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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Economia

La SemAr di Veneri espulsa dalla Fiera di Vicenza. Il nuovo show room

Disguidi nell'ultima edizione della Fiera di Vicenza ed immancabili erano arrivate le proteste da parte di chi li aveva subiti. Tra questi Gabriele Veneri titolare della Sem-Ar di Arezzo, azienda leader nei semilavorati in oro e argento che conta...

Disguidi nell'ultima edizione della Fiera di Vicenza ed immancabili erano arrivate le proteste da parte di chi li aveva subiti. Tra questi Gabriele Veneri titolare della Sem-Ar di Arezzo, azienda leader nei semilavorati in oro e argento che conta 50 dipendenti. Lo stand non era completo e non c'era nemmeno un appoggio per il campionario che era ammassato a terra. Solo dopo alcuni giorni, ma con evidenti danni d'immagine si era posto rimedio.

Adesso un altro colpo. La Fiera di Vicenza, probabilmente per le lamentele che ha ricevuto, ha espulso la storica azienda aretina che per la prima volta non potrà partecipare all'edizione di settembre che si terrà dal 5 al 9 di settembre.

Veneri non poteva certo fare a meno di esporre il suo made in Italy e così ha allestito lo show room all'interno di un padiglione esterno, Gioje, che si trova a centro metri dalla Fiera di Vicenza.

Di seguito riportiamo la nota stampa arrivata alla redazione da parte dell'azienda SemAr

Due volte danneggiato da VicenzaOro, ha deciso di appellarsi alle pubbliche Istituzioni e alle categorie imprenditoriali di riferimento, l’industriale orafo toscano Gabriele Veneri. Molto popolare nella città del Saracino, anche come cavaliere per molte stagioni protagonista della Giostra di Piazza Grande.

A gennaio ebbe l’azienda danneggiata in termini di immagine rovinata in brutta figura e oggi sconta l’incomprensibile esclusione dagli espositori, senza valido motivo, e sarà obbligato in una condizione da “separato” in fiera, pur di parteciparvi per non perdere il terreno duramente conquistato nella competizione commerciale sui mercati nazionale ed esteri . E’ quanto fa sapere da Arezzo, Veneri in persona, da titolare dell’azienda inspiegabilmente estromessa, la SemAr.

Con 50 occupati e altri 100 nell’indotto, SemAr è una realtà di primaria importanza nella produzione di made in Italy, nel settore gioiello moda bijoux. E da anni condivideva l’iniziativa fieristica veneta, la maggiore in Italia, per il comparto orafo e gioielliero, insieme alla toscana OroArezzo. Finché SemAr, in vista dell’edizione di settembre si è vista esclusa dalla cerchia di espositori presenti alla kermesse in programma in questi giorni, dal 5 al 9. L’ inaspettato esonero obbligava – fa sapere il titolare - l’ azienda aretina a cercare, in tutta fretta, uno spazio espositivo qualificante; fortunatamente reperito in uno show room nei pressi del “core business” di VicenzaOro. Gli organizzatori della quale, dopo lo sconcertante rifiuto, comunicato solo a luglio , ritrattavano a una manciata di giorni dall’inizio della kermesse fieristica, mettendo a disposizione di SemAr sia superficie espositiva sia stand. Ma oramai era tardi, sottolinea il titolare. Quindi, l’azienda aretina sarà “separata” in fiera e, obtorto collo, riceverà i buyer nello spazio espositivo allestito presso lo show room Gioje, ubicato ad un centinaio di metri dal padiglione VicenzaOro.

Tutte le puntualizzazioni sull’incomprensibile trattamento inflitto all’azienda aretina, le dà il titolare in persona in un comunicato stampa, in cui specifica la significativa portata dell’investimento eseguito a cadenza annuale dalla ditta aretina per la sola area espositiva, 230.000 euro, nel quadro del rapporto decennale stabilito da SemAr con Vicenza Oro, a cui partecipava con un proprio stand personalizzato e senza mai riscontrare problematiche fino al 2014. Anno in cui – precisa Veneri, entrando nel merito della vicenda - l’organizzazione muta il lay out della fiera, imponendo l’omologazione dell’ allestimento e stand uguali per tutti gli espositori. In questo modo suscitando molte perplessità sotto il profilo della funzionalità introdotta da questi cambiamenti e altrettanto disappunto sul rincaro dei costi. Ragionevoli contrarietà espresse anche da parte dell’azienda aretina, la quale, pur non riscontrando alcun atteggiamento concertativo da parte degli amministratori di VicenzaOro, comunque sceglierà di esserci anche alle due edizione di quest’anno, a cominciare da quella di gennaio, anzitutto, spiega Veneri, per il senso di responsabilità che lega SemAr ai suoi collaboratori e ai suoi dipendenti.

Nonostante ciò, i problemi segnalati a carico del nuovo lay out, si materializzano immediatamente, a tal punto che – rievoca l’orafo aretino – ad una settimana dall’apertura della fiera, lo stand di SemAr era lungi dall’essere allestito, con le personalizzazioni richieste e, letteralmente, fantasma l’assistenza reiteratamente reclamata, al fine di approntare l’allestimento a tappe forzate. E, addirittura, a battenti aperti il campionario era dislocabile come in un dozzinale bazaar. Praticamente era steso nel pavimento dello stand, ancora incompleto ma formato da pannelli trasparenti, attraverso i quali i buyer potevano assistere dall’esterno a quella che Veneri definisce, senza mezzi termini: “la capitolazione delle aspettative di performance commerciale, il successo della quale si compie, in larga misura, grazie alla puntuale accoglienza riservata al cliente, anche in termini di immagine”. Al fine contenere un danno irreparabile.

Ovviamente, se prima di allora i rapporti tra SemAr e Vicenza Oro mai erano stati problematici, poi cambiarono, a causa delle conseguenze riportate dall’azienda aretina, tanto da indurre Veneri ad esprimere una comprensibile reazione di denuncia sui social network e prendere l’iniziativa legale tesa a mettere in discussione le spettanze di VicenzaOro, per quella sfortunata edizione. Successivamente da lui saldate fino all’ultimo centesimo. Da quella debacle sortì anche – aggiunge Veneri – l’interessamento fattivo da parte delle associazioni artigiane e industriali di riferimento, sul caso dell’azienda aretina, danneggiata in termini di immagine e di performance commerciale. E così si concludeva il primo atto di questa incredibile traversìa, finchè, recentemente in piena estate, arriva il colpo teatrale dell’esclusione, “immotivatamente a discrezione degli organizzatori”, la giudica Veneri, il quale, adesso, chiama in causa le istituzioni e le associazioni categoriali di riferimento, affinché sia “affrontata la problematica del monopolio del sistema fieristico specializzato in oreficeria totalmente in mano a VicenzaOro.”.

“Una fiera disorganizzata – va all’attacco il titolare dell’azienda aretina –sempre più impermeabile alle osservazioni sulla tipologia di lay out messo in atto ed indifferente a tutto un insieme di ragionevoli esigenze poste degli autentici attori della kermesse, che sono gli imprenditori. E tutto ciò nonostante i costi alle stelle fatturati agli espositori e i milioni di euro finanziati dallo Stato a sostegno della promozione del made in Italy, grazie ad aziende come la mia, paradossalmente uscita prima danneggiata e, poi, addirittura estromessa da questa kermesse, che così come sta andando, io dico a ragion veduta, non va!”.

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