Economia

Intesa Sanpaolo. Parla la Fabi: "Cambio di maglia tra toni trionfalistici e vere difficoltà per gli impiegati"

"Come Fabi, il primo sindacato in Intesa e nel settore bancario nazionale, siamo sempre pronti a collaborare per il miglioramento delle condizioni di lavoro, ma non abbiamo scrupoli a denunciare le mancanze della banca"

Fabio Faltoni, segretario provinciale coordinatore della Fabi – Federazione Autonoma Bancari Italiani e sindacalista nel Gruppo Intesa Sanpaolo

"Utile nel primo trimestre 2021 attorno a 1,5 miliardi di euro e toni trionfalistici dei vertici di Intesa a commento della fusione di Ubi Banca. Questa è la rappresentazione mediatica che ci è stata offerta di recente. Però, se - com’è doveroso per un sindacato – andiamo oltre questi dati e questi commenti, si vede una realtà non così splendente, anzi, in certi casi si vede una realtà opposta". Inizia così la nota stampa che porta la firma di Fabio Faltoni, segretario provinciale coordinatore della FABI – Federazione Autonoma Bancari Italiani e sindacalista nel Gruppo Intesa Sanpaolo. È lui stesso ad intervenire all'indomani dell'acquisizione da parte di Intesa del gruppo Ubi sulle ultime vicessitudini riguardanti gli impiegati della banca.

"Le dichiarazioni trionfalistiche hanno un risvolto amaro per i lavoratori e anche per i clienti, in Italia come nella provincia di Arezzo - spiega - Infatti, vediamo che - dopo oltre due mesi dalla nascita di questa “nuova” banca - molti dei problemi denunciati dalla Fabi e da tutti i sindacati a metà aprile (momento della fusione con Ubi), sono ancora lì, in certi casi sono addirittura peggiorati. Manca personale nelle filiali, mai o molto raramente viene sostituito chi si deve assentare per lunghi periodi, i dimensionamenti delle filiali (quanto personale e in quali ruoli) paiono scollegati dalle reali esigenze delle filiali stesse e della clientela, con carichi di lavoro insostenibili, a svantaggio di lavoratori e clienti. Il “vecchio” personale di Intesa Sanpaolo adibito ad affiancare chi veniva da Ubi, si è trovato spesso a dover nel contempo seguire la propria clientela, con un inevitabile rallentamento – o annullamento - del processo di apprendimento; e ciò, nonostante la professionalità e il grande impegno dei lavoratori. Non solo, ma in questo pesante clima aziendale, la banca insiste con le crescenti pressioni commerciali sui dipendenti, col fissare obiettivi di budget sempre al rialzo, creando un clima aziendale contraddistinto da alto stress psico-fisico. Come non bastasse, e come conseguenza delle mancanze aziendali, ci vengono evidenziati episodi di minacce e pesanti aggressioni verbali di alcuni clienti esasperati verso i lavoratori. Banca Intesa non può scaricare le sue inefficienze sui lavoratori e sui clienti, facendo finta di niente e voltandosi dall’altra parte. La banca deve intervenire immediatamente per rendere più efficiente il modello di filiale, per aumentare gli organici, per migliorare la fruizione delle fasi di apprendimento e formazione, per cancellare le indebite pressioni commerciali sui lavoratori, per tutelare in tutti i modi l’incolumità dei suoi dipendenti. I vertici di Intesa, nazionali e regionali, si devono assumere le proprie responsabilità, che non vengono certamente attutite o cancellate dagli utili di bilancio. Come Fabi, il primo sindacato in Intesa e nel settore bancario nazionale, siamo sempre pronti a collaborare per il miglioramento delle condizioni di lavoro, ma non abbiamo scrupoli a denunciare le mancanze della banca".

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