Produzione ferma e orafi che richiudono. Giordini: "Mesi con fatturato a zero e dipendenti senza cassa. E' drammatico"

Dalla Consulta orafa è partita la richiesta di sostegno al sottosegretario Di Stefano per agevolare buyer e fiere orafe, quando riprenderanno, e per l'accesso ai finanziamenti a fondo perduto. Senza considerare il costo dell'oro che è alle stelle

Giordana Giordini presidente della sezione orafi di Confindustria Toscana Sud

Aziende aperte, ma con pochissimo personale. Alcune hanno richiuso dopo aver terminato gli ordini che erano rimasti sul bancone quando era scattato il lockdown. "La produzione orafa non è ricominciata - conferma Giordana Giordini presidente della sezione orafi di Confindustria Toscana Sud -. Non ci sono collegamenti aerei che possano mettere in contatto clienti e merci, le dogane sono in parte chiuse, è una situazione molto preoccupante."

Se il 4 maggio era stato salutato con speranza, con il motore del manifatturiero che si rimetteva in moto dopo aver adeguato le aziende e gli stabilimenti alle linee guida per la sicurezza, sono bastati pochi giorni per vedere con i propri occhi e toccare con mano quanto questi due mesi di chiusura abbiano stroncato i flussi economici delle imprese aretine. E quanto lento e faticoso sia il cammino del distretto orafo in questa fase 2.

"Già i dati del primo trimestre annunciano un calo di fatturato del 42%, ma il conto della crisi vera deve ancora arrivare basti pensare che il dato di aprile, in termini assoluti, sarà pari a zero e qualche briciola in più si avrà in quello di maggio."

Niente fiere in vista, Oroarezzo è stata definitivamente rinviata al 2021, scambi commerciali bloccati, prezzo del metallo prezioso alle stelle. Queste le condizioni in cui versa il settore. "Una crisi così drammatica non si è mai vista, se le rotte aeree riapriranno a luglio, avremo anche giugno con fatturato quasi a zero. E intanto i costi avanzano, fra tutti quello assicurativo sul quale incide il costo della materia prima che è molto alto."

Con il settore orafo a risentirne è un'intera comunità: "La città con i suoi 8mila addetti e le loro famiglie devono affrontare una situazione difficile, un colpo molto duro da attutire e noi imprenditori siamo in ginocchio, bloccati in tutte le direzioni."

Le misure del governo, alcune utili alla causa, si sono rivelate troppo lente da mettere in pratica: "Non sono critica a prescindere, non è questo il momento. Il governo ha messo risorse nelle cassa integrazioni con 14 settimane a disposizione, bene, ma i soldi ai lavoratori non stanno arrivando. Chi ha potuto, come noi, ha anticipato la cassa ai propri dipendenti, perché non è possibile lasciarli senza stipendio per 2 o 3 mesi. La possibilità di chiedere finanziamenti bancari ha altri tipi di problemi, non tutti sono in grado di averli ed è discutibile il fatto che debbano essere restituiti in sei anni, troppo poco tempo per le ingenti cifre di cui avremmo bisogno."

Da parte della consulta orafa di Arezzo, alcune richieste sono state sottoposte direttamente al sottosegretario al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale Manlio Di Stefano: "Abbiamo sottoposto la problematica dei finanziamenti a fondo perduto ai quali possono accedere imprese che hanno fatturati sotto i 5milioni di euro, abbiamo chiesto che sia calcolato al netto della materia prima visto che proprio il prezzo dell'oro è alle stelle. Abbiamo chiesto che i finanziamenti a fondo perduto per le fiere internazionali possano comprendere anche le due edizioni della Fiera di Vicenza e quella di Oroarezzo, un modo per sostenere l'arrivo di buyer agli appuntamenti più importanti per il settore, quando riapriranno."

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