet presentate oggi dal direttore dell'istituto regionale di ricerche, Nicola Sciclone, nel corso di un webmeeting organizzato da Cgil per gettare uno sguardo sullo stato di salute dell'economia toscana. Nel triennio 2021-2023 il tasso di espansione cumulato sarà complessivamente dell'8,8%. Un dato che incorpora già i benefici del Recovery, stimati in 3,8 punti percentuali di crescita aggiuntiva, ma che pone di fronte a una realtà ben poco edificante: "Il messaggio di fondo - spiega Sciclone - è che cresciamo di 8,8 punti in tre anni, ma ne abbiamo persi più di 10 nel corso del 2020. Quindi in un triennio non recuperiamo quello che abbiamo perso. Consideriamo inoltre che siamo entrati in pandemia senza aver ancora recuperato la caduta del prodotto osservata a causa della recessione del 2009". Il quadro dell'economia toscana, in ogni caso, presenta sfumature all'orizzonte positive. Specialmente per la manifattura e la domanda estera, ovvero le esportazioni. Ad aprile, ad esempio, la produzione industriale secondo le stime di Irpet è rimbalzata del 95% rispetto al 2020 tormentato -come è noto- dal fermo produttivo associato al lockdown nazionale. Il tessile e l'abbigliamento ha registrato un balzo produttivo del 386%, scavalcato solo dalla fabbricazione di mezzi di trasporto in crescita del 408%. Una ripercussione virtuosa la si intravede nell'export, che ha messo a segno in Toscana un incremento del 14%, nettamente superiore alla media nazionale (+6%). Qualche criticità permane, come si intuisce confrontando il dato tendenziale dell'industria rispetto al 2019, l'ultimo anno pre-Covid.

Il blocco dei licenziamenti

La situazione, secondo Sciclone, giustifica il rinnovo del blocco dei licenziamenti. Misura che di per sé, a livello generale, nel 2020 per un verso ha scongiurato fino a 95mila interruzioni di rapporti di lavoro in Toscana, ma con una ripercussione negativa sulla produttività. Il Pil pro-capite - continua l'agenzia Dire - l'anno scorso è calato di 3.405 euro, ma addirittura di 6.035 euro per occupato. Del resto, evidenzia il direttore di Irpet, "il Pil è caduto di 10 punti, l'occupazione di un punto. Ovviamente da qualche parte i costi si scaricano". E questo apre anche una riflessione sull'impatto a medio-lungo termine del congelamento dell'occupazione... "Abbiamo evitato la crescita esponenziale dei licenziamenti - riconosce Sciclone - ma potremmo interpretare questo dato anche come disoccupazione nascosta dentro il sistema, specie se la crescita non sarà rapida e vigorosa a partire dai prossimi mesi". Da aprile e, in particolare modo, da maggio consumi e occupazione sono in risalita ma il colpo da riassorbire resta notevole. Soprattutto a Firenze, Livorno, Pisa, Arezzo le più danneggiate a causa della vocazione turistica o produttiva con una perdita di addetti stimata fra il 13 e il 15%, in larghissima parte congelata o nascosta dai provvedimenti adottati dal governo per contrastare le conseguenze sociali dell'emergenza sanitaria.

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