"Vendite crollate dal 20 ottobre, ora a casa a fare i conti per resistere. E i controlli?" Lettera sfogo di un commerciante

Storico commerciante di Corso Italia che racconta le drammatiche conseguenze della chiusura dei negozi di abbigliamento in questa seconda ondata di pandemia. Racconta di vendite crollate già da un mese e ora il rischio di non riaprire in tempo per il periodo più importante dell'anno

Una lettera di un commerciante storico del centro di Arezzo, di Corso Italia. Uno spaccato che racconta come il centro si sia svuotato già prima che arrivasse la zona rossa, le vendite crollate da quasi un mese e la chiusura arrivata alla vigilia del periodo più importante che di solito prevede il black friday e i regali di Natale. Ma c'è anche la rabbia perché la condizione in cui si trova lui, come tanti suoi colleghi, è difficile da affrontare, dal punto di vista economico e non solo. E gli è sembrato paradossale che con il vuoto nei negozi i controlli si siano concentrati sulla possibilità di far entrare cinque o sei persone, un dato che dipende dalla metratura del negozio stesso.

La lettera in forma integrale

"So benissimo che la priorità di tutti in questo momento deve essere la riduzione dei contagi in Italia, in Toscana e nella nostra provincia così duramente colpita dal Covid-19, ma non posso fare a meno di pensare al futuro della mia azienda e di tutte le persone che lavorano con me e nel nostro stesso comparto. Ho sempre rispettato le regole e le ho fatte sempre rispettare agli altri, e mi sono dovuto adattare ad un lavoro diverso da quello che faccio normalmente.
Passare dalla zona gialla a quella arancione ha causato una riduzione delle persone in centro e di conseguenza negli esercizi commerciali; non mi sono lamentato, ho tirato su le maniche e con sacrificio, ho mandato dei collaboratori in cassa integrazione, riducendo al minimo la forza lavoro, per una questione sia di riduzione costi, che di presenza fisica.
E' dal 20 di Ottobre che le vendite sono crollate, ma ho resistito, non credendo mai ad una chiusura totale, credendo che mascherine e distanziamento sociale potessero essere sufficienti; da oggi, lunedì 16 novembre, il registratore di cassa segnerà 0, come a Marzo, Aprile, Maggio. Fare qualcosa è sempre meglio che segnare 0. Non ho l’online, non mi conviene per il mio mondo; sarebbero solo costi, creazione sito, spese di trasporto, spese per sistemi di pagamento e pubblicità sul web e nei portali (aziende che poi non pagano le tasse in italia; i vari Amazon, google....)
Aiuti ricevuti ai tempi? Briciole. Il 10% del fatturato di Aprile e vari crediti di imposta in base ai pagamenti sugli affitti effettuati: qualche azienda mi è venuta in contro ma 2 mesi e mezzo di chiusura non me li ha ridati nessuno e la merce è stagionale, per cui passato il suo tempo non è più vendibile. Con fatica ho fatto fronte a tutte le scadenze.
La chiusura di Marzo l'ho accettata, non vedendo altra soluzione per fermare la pandemia; questa invece non mi va giù.
Sono 2 settimane, forse 3 ma cominciano ad essere quelle buone e per chi basa una buona fetta del fatturato nel periodo del black friday, del Natale e nei successivi mesi questa è una mazzata. Il carico invernale è molto più pesante di quello estivo.
Zona rossa fa anche effetto, tutto chiuso, sbarrato, dopo 4 giorni di zona arancione; la colpa?
Di chi ha continuato a vivere normalmente, di chi visita i parenti e amici senza mascherina, di chi ha un posto fisso e agisce in barba alle leggi statali; ma la colpa è anche di chi doveva vigilare e non lo ha fatto, di chi doveva attrezzarsi per la seconda ondata e non l'ha fatto.
Controlli in centro per le mascherine io non li ho mai visti ed i giornali non hanno riportato la notizia delle multe; i giornali li ho letti, perché il tempo di attesa fra un cliente e l'altro può essere infinito; una volta sanificato il negozio, e spolverato, di certo, vista l'affluenza, non necessita di essere tanto risistemato.
La polizia municipale è stata avvistata solo in giro per ottemperare alle disposizioni riguardanti l'accesso agli esercizi commerciali e alla capienza degli stessi; erano anche a controllare la chiusura delle 18 dei bar e dei ristoranti.
Ma per uno che vive il centro storico, che ha la base della sua attività nel salotto buono di Arezzo, come lo definiscono i giornalisti, vederli solo per far rispettare queste regole, mentre nel bel mezzo della pandemia non controllavano e non controllano assolutamente chi porta la mascherina sembra un paradosso.
I ragazzi erano in giro in gruppi spesso con la mascherina giù, si ritrovano nelle piazze, sotto i portici, alle fermate degli autobus senza distanziamento sociale, e non ho mai visto questa celerità e precisione delle forze dell'ordine nel far rispettare le regole.
Per dovere di cronaca mi hanno contestato il fatto che in un negozio di 60 mq ho messo come capienza massima 6 persone; per loro la cassa occupa spazio e ho ridotto il cartello a 5! Il negozio era vuoto!
E adesso tutti in casa ed io dovrò fare i conti, vedere se riuscirò a farmi carico delle famiglie che lavorano per me e cercare di salvare il salvabile.

Lorenzo Capaccioli

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