Cosa resta di Arezzo in Estra? Via Vestrini e Macrì senza funzioni esecutive

L'autosospensione del numero uno del gigante del gas e il mancato rinnovo dell'ex presidente del collegio dei sindaci revisori mettono in luce una situazione anomala, in cui il territorio di riferimento del secondo socio per quote (l'aretina Coingas) ha perso rilievo

Cosa ne è adesso del peso del territorio aretino in Estra? L'autosospensione del presidente Francesco Macrì e il mancato rinnovo dell'ex presidente del collegio dei revisori Athos Vestrini pongono una questione di sbilanciamento interno, con il ruolo di Arezzo che, formalmente salvaguardato dalla presidenza, nei fatti è ridotto dalla non-operatività delle sue deleghe, come comunicato ieri da Estra in una scarna nota.

I rapporti di forza in Estra

Estra, gestore del gas a controllo inteprovinciale, è nata dalla fusione di più territori: Arezzo, Siena, Prato. Nel board c'è anche la provincia di Ancona, pur se con quote minoritarie. Oggi la suddivisione del pacchetto è la seguente: Consiag (Prato) 39,5%, Coingas (Arezzo) 25,14%, Intesa (Siena) 25,14%, Viva Servizi (Ancona) 10%. Come ogni partecipata pubblica (Estra è partecipata di partecipate, in cui sono coinvolti vari comuni), le nomine dei vertici sono politiche. E ogni territorio, Siena e Prato di centrosinistra, Arezzo di centrodestra, esprime il proprio rappresentante: i patti parasociali prevedono la presidenza ad Arezzo (col centrosinistra, fino al 2016, c'è stato Roberto Banchetti del Pd, poi la scelta è ricaduta su Francesco Macrì esponente di Fratelli d'Italia), l'amministratore delegato a Siena (oggi è Alessandro Piazzi) e la direzione generale a Prato (il dg è Paolo Abati).

La nuova struttura governativa

Arezzo, fino a due settimane fa, poteva inoltre contare sulla presidenza del collegio dei sindaci revisori, nelle mani di Athos Vestrini (orbita centrosinistra), ma col rinnovo delle cariche, con Macrì rimasto in sella come presidente, lo slot aretino nell'organo di controllo è stato cancellato. La presidente del collegio è ora Rita Pelagotti di Firenze. Non solo, nel nuovo Cda trova il proprio spazio Ancona, con il consigliere delegato espressione di Viva Servizi Anna Scrosta. Ed è di Anconra pure un sindaco revisore come Michele Pietrucci. Completano la struttura di governo un altro consigliere delegato, Roberta De Francesco di Prato, e il sindaco revisore Alessandro Mannelli di Firenze.

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Una situazione ingessata

Come detto, ieri Macrì - nel corso dell'attesa assemblea dei soci di Estra - ha deciso di autosospendersi, senza dimettersi. Preserva l'incarico, ma lascerebbe le funzioni esecutive. Una mossa scaturita dall'inchiesta bis e dal nuovo avviso di garanzia ricevuto, dopo quello per l'inchiesta Coingas, e che riguarda direttamente l'attività in Estra. Stoppando così possibili richieste di passi indietro da parte del resto del Cda, anche se l'eventuale richiesta formale di dimissioni, visti gli accordi a monte tra le parti (ogni territorio ha libertà di decisione sulle nomine e gli altri avallano), non appare una strada così agevolmente percorribile. Tanto è vero che neppure i sindaci del Pd aretini, inizialmente, avevano chiesto le dimissioni di Macrì per l'inchiesta Coingas, bensì volevano la testa di Franco Scortecci - vertice di Coingas - "reo" secondo il centrosinistra di aver prolungato l'incarico di Macrì di tre anni e non di uno soltanto. D'altronde a settembre si vota e se il Comune di Arezzo tornasse in mano al Pd, il presidente di Estra potrebbe essere espresso dai dem. In una situazione così fortemente ingessata, resta il dato di fatto: Arezzo si ritrova con un quarto delle quote del gigante Estra ma non ha funzioni esecutive. E ora neppure la presidenza di un organo di controllo.

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