Economia

La rimozione dell'insegna della vecchia Banca Etruria è il simbolo della decadenza della città

Se ancora occorreva una immagine plastica della decadenza del territorio si è avuta ieri osservando la rimozione delle insegne di Banca Etruria dalla sede storica di via Crispi. Inutile nasconderselo: si è stretto il cuore. Abbiamo visto sotto il...

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Se ancora occorreva una immagine plastica della decadenza del territorio si è avuta ieri osservando la rimozione delle insegne di Banca Etruria dalla sede storica di via Crispi. Inutile nasconderselo: si è stretto il cuore. Abbiamo visto sotto il nostro naso la fine ingloriosa di oltre un secolo di lavoro e di sacrificio di questo territorio che non siamo stati capaci di difendere da uomini. E così è definitivamente scomparsa "la" banca degli aretini. O almeno quella che così è stata sino a non molti anni fa. E guarda caso proprio nel secondo compleanno dello strano patatrac che ci ha tolto la banca. E l'amarezza è resa ancora maggiore dal fatto che ogni giorno che passa ci sono sempre più dubbi sullo stato di effettiva salute della banca al momento della disastrosa "risoluzione" di due anni fa. Perché ancora, e nonostante il tempo passato, nessuno ha saputo spiegare come sono stati fatti realmente i conteggi che hanno portato qualcuno a considerare la banca insolvente; calcoli che a tutt'oggi sembrano piovuti dal cielo. Insolvenza che per legge, e non si sa perché, è stata successivamente risparmiata ad altre banche in situazioni quanto meno analoghe, o forse ben peggiori. E non sono sofismi astratti, talvolta confidenzialmente definibili con termini ben più coloriti, da commercialisti o da avvocati: è la ragione per la quale Lorsignori hanno ritenuto di poter azzerare gli investimenti nelle azioni e nelle obbligazioni subordinate della banca. E, con una scandalosa procedura ad hoc e senza precedenti, di poter scippare la banca ai suoi legittimi proprietari, cioè agli azionisti. Insomma per farla breve si tratta di capire chi ha confezionato il "pacco", e perché. E' vero che ci potrebbero essere delle interessanti novità nelle sedi giudiziarie, se alcuni recenti orientamenti giurisprudenziali dovessero consolidarsi, ma il danno ormai è fatto. Ed anche il triste spettacolo che stanno dando le cosiddette autorità di vigilanza dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche è improntato al più indecoroso scarica barile. Ed un sollievo leggere che la Procura della Repubblica di Arezzo, alla quale va come sempre tutta la nostra fiducia, starebbe cercando di capirne di più sul loro comportamento. E speriamo che quando sarà il turno di Banca Etruria ad essere analizzata dalla Commissioni parlamentare ci sia qualcuno che sia in grado di piazzare qualche domandina un po' più mirata ed incalzante. Ma ne riparleremo e siamo disponibili per suggerimenti. Purtroppo i media, che vuoi per ignoranza vuoi per asservimento a pochi spiccioli di pubblicità sono troppo spesso menabili per il naso a piacimento, continuano a pubblicare liste di debitori delle banche, peraltro commettendo continue diffamazioni, utili soltanto a sviare l'opinione pubblica dai veri punti dolenti. Poi un rapido cenno sul comportamento del governo dell'epoca: inadeguato, ma solo nella più benevola ed affettuosa delle ipotesi i cui componenti, e non è di sicuro un caso, seppur con ritardo stanno cercando disperatamente di accreditare. Ma le ipotesi devono essere vagliate tutte, e nelle sedi deputate. Tuttavia il giudizio definitivo, supremo solo dopo quello di Dio, cioè quello popolare verrà dato il prossimo anno con il voto. Tornando all'oggi di buono sembra esserci un approccio di Ubi Banca orientato a valorizzare il personale che già era in Banca Etruria. E di questo saremmo molto contenti. Invece dispiace molto quello che stiamo osservando su i collaboratori della Memar che starebbero perdendo il lavoro, o che sono a rischio di insostenibili trasferimenti per padri e madri di famiglia, a causa di diverse scelte organizzative di Ubi Banca. Se come leggiamo, e speriamo, la ex Banca Etruria dovrebbe essere in pareggio già dal prossimo anno, sarebbe bene che Ubi Banca ripensasse a certe scelte visto si tratta, in ultima analisi, di un numero ridottissimo di lavoratrici e di lavoratori. Il territorio lo apprezzerebbe molto. Poi dopo due anni è possibile parlare dei risultati del lavoro fatto, dai risparmiatori in primis che hanno svolto un ruolo preziosissimo nell'interesse di tutti i risparmiatori italiani, per i rimborsi degli obbligazionisti subordinati. Al 31 ottobre risultano liquidati ai risparmiatori delle quattro banche "risolte" che hanno avuto diritto al rimborso automatizzato oltre 157 milioni di euro. Il che non è poco ma siamo ben lontani da quello che dovrebbe essere fatto. Perché molti risparmiatori devono essere ancora rimborsati. Perché degli azionisti nessuno parla. E per tante altre ragioni. Forse un giorno o l'altro qualcuno dovrebbe scrivere un libro su tutta questa vicenda. Tutto lascia pensare che ne uscirebbero delle belle.

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