Peggio di una guerra per le imprese di Arezzo. "E non c'è un piano Marshall all'orizzonte"

I giovani imprenditori di Confindustria Anselmi e Fumagalli sulla riapertura delle fabbriche: "Momento durissimo, mancano ordini e lavoro. Una situazione mai vissuta prima. Occorrono ben altre misure per rimettere in moto l'economia"

Come farà il cuore produttivo della provincia di Arezzo a tornare a battere? Quante scariche (e quanto potenti) serviranno per riattivare il meccanismo inceppato? L'economia si ferma per decreto, ma per decreto non riparte, aveva sottolineato Confindustria all'inizio dello scorso aprile. E adesso che le riaperture delle fabbriche sono realtà, si può constatare come numerose imprese, pur potendo ripartire, stanno stentando, per mancanza di lavoro, di ordini, di liquidità.

Una prospettiva sulla situazione aretina la offrono due imprenditori Under 40 del territorio, Eleonora Anselmi dell'azienda Chimera Gold, presidente dei Giovani Industriali della Toscana, e Francesco Fumagalli di Grafiche Badiali, vice presidente di Confindustria Toscana Sud con delega all'education. Entrambi sono candidati come vicepresidenti nella squadra di Riccardo Di Stefano, in corso per la presidenza nazionale dei Giovani imprenditori di Confindustria.

Come giudicate l'operato del Governo negli ultimi due mesi di emergenza, sul versante imprese?

Fumagalli: “La mia azienda, facendo parte della filiera delle imprese necessarie, è rimasta sempre aperta, anche se i contraccolpi del lockdown sono evidenti. Il Governo è stato deficitario nella Fase 1, soprattutto nella parte della comunicazione. Poco chiaro, ad esempio, il sistema dei codici Ateco sulle aperture. L'arrivo alla fase 2 è stato un po' troppo lungo e complicato. Come è stato detto sarcasticamente, la Fase 2 è la Fase 1 in maniche corte. Si sarebbe potuta fare una valutazione, ad esempio, azienda per azienda. Sono state chiuse attività con spazi enormi, che avrebbero potuto gestire in sicurezza il lavoro anche in precedenza. Aggiungo che i decreti annunciati di notte e nel fine settimana non hanno dato il tempo agli imprenditori per potersi mettere in regola tempestivamente con le disposizioni. Penso poi a quello che è stato fatto finora: soldi a pioggia, iniziative raffazzonate e poco utili per far ripartire davvero l'economia”.

Anselmi: "Un'azienda su cinque in Toscana è ancora chiusa. Sono oltre 800mila nella regione. Le domande per la cassa integrazione in deroga riguardano 86mila lavoratori. Siamo di fronte a una situazione di contrazione molto forte. Quando eravamo ancora nella Fase 1, avremmo dovuto progettare di già la Fase 3, non solo quella 2".

Ad una prima analisi, con le misure adottate dal Decreto Rilancio da 55 miliardi ci sono cambiamenti sostanziali?

Anselmi: "Gli interventi previsti in materia di fiscalità e le misure di rafforzamento patrimoniale sono di ristoro alle imprese. È però importante che tutti i provvedimenti siano accompagnati da una strategia di rilancio degli investimenti, pubblici e privati, necessari per il sostegno della domanda in questo contesto di crisi".

Fumagalli: "Sicuramente contiene alcune cose buone, accoglie una parte di richieste provenienti dal mondo dell'impresa, come l'intervento sull'Irap e lo smaltimento dei debiti delle pubbliche amministrazioni, purtroppo salta agli occhi che le risorse messe in campo sono molto frammentate e questo rischia di diluire eccessivamente i denari messi sul tavolo limitandone l'efficacia".

Una panoramica delle aziende dell'Aretino. Quali prospettive?

Fumagalli: "Mancano gli ordini e manca il lavoro. Arezzo ha una vocazione manifatturiera ed è stata tra le aree più penalizzate dal lockdown. Penso alla mia azienda: gran parte del movimento lo generano le fiere. Stesso discorso vale, ad esempio, per l'oro. E il blocco degli eventi fieristici è fortemente penalizzante. Occorrerà battere strade nuove".

Anselmi: "Un ritorno a livelli di occupazione, di Pil, di fatturato pre-Covid? Non so quando si potrà fare. La chiusura totale ci ha portato nel breve periodo a un crollo della produzione. Ma soprattutto ci saranno gravi ripercussioni nel lungo periodo".

Cos'altro occorrerebbe fare?

Fumagalli: "Faccio presente che la pubblica amministrazione ha debiti imbarazzanti nei confronti delle imprese. La Pa è uno dei peggiori pagatori del tessuto economico. Più che soldi a pioggia, bisognava attivare paracadute nei confronti delle banche per garantire la sopravvivenza delle imprese. Poteva essere molto più lineare, ma è stata scelta un'altra strada. Per inciso se un'azienda sana va a chiedere un prestito in banca autonomamente oggi ottiene condizioni migliori di quelle garantite dal Governo".

Anselmi: "Ad alcune aziende sono stati richiesti business plan a 5 anni per attivare i prestiti agevolati. Non sappiamo come si svilupperanno i mercati nei prossimi mesi, figuriamoci anni. Non ci si può muovere in un mondo nuovo con le regole vecchie, bisognerebbe sostenere la continuità produttiva, invece la burocrazia continua a frenare questo Paese. Occorrono di certo interventi straordinari a supporto delle imprese, con azioni di semplicificazione. La liquidità è uno dei problemi più urgenti, ma serve superare la logica assistenziale: le risorse del nostro Paese sono limitate, indirizziamole dove possano fruttare".

Nel recente passato il territorio aretino ha affrontato gravi crisi economiche. Sono paraganabili a questa?

Anselmi: "La crisi finanziaria del 2008 colpì a macchia di leopardo, in questo caso la crisi assomiglia molto di più a un periodo post-bellico. E quindi occorrono misure di ricostruzione".

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Fumagalli: "Oso anche di più. Durante la seconda Guerra Mondiale ci sono stati grandi Paesi come gli Stati Uniti che si sono salvati dalle devastazioni sul proprio territorio. Nessun angolo del globo si è invece salvato dal Covid. Servono sostegni maggiori rispetto a un periodo post-bellico. Occorrerebbe un piano Marshall, che però all'orizzonte non si vede".

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