Moda e oro d'Arezzo, crollo dell'export già a marzo. Monitor distretti: "Futuro incerto per timori di nuova ondata"

Sono arrivati i dati del Monitor dei Distretti della Toscana sul primo trimestre 2020 curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. Arezzo: pelle e calzature -26,5%, oro -15,6%, tessile e abbigliamento -17,8%

Sono arrivati i dati del Monitor dei Distretti della Toscana, realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, relativi ai risultati di commercio internazionale del primo trimestre 2020, che permettono anche di valutare i primi effetti per l'economia - per settore e territorio - delle misure di contenimento attuate nell’ultima parte di marzo per contrastare la diffusione del Covid-19. In particolare, per Arezzo, pelle e calzature (-26,5%), oro (-15,6%), tessile e abbigliamento (-17,8%).

I dati regionali

Complessivamente - spiega la nota del Monitor - nel primo trimestre 2020 la Toscana è riuscita a replicare il valore di esportazioni del 2019: nel periodo gennaio-marzo le vendite all’estero anche extra-distrettuali sono state pari a 10 miliardi di euro (+0,3%) e collocano la Toscana come quinta regione italiana per export realizzato, con un risultato migliore della media nazionale (-1,9%). Restringendo il perimetro alle sole specializzazioni distrettuali e ai poli tecnologici - che hanno conseguito 5,1 miliardi di esportazioni, in calo del -3,6% - il dato della Toscana non registra differenze significative rispetto alla media nazionale, che è stata del -3,0%. Se però si estrapolano i risultati dei poli farmaceutici e biomedicale, emerge il divario tra l’export dei distretti tradizionali toscani e quello nazionale: nel periodo gennaio-marzo le esportazioni sono state pari a 4,1 miliardi di euro, con una perdita di 550 milioni rispetto al primo trimestre 2019 (-11,8% contro -6,8% della media italiana), che si spiega anche con la specializzazione produttiva dei distretti toscani.

I settori critici

I principali settori produttivi distrettuali hanno infatti registrato un peggioramento nelle esportazioni, come la filiera della pelle (-23%), l’oreficeria (-14%), il tessile (-11%) con eccezioni nell’abbigliamento (+2%), nell’agro-alimentare (+3%) e nei prodotti in carta (+7%). La più intensa specializzazione toscana nel sistema moda, maggiormente colpito dalle misure di chiusura, insieme ad un andamento particolarmente positivo nel 2019 (+15,1%), può inoltre aver determinato un effetto “rimbalzo” nell’analisi tendenziale. A livello regionale un forte sostegno alle esportazioni è connesso alla metallurgia (+66%) e in particolare alla produzione di metalli di base preziosi, legato alla filiera dell’oreficeria, ma non rilevante nel monitoraggio dei distretti e probabilmente collegato a una domanda di beni rifugio durante le fasi di maggiore incertezza del ciclo.

Chi ha migliorato

In un contesto estremamente difficile, va tuttavia segnalato come sette distretti tra i venti monitorati hanno realizzato una crescita o hanno almeno confermato il valore di esportazioni del primo trimestre 2019. In particolare è significativo osservare come tra i distretti con i risultati migliori si distinguono proprio le realtà non interessate dalle misure di contenimento come i distretti della filiera agro-alimentare con i Vini dei colli fiorentini e senesi (+13%) e l’Olio toscano (+4,5%) e i distretti del cartario sia con il distretto del Cartario di Lucca (+8,4%), sia con la produzione di Macchine per cartiera (+27,6%) che, oltre a non essere stati compresi nell’elenco delle attività sospese, sono stati interessati da un incremento di domanda.

Disastro sistema moda

Unico distretto del sistema moda che ha incrementato il valore delle esportazioni è l’Abbigliamento di Empoli (+5,6%), mentre sono rimasti sostanzialmente stabili i distretti della Ceramica di Sesto Fiorentino (+2,1%) e le Macchine per l’industria tessile di Prato (+0,5%). Gli altri distretti hanno registrato un calo rispetto al 2019; in particolare è proprio il comparto della pelletteria e calzature che ha registrato le perdite maggiori con la Pelletteria e calzature di Firenze (-22,8%), le Calzature di Lamporecchio (-63,2%), la Concia e calzature di S. Croce (-15,1%), la Pelletteria e calzature di Arezzo (-26,5%) e le Calzature di Lucca (-32,0%). Si segnalano inoltre, tra i settori maggiormente colpiti, l’Oreficeria di Arezzo (-15,6%) e il Florovivaismo di Pistoia (-20,4%). Nel comparto del tessile e abbigliamento si sono osservate riduzioni percentuali sempre significative, ma leggermente più contenute nel Tessile e abbigliamento di Prato (-5,3%) e nel Tessile e abbigliamento di Arezzo (-17,8%).

Le destinazioni

Tra i principali mercati di destinazione dei distretti tradizionali, la flessione più marcata si è registrata nelle esportazioni verso la Svizzera (-24,8%): questo dato risulta sicuramente influenzato dal trend registrato nel 2019, anno nel quale le esportazioni verso il mercato elvetico erano più che raddoppiate, e potrebbe risentire quindi anche di un fisiologico rimbalzo rispetto ai livelli eccezionalmente alti dello scorso anno. Penalizzate inoltre le esportazioni verso i mercati asiatici: Cina (-37,2%) e Hong Kong (-36,6%), che sono stati interessati da inizio anno dalla diffusione del contagio e dalle politiche restrittive. Si confermano invece positivi gli andamenti verso la Francia (+7,3%,), grazie alle macchine per cartiera e alla Pelletteria e calzature di Firenze, e gli Stati Uniti (+1,4%) che hanno beneficiato della tenuta del distretto dei Vini dei colli fiorentini e senesi.

Lo scenario incerto per la seconda ondata

"Lo scenario - conclude la nota - rimane ancora molto incerto e fortemente condizionato da elementi di difficile valutazione come il rischio di una seconda ondata autunnale della pandemia o la presenza di focolai estivi importanti: dopo il crollo tra marzo e aprile, i primi indicatori macroeconomici disponibili per il mese di maggio hanno evidenziato un recupero rispetto al mese precedente, anche se i livelli di attività restano inferiori alla norma. L’emergenza in corso porterà a un cambiamento delle abitudini e dei comportamenti, con profonde trasformazioni nelle organizzazioni aziendali: in questo contesto le imprese distrettuali, forti delle loro competenze, dell’inserimento in filiere di prossimità altamente competitive e di un’elevata proiezione sui mercati internazionali, dovranno far leva e valorizzare questi elementi per cercare di rendere temporanee le difficoltà, evitando una perdita irreversibile di tessuto produttivo, e cogliere le opportunità offerte dal nuovo scenario competitivo: digitalizzazione, automazione, regionalizzazione delle catene globali del valore, sostenibilità".

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Il commento

“L’export distrettuale toscano del primo trimestre dell’anno già mostra i segni degli effetti della crisi pandemica, ma rappresenta anche un riferimento utile per una lettura dei differenti settori dell’economia regionale - dichiara Luca Severini, direttore regionale Toscana e Umbria Intesa Sanpaolo. In questa delicata fase economica, la consapevolezza della ricchezza produttiva e di competenze espresse dalle imprese toscane spinge ancora di più Intesa Sanpaolo a sostenere gli imprenditori attraverso liquidità immediata ed interventi finanziari straordinari. Grazie a plafond di credito aggiuntivo e ad una task force interna, in Toscana abbiamo erogato da inizio anno circa 12.500 finanziamenti di importo fino a 30mila euro previsti dal Dl liquidità, oltre a 1.200 operazioni di finanziamento a medio-lungo termine con la garanzia del Fondo Centrale o di Sace. Complessivamente, dall’inizio dell’emergenza abbiamo erogato alle imprese toscane 16.500 operazioni di finanziamento a breve e medio-lungo termine, per un ammontare complessivo di quasi 1,3 miliardi di euro”.

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