Lo stato delle banche nella nostra provincia. Fabi: "non abbassare la guardia"

Dichiarazione di Fabio Faltoni, Segretario provinciale della FABI – Federazione Autonoma Bancari Italiani. La vicenda BancaEtruria si è risolta, da un punto di vista industriale, con l’entrata in UBI Banca nel novembre scorso, ma - come ben...

Foto Fabio Faltoni G Tv

Dichiarazione di Fabio Faltoni, Segretario provinciale della FABI – Federazione Autonoma Bancari Italiani.

La vicenda BancaEtruria si è risolta, da un punto di vista industriale, con l’entrata in UBI Banca nel novembre scorso, ma - come ben sappiamo - ha lasciato ferite e cicatrici sul territorio e sui lavoratori.

Comunque, seppur molto rilevante, il sistema bancario aretino non è fatto solo di UBI/ex Etruria, ma di molte altre banche presenti nel nostro territorio; alcune con un numero cospicuo di filiali, altre - pur essendo molto rilevanti a livello nazionale o europeo – con una presenza minimale.

Hanno una presenza storica alcuni tra i principali Gruppi bancari italiani: CRF/Intesa, UBI, MPS e, seppur in maniera minore, Unicredit; ma con decine di sportelli sono attive anche le vivaci Banche di Credito Cooperativo, che oramai – complice anche la recente riforma – così piccole non sono più o non lo saranno più per molto.

L’eco di altre importanti aggregazioni e fusioni, oltre all’Etruria, si riverbera anche da noi, ad esempio CR di S. Miniato e Cr di Cesena sono entrate nell’orbita Crédit Agricole-CariParma e la Popolare di Vicenza nel Gruppo Banca Intesa.

Non abbiamo più una banca della città, ma in provincia hanno la loro sede la Banca Popolare di Cortona, la Banca di Credito Cooperativo di Anghiari e Stia e la Banca del Valdarno.

Come si vede, un sistema bancario molto eterogeneo (attorno ai duecento sportelli, di cui una sessantina nel comune capoluogo) e dalle molteplici articolazioni, un sistema bancario sempre in movimento e in cerca di stabili equilibri. Non solo, un sistema che garantisce una importante, stabile e qualificata occupazione.

Non da oggi, la gran parte dell’economia nazionale si basa sul credito bancario, sul rapporto diretto delle banche con i territori, le aziende, le professioni, gli enti locali e le famiglie; un rapporto di fiducia reciproca banca/cliente che dev’essere coltivato, e in certi casi ricostruito, giorno per giorno e con l’impegno di tutti.

La crisi economica post 2008, e le vicende bancarie note, hanno fatto molto male al territorio e proprio per questo dobbiamo tutti fare fronte comune per evitare che le economie delle nostre zone diventino terra di conquista di banchieri lontani o molto lontani da qui; dobbiamo tutti fare in modo che le banche presenti abbiano la voglia, l’interesse e le strategie per un rapporto di lunga durata con la nostra realtà.

I più grandi Gruppi bancari rappresentano in provincia circa il 70% o più degli sportelli; se da queste togliamo Mps, solo tre di loro (Intesa, UBI, Unicredit) rappresentano comunque più del 50% degli sportelli. Gruppi con la "testa" lontano da Arezzo (Torino, Milano, Bergamo o Brescia) e sempre alle prese con nuovi Piani industriali, con la loro continua revisione, con piani sportelli, con simulazioni di chiusure di filiali. Il tutto, dentro ad una logica spesso vecchia, dove le filiali e i lavoratori sono visti come un mero costo da abbattere e non come una risorsa.

Quello che nelle loro simulazioni può essere un puntino indefinito e lontano nella cartina geografica, un puntino da cancellare senza alcuna pena, per noi è la fondamentale filiale di un paese, di una località o di un quartiere. Inoltre, come ricordava il Segretario generale della FABI Lando Sileoni, molte delle banche italiane sono in mano a Fondi stranieri: in Unicredit i primi soci sono un fondo arabo e uno californiano, in Intesa e in UBI ancora regge lo zoccolo duro delle Fondazioni locali (del nord), ma subito dietro - e in maggioranza - c’è la fila di stranieri (BlackRock, Capital Research, Silchester, Hsbc e così via).

Insomma, per tutta una serie di ragioni, non è detto che le future strategie di banche “lontane”, debbano favorire gli interessi del nostro territorio; non dobbiamo dare per scontato che non siano le nostre filiali ad essere sacrificate, a tutto vantaggio dei territori del nord.

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Se possiamo permetterci un suggerimento (interessato), diciamo agli enti locali, alle categorie economiche, alla politica tutta, di stare in campana sui futuri piani industriali delle grandi banche e sui loro piani sportello, sul recupero delle sofferenze bancarie e sugli investimenti di lunga durata dalle nostre parti.

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