"Non possiamo più aspettare". L'appello di un imprenditore: "A rischio posti di lavoro"

"Proteggete il futuro dei cittadini che rappresentate. Tutelatene la salute, e tutelatene anche il diritto al lavoro, che solo dà dignità, speranza e futuro alle persone"

"Siamo pronti a ripartire, e in totale sicurezza". Le parole sono quelle che l'imprenditore aretino, Carlo Municchi socio e direttore di Diesis Srl Concreta Cucine, affida ad una lunga lettera dove riporta le difficoltà e le incognite che tutti i comparti dell'economia si trovano ad affrontare all'indomani dell'emergenza sanitaria Covid-19.

Un vero e proprio grido di dolore quello lanciato e volto a sottolineare le numerose problematiche, dubbi e criticità riguardanti il futuro prossimo di imprese e siti produttivi.

"La mia azienda fa parte di quella numerosa schiera di imprese a cui è stato imposto l’obbligo di chiusura fino al 3 maggio - spiega - Più precisamente in questo caso, mi riferisco alla produzione di mobili. A seguito della comunicazione da parte del Presidente del Consiglio del 10 aprile, di questo blocco prorogato di altre tre lunghissime settimane, il nostro settore ha iniziato un tragico conto alla rovescia verso una crisi irreversibile. Sarò franco, il 3 maggio alcune delle aziende del nostro settore non riapriranno, e molte di quelle che lo faranno si troveranno a fronteggiare una crisi di liquidità che solo pochi riusciranno a superare. A nulla serviranno i finanziamenti garantiti dallo Stato, che arriveranno troppo tardi".

L'appello è rivolto all'interno paese, al governo, affinché possa adoperarsi per garantire un cauto ritorno alla normalità.

"Non possiamo più aspettare - continua - Se partissimo adesso ci troveremmo a fronteggiare una crisi importante, una competizione agguerrita da parte dei produttori tedeschi e francesi (che lavorano, e consegnano le proprie commesse) e un mercato interno in tremenda flessione. Ma, almeno, avremmo una possibilità. Abbiamo dei magazzini di prodotto finito e di semilavorato che possiamo smobilizzare, consegnando gli ordini ai nostri clienti, trasformandoli in liquidità. Abbiamo commesse ferme, che presto ci verranno sottratte da aziende di altri Paesi. Abbiamo le nostre risorse più preziose, le persone, che rischiano di trovarsi senza lavoro in un periodo in cui ritrovarlo sarà estremamente difficile. Nel nostro piccolo, ad esempio, siamo 150 persone, 150 famiglie. La filiera ne conta oltre 300 mila". 

Una ripresa secondo Municchi è possibile, anche in considerazione del fatto che "le nostre aziende si sono già attrezzate prima della chiusura per continuare a lavorare in totale sicurezza, nel pieno rispetto del “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, datato 11 marzo. Abbiamo chiuso l’accesso a locali comuni; abbiamo fornito, nei limiti del possibile, dispositivi di protezione individuale ai nostri dipendenti (e ne sono in arrivo altri); abbiamo definito distanze tra le postazioni di lavoro di ben oltre un metro; abbiamo vietato l’accesso ai non addetti ai lavori a tutti i locali aziendali e limitato il più possibile le interazioni con autisti e trasportatori; abbiamo già sanificato gli ambienti e programmato di farlo il più frequentemente possibile".

E poi un dettagliato report dove vengono riportate le "poche cose di cui le aziende hanno bisogno adesso".

"Deve essere consentita la consegna dei mobili e il montaggio a casa del cliente. Possiamo farlo. Obblighiamo i montatori ad indossare dispositivi di protezione individuale e a sanificare l’ambiente con il quale sono venuti in contatto a lavoro ultimato. Riduciamo al minimo le occasioni di contatto tra la squadra montatori e i clienti - spiega ancora - Deve essere consentita l’attività dei rivenditori di mobili. Obbligo di indossare mascherine e guanti sia per il rivenditore che per il cliente; ingressi solo su appuntamento con un numero di clienti massimo pari al numero di rivenditori presenti al momento in negozio; obbligo di sanificazione dei prodotti esposti in negozio a seguito della loro ispezione da parte del cliente; obbligo di sanificazione degli ambienti a fine giornata (maniglie e sedute dopo ogni cliente); utilizzo di una protezione in plexiglass ove il contatto con il cliente è più duraturo (casse, postazioni di vendita, ecc.). Devono essere consentite quelle attività interne all’azienda extra produttive ed extra contabili relative alla gestione dei rapporti con il cliente. Infatti, esistono attività, soprattutto relative allo sviluppo di un ordine di vendita, che non è possibile svolgere in smart working. Devono essere consentite le attività inerenti alla produzione, al confezionamento e alla spedizione del mobile. Nel nostro settore ogni cliente ha richieste diverse. Nessuna delle nostre aziende produce in massa quindi non abbiamo un magazzino di prodotti pronti da spedire (salvo quelli prodotti l’ultimo giorno utile di marzo) dal quale attingere. Dobbiamo produrre. Anche ad orario ridotto, ma dobbiamo produrre".

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Una richiesta di soccorso inviata ai sindaci, ai prefetti, ai presidenti di Regione, ai presidenti di Provincia, ai sindacati dei lavoratori. "Molte delle nostre richieste possono essere soddisfatte solo dal Governo - conclude Municchi - Altre invece, come il trasporto e il montaggio a casa del cliente o l’utilizzo degli uffici per funzioni commerciali, possono essere soddisfatte anche grazie alla vostra scelta e al vostro aiuto. Vi chiedo quindi, insieme ai miei collaboratori e alle loro famiglie e anche a nome del nostro intero settore, di prendere in considerazione queste richieste. Proteggete il futuro dei cittadini che rappresentate. Tutelatene la salute, e tutelatene anche il diritto al lavoro, che solo dà dignità, speranza e futuro alle persone".

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