Economia

Incomprensioni, divergenze e quell'accusa che filtra: ''Troppo accentratore''. Boldi adesso ha il cerino in mano

Dopo le dimissioni di tre consiglieri dal Cda di Arezzo Fiere e Congressi, il presidente deve trovare in fretta una strada per uscire dall'empasse

Andrea Boldi

E adesso che succede ad Arezzo Fiere e Congressi? Il cerino ce l'ha in mano il presidente Andrea Boldi, messo con le spalle al muro dalle dimissioni di Cristiano Cini, Anastasia Mancini e Michele Morelli, rappresentanti di Provincia e Comune. Un consiglio d'amministrazione dimezzato con una sortita inattesa fino a un certo punto: da mesi infatti filtravano indiscrezioni sui rapporti sempre più tesi nella stanza dei bottoni, confermati dalla bomba di ieri mattina. 

Una presidenza troppo accentratrice quella di Boldi, che soprattutto nell'ultimo periodo aveva creato fibrillazioni dentro il Cda e pure fuori: questo è quello che trapela. La polemica con il Comune di Arezzo, divampata a metà novembre, ha acuito la crisi, alimentata dai conti in perdita dell'ente e dalle difficoltà oggettive nel trovare una soluzione celere ed efficace per ripianare i debiti.

Incertezze sul futuro e sulle strategie di risanamento, inerzia della Regione (socio di maggioranza di Arezzo Fiere), litigiosità tra soci: questi alcuni dei motivi che hanno spinto Cini, Mancini e Morelli a fare un passo indietro. Tutto ciò con l'aggravante di un Cda quasi esautorato dal decisionismo del presidente, sempre più propenso a un accordo con Ieg per monetizzare la cessione di ArezzoOro e Gold/Italy, accordo osteggiato dai soci di minoranza.

Insomma, un groviglio di incomprensioni e divergenze di vedute allargate fino al piano industriale di Arezzo Fiere, che sarebbe stato messo a punto da Boldi senza il coinvolgimento fattivo del Cda. Da qui il sasso nello stagno lanciato dai tre consiglieri dimissionari, per ottenere un indirizzo politico più chiaro e definito per l'ente, un impegno più concreto della Regione e magari anche un direttore capace, in grado di assicurare una vera collegialità oltre che un cambio di marcia sul piano amministrativo e progettuale.

La politica, almeno per ciò che concerne le dimissioni, non c'entra: Cini, Mancini e Morelli sono tre tecnici che hanno rappresentato a titolo gratuito la Provincia e il Comune di Arezzo. Dove invece la politica dovrà recitare una parte decisiva, è su ciò che accadrà nei prossimi giorni. Boldi adesso è rimasto solo con il consigliere Elio Vitali, chiuso in un diplomatico e comprensibile silenzio. Dopo la spada di Damocle dei bilanci in rosso, lo scontro frontale con Ghinelli e un Cda mutilato, deve trovare in fretta una strada per uscire dall'empasse.

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