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Martedì, 25 Giugno 2024
Economia

Culle vuote oggi, boom di anziani domani: come sarà Arezzo nel 2050

Un approfondimento di Irpet spiega le difficoltà a cui andranno incontro le amministrazioni comunali della Toscana a seguito dell'inverno demografico. E le possibili soluzioni

L'inverno demografico di Arezzo è realtà, ad inizio anno l'approfondimento di ArezzoNotizie ha mostrato quanto, nel corso del 2022, nel comune capoluogo si sia stabilito un nuovo record: mai c'erano stati così tanti decessi e così poche nascite dal 1901 ad ora. Ovvero: più mortalità perché la popolazione è più anziana, e tracollo della natalità. Una situazione che non è esclusiva di Arezzo, ma che accomuna il resto della Toscana e dell'Italia, anche se con sfumature territoriale lievemente diverse. Alla crisi demografica e agli effetti sulla spesa dei Comuni è dedicato un approfondimento di Irpet (Istituto Regionale Programmazione economica della Toscana) che tratteggia i possibili scenari con cui le amministrazioni locali della regione dovranno fare i conti nei prossimi anni. E le scelte che dovranno prendere in ambito economico e sociale per far fronte agli enormi cambiamenti già in atto. "Rispetto al resto d’Europa, l’Italia si distingue, dal punto di vista demografico, per la combinazione di una serie di fattori: la bassa natalità, il forte invecchiamento della popolazione, l’età più avanzata a cui si arriva al matrimonio e anche al primo figlio, nonché la permanenza dei figli, già adulti, all’interno della famiglia d’origine. In conseguenza del protrarsi di questi fattori, l’Istat, all’interno del report sulle previsioni demografiche, tratteggia un quadro piuttosto critico per il futuro", spiega l'approfondimento. Secondo le previsioni Istat in Toscana la crescita del numero di anziani entro il 2050 sarà di circa 285mila unità, ovvero ci sarà il 30% in più di over 65 anni rispetto agli attuali. Per quanto riguarda la fascia dei nuovi nati (0-2 anni) "nel complesso, dal 2021 al 2050, la popolazione italiana in età più giovane si ridurrà di quasi 80mila unità e, come già sottolineato, tale riduzione coinvolgerà in modo prevalente le regioni meridionali". La buona notizia per la Toscana, e quindi per l'Aretino, è che in questi anni si dovrebbe toccare il picco della denatalità. Quindi da qui al 2050 ci dovrebbe essere una piccola ripresa. L'Istat stima infatti che dal 2021 al 2050, la popolazione 0-2 anni residente in Toscana cresca del 2,4%.

I problemi dei Comuni

Ma adesso vediamo cosa potrebbe accadere ai Comuni, alle prese con le spese sia per la fascia degli Over 65. Le uscite dei municipi per la fascia Over 65 sono legate a indennità, come lo sgravio per le cure mediche, sostegno al reddito o del rimborso alle persone che si prendono cura di non autosufficienti. Senza dimenticare il sostegno alle strutture residenziali e alle organizzazioni che lavorano a supporto dell’assistenza, della mobilità e dell’integrazione sociale degli anziani. Per la fascia 0-2 sono essenzialmente legate agli asili nido. Come approcciare le previsioni per queste spese in relazione ai cambiamenti? Di certo, sostiene il report, i piccoli comuni delle aree interne, come tanti ce ne sono nell'Aretino, saranno quelli maggiormente in difficoltà.

"In futuro i territori che oggi appaiono già svantaggiati nell’esercizio di alcune funzioni si troveranno in condizioni ancora più critiche. Infatti, la stima della spesa al 2040, che riflette la dinamica demografica, prevede l’aumento complessivo del 26,4% della spesa attuale. Le differenze per area sono, però, sostanziali. In particolare, nelle aree interne e periferiche l’invecchiamento della popolazione determina un aumento della spesa pari al 20% di quella attuale, mentre nelle aree della costa questo stesso incremento supera il 25%. Quindi molte zone della Toscana, già interessate da un importante spopolamento, potranno in futuro trovarsi di fronte ad una ulteriore emergenza demografica proprio per effetto del maggior numero di anziani per i quali potranno mancare servizi adeguati o risorse per il loro sostegno. Non meno critica è, comunque, la situazione delle città, che spesso rappresentano il punto di offerta di servizi anche per i territori circostanti: in questo caso, infatti, dai 102 euro attuali, la spesa dovrà aumentare del 26,7%. Ma mentre è possibile riuscire ad immaginare che le aree centrali e le stesse città saranno in grado, seppure con molte difficoltà, di recuperare risorse per compensare l’incremento della nuova utenza, è molto più difficile ipotizzare che le altre zone, più povere e con bassi livelli di spesa, saranno capaci in futuro di colmare i gap richiesti. Naturalmente, anche nel caso delle Toscana si possono immaginare meccanismi di compensazione della spesa che però, in questo caso, non potranno avvenire attraverso la minore spesa per gli asili nido. I comuni della Toscana, infatti, saranno, in futuro, mediamente interessati da un aumento della natalità e quindi da un maggior numero di potenziali utenti dei servizi per l’età prescolare. Le soluzioni dovranno pertanto dirigersi, di nuovo, verso meccanismi di riduzione della spesa o di aumento della pressione fiscale. Ancora una volta, potranno essere i Comuni più piccoli a trovarsi con i problemi più ingenti. Quelli più grandi potrebbero, al contrario, beneficiare, almeno in parte, delle maggiori risorse spese dagli anziani in altre tipologie di servizi locali, quali il trasporto pubblico o i musei cittadini, o dalle maggiori imposte pagate dagli stessi anziani più abbienti".

Quali soluzioni?

Ed ecco le conclusioni del report: i Comuni dovranno far fronte alla crisi demografica con politiche ad hoc, ad esempio su natalità e lavoro.

"Gli enti locali più piccoli e con risorse già inadeguate continueranno anche in futuro ad essere svantaggiati e potrebbero trovarsi di fronte all’aumento dei flussi migratori in uscita, a meno che non intervengano fattori che attivino una loro maggiore attrattività. In Toscana, questi territori vengono individuati nella categoria delle aree periferiche o interne e in quella delle aree meridionali. Nelle città, seppure sussistano effetti legati all’invecchiamento della popolazione, le maggiori risorse destinate ai servizi, secondo quanto indicato dalla Silver and Logevity Economy, potrebbero essere ricavate dalle maggiori entrate per consumi locali in ambito culturale e dei trasporti, sostenuti dagli stessi anziani. Per quanto riguarda il servizio degli asili nido, invece, ci si aspetta che la minore domanda vada a beneficio del maggior grado di copertura del servizio, soprattutto nei Comuni delle regioni meridionali caratterizzati attualmente proprio da una scarsa copertura. Naturalmente, al fine di garantire stabilmente un sistema adeguato di servizi di sostegno agli individui occorrerà riuscire, in qualche modo, ad arginare la crisi demografica. Il processo attraverso il quale questo potrà avvenire prevede, secondo alcuni autori (Bordignon et al., 2023), un approccio integrato che associ politiche per la natalità, tese a evitare che la crisi demografica si autoalimenti con un numero sempre minore di donne in età fertile, con politiche per il lavoro, mirate ad aumentare i tassi di occupazione ancora troppo bassi nei confronti internazionali e politiche migratorie, orientate ad attrarre il maggior numero di immigrati", conclude il rapporto.

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