"Non ho più la forza di lottare" lo sfogo di un ristoratore. Locali chiusi alle 18: ripartono asporto e consegne a domicilio

Locali a rischio di chiudere definitivamente se non arriveranno aiuti. Il primo giorno del nuovo Dpcm tra rabbia e riorganizzazione dei servizi di asporto e consegne a domicilio

C'è preoccupazione negli imprenditori che gestiscono locali pubblici. Da oggi è infatti in vigore l'ultimo Dpcm che impone la chiusura di bar, pub, gelaterie, pasticcerie e ristoranti alle 18. E questo sia nei giorni lavorativi che in quelli festivi. La fetta più grossa degli incassi per molti di loro si concentra negli orari dell'aperitivo, della cena e del dopo cena. La preoccupazione è stata manifestata ampiamente dalle categorie economiche. Confcommercio a livello regionale ha già indetto una manifestazione di protesta che si terrà mercoledì mattina a Firenze. Per Confesercenti la stima dei danni economici è drammatica: ci sarà una perdita di 110 milioni di consumi delle famiglie e a rischio sono ben 400 imprese.

Lo sfogo del titolare del Blu Notte: "Non ho più la forza di lottare"

"Sono senza parole, con questo nuovo decreto credo che sia giunta la fine per me di questa avventura nella ristorazione" è uno sfogo amaro, pieno di rabbia quello del titolare del Blu Notte, ristorante e pizzeria che si trova ad Albergo nel comune di Civitella in Val di Chiana. L'obbligo di chiusura alle 18, taglia di netto il suo lavoro e sta pensando seriamente di chiudere. "Già la gente usciva meno per paura e se poi non mi permetti di lavorare negli orari che mi portano un po' di clienti è inutile che mi lasci aperto la domenica a pranzo , me li paghi te caro Conte affitto, utenze , tasse ecc... Inutile che mi parlate di aiuti dallo Stato, sono solo bugie visto quello che è successo da Marzo ad ora, io non mi indebito con le banche per pagare le tasse, è stato bello per 13 anni ma ora non ho più la forza per lottare. Un saluto dal Blu Notte"

Bar e ristoranti si riorganizzano per asporto e consegne a domicilio

Per Confartigianato è importante aver evitato la serrata nei giorni di festa e avere la possibilità di continuare fino a mezzanotte con l'asporto, da consumare a casa perché vige il divieto di fermarsi fuori dai locali pubblici e nelle piazze, e con le consegne a domicilio.

Proprio in questo senso si stanno riattivando i locali. I primi messaggi hanno cominciato a comparire da alcuni giorni sui social. Tra i primi il Dinky Pub con il titolare Marco Bisaccioni che solitamente apriva lo storico locale aretino alle 18,30 e che invece da qualche giorno è ripartito con ordini e consegne di stinco e birra e di altri piatti.

Su Facebook il Caffè Vasari di Piazza Grande ha postato il suo annuncio nel gruppo nato proprio nella notte tra il 16 e il 17 marzo per aiutare tutti coloro che volevano raggiungere i propri clienti per informarli delle modalità di vendita con consegna a domicilio.

Gentili amici e clienti, come da Dpcm da domani fino al 24 novembre osserveremo il nuovo orario di chiusura alle 18 e saremo di nuovo attivi anche con il servizio da asporto e a domicilio. Vi aspettiamo con il sorriso di sempre ai nostri tavolini dorati, nella bellissima cornice di Piazza Grande a partire dalle ore 7 per un cappuccino e cornetto, all’ora di pranzo con uno dei nostri taglieri o crudo di pesce e per un buon aperitivo con i nostri cocktails fino alle ore 18. Grazie in anticipo a chi ci sarà vicino in questo momento che nessuno avrebbe mai voluto trovarsi a vivere nuovamente.

Sono solo i primi esempi di una serie che immaginiamo comincerà a riorganizzarsi nel giro di poche ore. Perché, come a marzo e aprile  scorsi, alla preoccupazione la categoria può reagire con forza e determinazione.

Il commento del sindaco Ghinelli

"Adesso credo che sia mio diritto e anche un preciso dovere esprimere il mio pensiero sulle misure del governo oltre a predisporre fin da subito le azioni concrete che entro pochi giorni proporrò alla Asl e che definirò per la mia città fin da subito. Le prescrizioni imposte dal nuovo dpcm, a mio avviso, sono pesantissime e in alcuni punti del tutto irrazionali. Chiudere i teatri e i luoghi di cultura, imporre limitazioni a molte attività, che di fatto altro non sono che una "serrata incondizionata", sono risposte non efficaci che porteranno con sé gravissimi danni alla nostra Città e a tutta Italia. Si sono persi mesi interi, durante i quali l'unica vera scelta da fare era investire in sanità e nelle azioni di screening di massa. Come sempre saranno i Sindaci a dover gestire le difficoltà e le sofferenze dei cittadini e lo dovremo fare, temo, a mani nude e senza risorse sufficienti da parte dello Stato. Ovviamente ora che il quadro nazionale e regionale è definito, Arezzo farà la propria parte: entro qualche giorno presenteremo le azioni che il Comune di Arezzo metterà in campo per i prossimi mesi in materia sanitaria e a tutela di persone e famiglie."

Il commento del presidente della Fondazione Intour Marcello Comanducci

"Il fatto che si associ il danno della chiusura di un’attività solo al mancato guadagno della stessa, da coprire con l’elemosina di stato, la dice lunga sull’improvvisazione del governo. Prendete un ristorante: fare metà dei coperti non è solo una minore entrata per il titolare ma a cascata meno ordini al forno, meno all’allevatore che gli porta la carne, meno all’azienda agricola, meno alla cantina che produce il vino, meno alla ditta che gli fornisce i detersivi per lavare i piatti, meno all’agenzia che cura il marketing, meno alla televisione locale che gli passa lo spot, meno ... meno ... meno... e il ristorante è solo un esempio, ma vale per ogni attività produttiva che vai a toccare (caro Conte si chiama “filiera”), e mi chiedo: a tutti questi fornitori chi ha pensato?"

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