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Economia San Leo / Via Fiorentina

Antonio Zucchi: il primo figlio della Unoaerre. L'oro, l'industria e il brand che lanciò Arezzo nel mondo

Dal 1995 al 1999 è stato presidente di Confidustria Arezzo. Fabrizio Bernini: "Uomo di grande spessore che non amava mettersi in mostra nonostante i grandi successi raggiunti"

Con lui se ne è andato un enorme pezzo di storia. Antonio Zucchi per la tutta la città era il volto del boom economico, l’uomo che riuscì nell’impresa, colui che fece della UnoAerre un diamante dell’imprenditoria made in Italy. Il mondo dell’industria si è stretto al cordoglio della famiglia Zucchi nel piangere la scomparsa di chi, insieme a Vittorio Gori, diede nuova forma al comparto. Insignito della carica di commendatore della Repubblica, è stato dal 1994 al 1999 presidente dell’associazione industriali aretini e durante i suoi anni di mandato vennero messi a a punto interventi e investimenti utili allo sviluppo tecnologico, alla valorizzazione delle risorse umane, ai servizi alla produzione, alle diffusione della cultura economica e dell'università. “A questo proposito - fanno sapere dall’associazione degli industriali - si ricordano le iniziative di animazione economica e diversificazione produttiva rivolte a sostenere operatori economici aretini o esterni alla provincia che intendevano effettuare investimenti ad Arezzo. Numerose furono le convenzioni stilate con il sistema bancario e i collegamenti funzionali con strutture di ricerca e di sviluppo tecnologico. Stretto e continuo fu il dialogo con il sistema scolastico e l’università, fino alla collaborazione per la realizzazione ad Arezzo del Polo Universitario. La presidenza Zucchi è ricordata anche per l’attenzione che aveva per l’imprenditoria femminile quando volle costituire il Comitato Impresa Donna". Dal 2005 al 2011 è stato anche presidente di Federorafi mentre nel 1995 ha ricoperto il ruolo di vice presidente regionale di Confindustria e componente nazionale della giunta degli industriali. Nel 1997 è stato scelto come consigliere della Camera di Commercio di Arezzo in rappresentanza del settore industriale aretino.

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Il cordoglio di Confindustria Toscana sud

“La scomparsa di Antonio Zucchi ci addolora profondamente – dice Fabrizio Bernini, presidente Confindustria Toscana sud – era un uomo di grande spessore, sia professionale che umano, che non amava mettersi in mostra nonostante i grandi successi raggiunti. Ha fatto conoscere al mondo la bella oreficeria italiana, contribuendo a dare ad Arezzo una dimensione internazionale. Al tempo stesso, e sempre in maniera molto discreta, non si è mai dimenticato della sua città, promuovendo e sostenendo numerose iniziative nei campi più diversi, dal culturale al sociale, che testimoniano l’attenzione e l’impegno che lo hanno sempre caratterizzato. Ci uniamo al dolore della moglie Carla e dei figli Gianluca e Marco che, come il padre, hanno rivestito e tuttora rivestono cariche direttive all’interno di Confindustria Toscana Sud”.

Dal laboratorio in via di Seteria al grande boom economico

La Gori e Zucchi nacque nel cuore del centro storico di Arezzo: era il 15 marzo 1926 quando i signori Leopoldo Gori e Carlo Zucchi costituirono fra loro una società in nome collettivo avente per oggetto la fabbricazione e il commercio di oggetti di oreficeria. Leopoldo, senese di nascita, avviò la sua attività di recupero di residui orafi nel 1913 nella sua città natale. Carlo invece ereditò dal padre la bottega dove produceva fedi nuziali ed altri piccoli oggetti di oreficeria. Nel 1935 entrò in vigore la legge sui marchi di identificazione delle aziende orafe. La Gori e Zucchi, che allora era l’unica industria di Arezzo, ricevette il marchio Uno A Erre. La Gori & Zucchi fu gravemente danneggiata nel gennaio del 1943 quando lo stabilimento venne distrutto dai bombardamenti. Alla fine del secondo conflitto mondiale, la ditta venne spostata in via Vittorio Veneto nei locali di un ex biscottificio arrivando ad ospitare 150 impiegati. A metà degli anni ’50 gli operai erano 500 e venne avviata la produzione di gioielleria con i diamanti. Il 10 aprile del 1961 il vice presidente della Camera dei deputati, Brunetto Bucciarelli Ducci, pose la prima pietra del nuovo stabilimento di quella che lui stesso definì “l’industria orafa più importante del settore in Italia e in Europa”. Il 18 novembre del 1966, l’allora ministro dell’industria e del commercio Giulio Andreotti inaugurò il nuovo stabilimento di via Fiorentina: 60mila metri quadrati con oltre 1.500 dipendenti. A partire dagli anni settanta, Unoaerre cominciò ad attuare un processo di decentramento delle proprie attività. Dal reparto progettazione e costruzione di macchinari nacquero la M.G.Z. e la Chimet per il recupero dei residui dei metalli. Nel 1978 fu fondato a Firenze “L’Atelier di arte orafa Gori e Zucchi” dove venivano promossi convegni. Questa iniziativa, come quella che fu intrapresa tra il 1964 e il 1970 dal “Consorzio Internazionale per la medaglia e la targhetta d’arte” e l’avvalersi di artisti di fama internazionale, ha permesso all’azienda di essere conosciuta in tutto il mondo. Ma è negli anni ’80 che l'impresa visse il suo periodo d'oro riuscendo ad imporsi nel panorama imprenditoriale internazionale. Il declino è invece arrivato nel 1999 quando l’azienda venne ceduta al fondo Morgan Grenfell Deutsche Bank. Le famiglie Gori e Zucchi, in vista dello sbarco in Borsa, siglarono l’accordo convinte di fare la cosa giusta. Una scelta che risultò quanto meno disastrosa tanto che gli Zucchi, con grande sforzo, dovettero correre ai ripari e riacquisire l’azienda per evitarne la chiusura definitiva. Nonostante tutto nel 2010 la Unoaerre venne messa in liquidazione. Nel 2012 è stato Sergio Squarcialupi, fondatore di Chimet, a scegliere di acquistare il marchio spostando maestranze e produzione nell’attuale stabilimento di San Zeno.

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