Oreficeria, 8mila richieste di cassa integrazione e fatturati a picco. Gli imprenditori: "Il decreto rilancio va cambiato"

Tra le richieste presentate c'è anche quella che riguarda la possibilità di emendare l'articolo del decreto rilancio che consente l’accesso ai contributi a fondo perduto anche alle aziende con fatturato superiore ai 5 milioni

“Se il decreto si chiama rilancio, dovrà essere di rilancio per tutti, anche per le aziende del settore orafo”. Le parole sono quelle della presidente aretina di Federorafi Confindustria Toscana del sud, Giordana Giordini. In seguito all'emergenza Covid e alle restrizioni che hanno portato alla chiusura delle frontiere, oltre a quella delle imprese, il settore della gioielleria e oreficeria ha accusato un colpo ancora più duro e pesante di altre realtà economiche. E' proprio su questi aspetti che è tornato ad insistere il dibattito locale. Nella giornata di ieri, l'intero mondo dell'imprenditoria locale orafa, rappresentato dalla Consulta, si è confrontato con parlamentari e amministratori locali chiedendo interventi rapidi ed efficaci a sostegno di un comparto che conta, nel solo territorio di Arezzo, migliaia di lavoratori.

“In questi giorni - spiega la presidente Giordana Giordini, portavoce anche della Consulta Orafa - abbiamo incontrato per ben 2 volte i parlamentari di riferimento del territorio di maggioranza e opposizione, presentando loro 6 proposte di interesse del settore di potenziale immediata adozione all’interno dei diversi decreti in approvazione per affrontare l’emergenza economica, a partire dal decreto rilancio. Insieme al direttore di Federorafi Stefano De Pascale abbiamo illustrato nel dettaglio i punti che consideriamo fondamentali per la tutela di un settore strategico del nostro territorio".

Tra le richieste presentate c'è anche quella che riguarda la possibilità di emendare l'articolo del decreto rilancio che consente l’accesso ai contributi a fondo perduto anche alle aziende con fatturato superiore ai 5 milioni. "Se consideriamo che il valore della materia prima incide mediamente per circa l’85% del fatturato - prosegue Giordini - senza questa correzione praticamente nessuna azienda del settore orafo avrebbe la possibilità di accedere ai contributi a fondo perduto previsti dal Decreto. Abbiamo poi richiesto la moratoria degli interessi sul prestito d’uso per la materia prima (che ovviamente, a causa del blocco del mercato, non stiamo utilizzando) e delle rate di rimborso dei finanziamenti che avevamo attivato per i programmi di investimento (almeno per la parte capitale). Non dimentichiamoci poi che nonostante le nostre attività abbiano subito un blocco praticamente totale, ci viene comunque richiesto di pagare regolarmente tutte le imposte". Ed è proprio sull'assenza di proroghe per il pagamento di Ires e Irpef (saldo 2019 e acconto 2020) e mancata riduzione delle imposte locali che gli orafi aretini sostengono di aver "chiesto una proroga dei versamenti relativi al saldo 2019, una riduzione per gli acconti del 2020 e una revisione radicale dei criteri di imposizione delle imposte locali".

Il settore orafo argentiero costituisce, con oltre 8.500 aziende e 32.000 addetti, uno dei comparti manifatturieri d'eccellenza del Made in ltaly. Nei distretti principali - Arezzo, Vicenza e Alessandria - si concentra quasi un terzo delle imprese nazionali e la metà degli addetti. Le esportazioni complessive si attestano a oltre 7 miliardi di euro di contro valore con un'incidenza sul totale dell'export nazionale pari all'1,5 per cento. In particolare il distretto di Arezzo, con 1.202 aziende, 7.964 addetti e 4 miliardi di export è il più importante a livello nazionale. Le stime di Federorafi - Centro Italiano della Moda sugli effetti provocati dalla pandemia indicano un dimezzamento del fatturato nel primo trimestre 2020, nonostante le buone performance registrate fino a metà febbraio. Andamenti maggiormente negativi sono attesi per i prossimi mesi a causa soprattutto della mancanza di ordini esteri e delle prospettive sfavorevoli di breve e medio termine anche in relazione a possibili nuovi ondate di contagi. A tali criticità si aggiungono le problematiche legate alle oscillazioni del prezzo dell'oro, che creano incertezza nei grandi acquirenti, inducendoli a rinviare gli acquisti in attesa di valutazioni più convenienti. Alla data del 7 giugno scorso sono 8.113 le domande di cassa integrazione in deroga per Covid-19 presentate nella provincia di Arezzo.Uno scenario drammatico e per il quale sono proprio le imprese a richiedere interventi specifici e mirati. In questo senso, gli ultimi due punti del documento consegnato ai parlamentari riguardano l’estensione del regime Iva di “reverse charge” a tutta la filiera di produzione e commercializzazione del gioiello. "Questo - prosegue ancora Giordini - risolverebbe molti problemi interpretativi e ponendo ostacoli alle frodi fiscali e la previsione della possibilità di rivalutazione delle rimanenze di magazzino. Nel settore orafo ci sono infatti molte aziende virtuose che hanno magazzini di proprietà molto importanti, con una plusvalenza teorica notevoleCi ha fatto piacere constatare il grande impegno che c’è stato da parte di tutti, a partire dal presidente della Camera di Commercio Massimo Guasconi, per organizzare questo tavolo che definirei strategico per la sopravvivenza del settore. I parlamentari presenti (Susanna Cenni, Luca Migliorino, Stefano Mugnai, Tiziana Nisini e Pier Carlo Padoan) si sono impegnati a riferire al più presto in parlamento e a rendere strutturale questo tavolo, che sarà un prezioso canale di dialogo e confronto per il comparto orafo della nostra provincia. Mi preme infine sottolineare che fondamentale è stata la proattività della Regione Toscana con la presenza della vice presidente del consiglio regionale Lucia de Robertis e dell’assessore Vincenzo Ceccarelli. Grazie a loro e all’assessore Stefano Ciuoffo proprio ieri sera è stata approvata una mozione in merito alle iniziative di sostegno al settore orafo della provincia di Arezzo per favorire la ripresa dopo l’emergenza Covid-19. L’atto impegna la giunta a rappresentare a governo e parlamento la necessità di una modifica del decreto rilancio, di una rapida ratifica della convenzione sul controllo e la marchiatura degli oggetti in metalli preziosi, meglio conosciuta come ‘Convenzione di Vienna’ e ad attivare un tavolo tecnico per il settore orafo in attuazione delle disposizioni in materia di economia circolare e per la gestione dei rifiuti previste dalla normativa regionale”.

Il parlamentari scrivono ai ministri

Un confronto, quello svoltosi ieri in Camera di Commercio, che ha portato i parlamentari toscani Susanna Cenni, Felice Maurizio D’Ettore, Luca Migliorino, Stefano Mugnai, Tiziana Nisini, Piercarlo Padoan, Maria Elena Boschi, Cosimo Maria Ferri, Chiara Gagnarli, Tommaso Nannicini, Riccardo Nencini, Manfredi Potenti, Alessia Rotta e Elisabetta Ripani a scrivere una lettera indirizzata ai ministri dello sviluppo economico e quello di economia e finanze. "I rappresentanti del settore da noi incontrati - si legge nella lettera dei parlamentari - hanno espresso la necessità di garantire alle imprese del settore la liquidità indispensabile per sostenere la continuità produttiva ed occupazionale, anche attraverso provvedimenti ad hoc che prevedano la notevole incidenza del costo della materia prima nei fatturati delle imprese. Segnaliamo anche che il 5 settembre 2018 il nostro paese è stato ammesso alla Convenzione sul Controllo e la Marchiatura degli Oggetti in Metalli Preziosi ("Convenzione di Vienna"): un trattato che ha lo scopo di "facilitare il commercio internazionale degli oggetti in metalli preziosi, garantendo, nel contempo, un'adeguata tutela del consumatore". Ad oggi le nazioni che hanno aderito a tale trattato sono: Austria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, I Irlanda, Israele, Lettonia, Lituania, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Svizzera e Ungheria. La convenzione però ad oggi non è stata ancora ratificata dall'Italia. Questi ritardi non consentono quindi alle nostre aziende di utilizzare le agevolazioni previste: come ad esempio la libera circolazione di gioielli marchiati secondo le procedure della convenzione stessa all'interno dei paesi aderenti.  Per discutere di questi problemi relativi al settore, della necessità di risposte, alcune immediate, altre più di prospettiva, chiediamo al Governo di volere attivare con urgenza  un tavolo nazionale di confronto per individuare le misure necessarie per rilanciare e tutelare l'attività di un settore strategico per numerosi territori e vanto del Made in Italy nel mondo. Chiediamo inoltre di valutare la previsione di misure ad hoc per il settore eventualmente anche con riguardo alla introduzione di norme emendative nell’ambito del decreto rilancio". 

L'intervento della Camera di Commercio di Arezzo Siena

Il presidente Massimo Guasconi ed il segretario generale Marco Randellini intendono pubblicamente ringraziare i parlamentari eletti o residenti nel territorio dell’ente camerale che hanno condiviso le preoccupazioni ed accolto le richieste provenienti dal sistema orafo aretino. Gli undici rappresentanti della Camera dei Deputati ed i tre Senatori, alcuni dei quali hanno anche portato il loro contributo di idee e di proposte nel corso di due webinar di confronto promossi dalla Camera di Commercio e dalla consulta provinciale orafa, hanno infatti sottoscritto congiuntamente un documento indirizzato al ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli e al ministro dell’economia e delle Finanze  Roberto Gualtieri.

Il documento richiede, ai due rappresentanti del governo, una serie di interventi a tutela del comparto nazionale della gioielleria ed oreficeria ad iniziare dalla convocazione di un tavolo nazionale deputato alla individuazione degli interventi più  urgenti  a sostegno di uno dei settori che ha maggiormente risentito delle conseguenze economiche derivanti dall’emergenza Covid 19. I firmatari, appartenenti sia alla maggioranza che all’opposizione parlamentare, hanno inoltre fatto proprie le proposte avanzate congiuntamente da ente camerale e consulta orafa per la modifica dell’art. 25 del decreto legge rilancio e per una rapida ratifica da parte italiana della Convenzione di Vienna che permette una più facile commercializzazione internazionale delle produzioni in metalli preziosi.

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"Come ente camerale siamo impegnati a coinvolgere le Camere di Commercio di Alessandria e Vicenza nel sostegno a proposte ed interventi, come quello dei nostri parlamentari, di cui potrà beneficiare  l’intero sistema italiano della gioielleria ed oreficeria. Un sentito  ringraziamento  va anche alla consulta orafa provinciale ed a tutti i rappresentanti istituzionali della Regione, della Provincia e del Comune di Arezzo impegnati a sostegno di un settore così strategico per l’economia della provincia e che stanno anch’essi operando per sensibilizzare  i pari livelli istituzionali degli altri distretti orafi italiani".

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