L'indotto di Banca Etruria che soffre la fusione. I lavoratori della Memar: "Vediamo il nostro lavoro finire"

"Non credevamo che potesse andare così, che ci fosse un'accelerazione tale da arrivare addirittura a disdire contratti prima della scadenza, ci sono alcuni di noi che da 30 anni lavorano per Banca Etruria, non possiamo stare fermi a guardare...

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"Non credevamo che potesse andare così, che ci fosse un'accelerazione tale da arrivare addirittura a disdire contratti prima della scadenza, ci sono alcuni di noi che da 30 anni lavorano per Banca Etruria, non possiamo stare fermi a guardare mentre il nostro lavoro sta per finire."

Parlano così i dipendenti della Memar di Arezzo in stato di agitazione da venerdì scorso per i problemi di occupazione che si stanno verificando come conseguenza della fusione di Banca Etruria (per qualche mese stata Tirrenica) con Ubi.

L’azienda che opera in uno stabilimento di via Chiari di proprietà della banca stessa ha un archivio immenso di documenti materiali, lavora praticamente solo per l’istituto di credito.

La situazione appare grave, Ubi non ha risposto alle richieste di incontro dei sindacati e Memar alcuni giorni fa ha mandato la lettera di trasferimento, da Arezzo a Roma, dal 1 dicembre, agli 8 addetti che si occupavano del call center. Il contratto è stato infatti disdetto da Ubi.

In tutto sono 32 le persone che lavorano alla Memar, alcune delle quali sarà difficile ricollocare in altre mansioni. Il lavoro sta terminando via via che le procedure di fusione di Ubi vanno avanti fino al giorno stabilito di lunedì prossimo.

Dall’agitazione sindacale, i lavoratori e le categorie, sono pronti a passare a forme di protesta giù evidenti. L'appello è a tutta la città che si renda conto anche di queste problematiche legate alla vicenda Banca Etruria.

"Non è vero che il passaggio da Banca Etruria a Ubi sarà indolore per l'occupazione. Sono almeno 32 i posti a rischio" dichiarano al proposito i segretari del sindacati Filcam Cgil e Fisascat Cil, Marco Guadagni ed Erina Nencetti.

"In questa provincia - precisano i sindacati - ha sostanzialmente un solo cliente, Banca Etruria. Anzi: con il passaggio ad Ubi, dovremmo dire che aveva un unico cliente. La nuova proprietà ha infatti già chiarito che non intende avvalersi del servizio di call center per il quale Memar impegna 8 addetti. E a questi ha fatto pervenire una lettera di trasferimento: dal 1 dicembre dovranno lavorare nella sede di Roma".

Ma i problemi non finiranno qui.

"Ubi ha disdetto gli altri contratti con Memar che erano in scadenza a fine anno. Ubi ha infatti una società che, sostanzialmente, copre gli stessi servizi. Un forte segnale d'allarme sul futuro dei lavoratori Memar è venuto in relazione al passaggio dei sistemi operativi ex Banca Etruria a quelli Ubi. Il passaggio ci sarà il 27 novembre ma nessun dipendente Memar è stato formato da Ubi per sostenere e gestire questo passaggio. Ci è sembrato un messaggio chiaro su quali siano le intenzione del management della banca".

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Filcams Cgil e Fisascat Cisl hanno chiesto un incontro a Ubi ma non hanno ricevuto risposta.

"La Direzione di Bergamo ha ripetutamente dichiarato che non ci sarebbero stati problemi occupazionali in Banca Etruria. Così non è stato. Il fatto che si parli di dipendenti Memar invece che Banca Etruria è una foglia di fico: i 32 addetti a rischio hanno sempre lavorato solo e soltanto per Banca Etruria. Chiediamo quindi - concludono Guadagni e Nencetti - che gli accordi di collaborazione passino dal vecchio al nuovo istituto e che l'occupazione sia difesa. In questo sollecitiamo il sostegno anche dei lavoratori ex Banca Etruria con i quali abbiano quotidianamente collaborato in tutti questi anni".

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