Il messaggio ai suoi 500 dipendenti: "Riguardatevi, torneremo". E' la prima cassa integrazione della Lem in 46 anni

Il gruppo è specializzato nei trattamenti di accessori di alta moda. Daniele Gualdani costretto a chiudere gli stabilimenti di Levane, Arezzo e Monte San Savino: "Ma garantiamo l'anticipo della cassa e dei ratei di ferie e tredicesime per dare tranquillità"

Daniele Gualdani, imprenditore del gruppo Lem

Entra in cassa integrazione per Covid-19 anche il gruppo Lem Industries, complesso di sette stabilimenti della provincia di Arezzo che dà lavoro a quasi 500 dipendenti e che collabora con le principali maison della moda mondiali, realizzando per loro trattamenti di superfice galvanica e verniciatura su accessori di borse, calzature e capi di abbigliamento. Un'impresa che negli ultimi tre anni è cresciuta a ritmo impetuoso, compreso tra il 20% e il 30% annuo.

"Abbiamo 46 anni di storia alle spalle, siamo un gruppo solido: mai un giorno di cassa integrazione. Accadrà per la prima volta - dice l'imprenditore Daniele Gualdani -. Siamo costretti a chiudere, come tutto il comparto del fashion. Ed è giusto così. Una mossa tardiva, forse, ma non voglio puntare il dito contro il nostro Governo. Tutto il mondo ha sottovalutato quello che stava accadendo in Cina. E mentre adesso a Pechino si stanno riprendendo, tocca a noi fare i conti con l'emergenza del contagio. Chissà per quanti mesi ancora".

Il vostro gruppo aveva affrontato altre crisi?

"In 46 anni di attività, prima con mio padre e poi quando ho preso le redini io, mai era stata usata la cassa integrazione. Era una sorta di bandiera che sventolavo con orgoglio familiare e aziendale. Eppure sì, le crisi c'erano state: le due Guerre nel Golfo, l'11 settembre, il 2008: ma finora né Saddam Hussein, né Bin Laden, né i derivati sui mutui americani erano riusciti a fermarci. Ce l'ha fatta il Coronavirus".

Fermata ogni attività, quindi?

"Sì, certo. Abbiamo base a Levane, ad Arezzo, a Monte San Savino. Tutto fermo. Avremmo dovuto inaugurare a breve un nuovo stabilimento, a Marciano della Chiana. Ma ovviamente questa apertura slitterà, siamo attivi solo con la holding del gruppo Lem Industries Spa che opera per il supporto a tutte alle altre aziende che sono produttive”.

Lei è anche vice presidente della sezione meccanica di Confindustria Toscana Sud, quali prospettive intravede?

"Sono in contatto costante con gli imprenditori di Confindustria. Purtroppo gli scenari non sono affatto tranquilli. Uno studio Cerved ha tratteggiato due possibilità: una positivista, che vede il contenimento del virus entro maggio e un'altra negativista che vede tempi molto più lunghi, fino alla fine dell'anno. Nel primo caso, la situazione economica, con il ritorno ai consumi pre-Covid, si dovrebbe avere dopo quattro mesi dalla fine dell'emergenza, quindi prima della fine dell'anno. Mentre con il secondo scenario ci potrebbero essere gravi ripercussioni per tutto il 2021. Ecco, prendo per buona la prima ipotesi. Quando torneremo bisognerà essere pronti a cogliere le opportunità del mercato".

Cosa ha detto ai suoi dipendenti prima della serrata?

"Ho mandato loro un messaggio: 'proteggetevi in questi giorni e proteggete la vostre famiglie'. Perché abbiamo bisogno di tutti quando riapriremo i battenti. Per cercare di garantire loro un po' di tranquillità, come azienda ci facciamo carico di garantire l'anticipo della cassa integrazione e dei ratei di ferie e tredicesime. Per tornare più forti, il prima possibile". 

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