Covid e crisi economica, Casini (Irpet): "Aziende come un atleta: se ferme a lungo sarà difficile ripartire"

Il rischio è dato dalla concorrenza che arriva da altri Paesi (vedi la Turchia per il settore orafo) e dalla presumibile contrazione della domanda che per mesi potrebbe caratterizzare i mercati mondiali

"E' la crisi più grave che ci troviamo ad affrontare dal dopoguerra. Quella del 2008 non era così preoccupante. Le perdite del pil potrebbero andare dall'8 al 10 per cento. E poi c'è la domanda che tutti ci poniamo: quando riapriranno le attività?". Stefano Casini Benvenuti, direttore dell'Irpet, monitora costantemente la situazione economica toscana. L'istituto regionale di programmazione economica ha già iniziato a elaborare, settore per settore, il "Barometro del Covid-19". Gli esperti stanno analizzando i dati, con l'obiettivo di simulare gli effetti macroeconomici di Covid-19, cercare di capire quali saranno i migliori meccanismi di programmazione ma anche monitorare le ricadute economiche e l'impatto sul mondo del lavoro di questa emergenza sanitaria. 

"Ripartenza e sicurezza sanitaria dovranno andare di pari passo. Per la Toscana sarà fondamentale una graduale riapertura. Partendo da quei settori che rischiano di farsi travolgere dalla concorrenza. Per l'industria dell'Aretino sarà una vera sfida".

Quali saranno i primi settori a ripartire?

"E' auspicabile che riparta innanzitutto il settore manifatturiero. Ma è probabile che per le imprese orafe e dell'alta moda ci sarà da attendere tempi più lunghi. In Toscana ci sono settori che non si sono mai fermati. Penso a quello farmaceutico, a quello alimentare o a quello della carta. Ma nell'Aretino, fatta eccezione per l'alimentare, gli altri settori non sono molto rappresentati".

Una volta stabilita la data per la riapertura, cosa accadrà?

Sarà una fase molto delicata. Le aziende dovranno adeguarsi: ci sono delle nuove regole per garantire la sicurezza ai lavoratori che andranno rispettate. Non solo: dopo questa crisi molte cose della nostra quotidianerò cambieranno. Ad esempio per chi raggiunge il posto di lavoro con i mezzi pubblici, dovrà farlo in sicurezza. Andrà in un certo senso ripensata la mobilità.

Di cosa ha bisogno Arezzo per riprendersi?

Dal punto di vista economico, Arezzo ha bisogno di veder ripartire prima possibile quelle aziende che hanno una forte concorrenza all'estero.  Per spiegare questa situazione ricorro spesso a un esempio: l'economia, in questo caso aretina, è come un atleta che se si ferma per troppo tempo, fa poi fatica a ripartire e vede gli avversari soffiargli la medaglia. Allo stesso modo, il settore orafo rischia che fette di mercato vengano conquistate da Paesi come la Turchia.

Dopo questa crisi i mercati molto probabilmente cambieranno, la domanda potrebbe avere una contrazione per lungo tempo, addirittura fino al 2021. Quindi per le imprese esportatrici, e ad  Arezzo ce ne sono molte vocate all'export, sarà una fase molto difficile. 

Molti Paesi europei e gli Stati Uniti sono entrati nella fase di emergenza con oltre un mese di ritardo rispetto all'Italia. Quando le nostre imprese ripartiranno, potranno comunque pensare di trovare gli stessi mercati di riferimento?

Non è detto. I paesi in cui il lockdown è scattato più tardi, potrebbero riaprire in tempi successivi frontiere e mercati. Quindi le aziende si troveranno ad affrontare anche una nuova sfida. Non si tratterà a quel punto solo di trovare nuovi mercati, ma anche di ripensare le fasi produttive. 

Come?

Ad esempio la filiera potrebbe essere accorciata. Si potrebbe iniziare concretamente a pensare a quell'economia circolare della quale si è cercato di parlare ma senza riuscire a stimolare un dibattito realmente proficuo. 

Ma quali sono gli scenari più probabili che ci dobbiamo aspettare?

Sono due, uno positivo e uno negativo. Nel primo caso potremmo assistere ad una euforia da ripartenza, come spesso è avvenuto dopo le guerre, che potrebbe dare un'impulso all'economia. Nel caso di Arezzo settori come l'oreficeria e l'alta moda potrebbero riprendere vigore in seguito alla voglia di tornare alla normalità, a bisogno di uscire di nuovo, frequentare amici e luoghi di intrattenimento. Uno stile di vita insomma, che comprenda anche oggetti o abiti di lusso. 

Nel caso peggiore, invece, se le persone continueranno ad avere paura e dopo i sacrifici affrontati in questi mesi decideranno di fare una vita più parsimonionsa, allore le imprese di questi due settori dovranno aspettarsi momenti difficili. 

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Si tratta naturalmente di ipotesi: perché non si può ancora fare una vera previsione. Il cambimento e la ripresa dovranno partire infatti dalla testa delle persone. E da come decideranno di affrontare con le prossime fasi che ci attendono. 

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