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Luca Parrini,

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Oreficeria: l’export aretino crolla del 30%. Parrini: "Crisi gravissima"

L’analisi della Federazione orafi di Confartigianato sulla domanda mondiale di gioielleria e sul netto calo degli acquisti

Una crisi gravissima come non se ne vedevano da 10 anni. Il comparto dell'oreficeria e gioielleria aretino, secondo i calcoli della Confartigianato sta vivendo un momento difficilissimo dove, ad essere andato in fumo è molto più che qualche punto percentuale sull'export.

“Per effetto dell’emergenza sanitaria e della sospensione delle attività produttive e commerciali - spiega Luca Parrini, presidente nazionale di Confartigianato orafi - la domanda mondiale di gioielleria nel corso del 2020 ha toccato il livello più basso registrato degli ultimi 10 anni, con una contrazione di circa 34 punti percentuali in termini di volumi fisici rispetto all’anno precedente. La riduzione dei consumi di gioielleria nei principali paesi del mondo come purtroppo ci attendevamo, ha avuto forti ripercussioni anche sulle esportazioni delle nostre imprese manifatturiere”.

Secondo i dati Istat, forniti dalla Camera di Commercio di Arezzo e Siena, l’export italiano di settore ha registrato nell’ultimo anno un calo del 30%. Si tratta di un dato espresso in termini di valori monetari, “che risultano fortemente influenzati dalle variazioni delle quotazioni del metallo prezioso – fa notare Luca Parrini - Quindi il calo dell’export, se misurato in termini quantitativi, sarebbe stato ancor più marcato".

Ad Arezzo la forte dipendenza dai mercati dei paesi arabi e da Hong Kong è un aspetto che, secondo il coordinatore della federazione orafi di Confartigianato Arezzo, Paolo Frusone in questo momento incide in negativo. "Le aziende aretine - spiega - fanno registrare un calo del fatturato estero del 29%. Il totale dell’export provinciale passa così dai 2 miliardi e 133 milioni del 2019 al 1 miliardo e 513 milioni di euro nel 2020. Ad Arezzo, come in tutti i distretti produttivi, si assiste ad una vistosa redistribuzione delle vendite a favore dei paesi con maggior propensione all’utilizzo delle tecnologie digitali. Nel dettaglio il mercato degli Emirati Arabi Uniti ha subito in un anno una contrazione del -46% e passa dal 26% al 20% del totale del nostro export provinciale. Al contrario rimangono stabili in valore assoluto le vendite verso gli Stati Uniti che in tal modo passano in un anno dal 10% al 14 % del totale del nostro fatturato estero di settore. A livello nazionale la flessione più consistente si registra nel distretto della gioielleria di Valenza Po, con un calo del -44% del fatturato estero, passato da 2 miliardi e 89 milioni di euro del 2019 ad 1 miliardo e 166 milioni di euro nel 2020. Migliore la performance del distretto orafo di Vicenza che, concentrando gran parte delle sue vendite nei mercati maturi degli Stati Uniti e dell’Unione europea, ferma la flessione dell’export di gioielleria al -21% rispetto al 2019. Le vendite all’estero dell’oreficeria vicentina si attestano così su un valore di 1 miliardo e 89 milioni di euro”.

“Nella flessione dei consumi di gioielleria –  spiega poi di nuovo il presidente Parrini, analizzando lo scenario complessivo - ha giocato un ruolo importante anche la crescita del 24% del prezzo dell’oro, fattore che ha ulteriormente scoraggiato gli acquisti. Il clima di grande incertezza presente sui mercati finanziari nel periodo della pandemia ha infatti spinto verso l’alto le quotazioni medie del metallo prezioso, passate da 1.245 euro al grammo nel 2019 a 1.549 euro al grammo nel 2020, tanto che, in linea con gli altri paesi europei anche il nostro mercato interno ha sperimentato una contrazione dei consumi di gioielleria a due cifre (-21%)”.

Secondo quanto comunicato dal World Gold Council, tutti i principali mercati di destinazione dell’export italiano di gioielleria hanno subìto un calo notevole nelle vendite: i cali più vistosi sono stati registrati nei mercati di Hong Kong -60%, Emirati Arabi Uniti -37%,Turchia -29%, Gran Bretagna -28%, Russia -25%.  Minore, invece il calo negli Stati Uniti -10%, in Giappone -19% e nei Paesi europei (Francia -15%, Germania -15%, Spagna -22%) dove sicuramente un ruolo importante lo ha giocato il canale del commercio elettronico e delle vendite televisive.

“In questi Paesi – conclude quindi Frusone -  la diffusione dell’utilizzo delle nuove tecnologie digitali è riuscita parzialmente a compensare la contrazione delle vendite delle gioiellerie, determinata dalle restrizioni imposte dalla pandemia sugli spostamenti nello spazio fisico”.

EXPORT 2020-2

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