I peccati mortali di logica e dibattiti - Seconda puntata

Eccoci alla seconda parte delle fallacie logiche che, essendo ignorate da molti nei dibattiti anche se conosciute da secoli, abbassano la qualità dell’interazione umana. L’argumentum ad hominem e il ‘polverone’ Quando uno dei molti...

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Eccoci alla seconda parte delle fallacie logiche che, essendo ignorate da molti nei dibattiti anche se conosciute da secoli, abbassano la qualità dell’interazione umana.

L’argumentum ad hominem e il ‘polverone’

Quando uno dei molti partecipanti in dibattiti reali e virtuali è a corto di argomenti e si ritrova messo all’angolo solitamente ricorre all’attacco personale, comunemente noto tra chi ha studiato bene come argumentum ad hominem.

Nonostante questo sia facilmente individuabile e smascherabile e possa segnalare la fine del dibattito semplicemente facendo notare che se questo è quel che ha da dire il tanghero di turno questi sta ammettendo indirettamente la sconfitta, purtroppo molti si fanno trascinare nel gioco di Lorsignori e replicano andando a finire fuori tema.

E’ d’altronde evidente che, come è sempre stato, chi fa numero non fa testo e chi fa testo non fa numero (vediamo se mi fregano anche questa senza citare la fonte).

L’attacco personale viene portato avanti solitamente con l’intento di screditare la persona che ha detto una cosa perfettamente valida e alla quale non si è capaci di replicare in quanto è vera e spesso conclusiva.

Da secoli i retori da due soldi ricorrono a mezzucci del genere per far finta di aver prevalso in un dibattito, o quantomeno per cercare di evitare una sconfitta ovvia.

Un altro metodo particolarmente usato dai tangheri moderni e altrettanto ovviamente significante la sconfitta è quello che in dialetto toscano si potrebbe chiamare ‘polverone’, ovvero il tentativo di sviare l’attenzione dal tema del dibattito nel quale si è capito di non poter prevalere sparando a caso una serie di argomenti nemmeno troppo vicini al tema, sempre nel tentativo, che talvolta riesce, di evitare l’ovvia sconfitta.

Quest’ultimo metodo è particolarmente usato in politica, ad esempio quando il sostenitore di un certo partito che sa (talvolta anche dall’inizio) di aver torto su un tema che però deve difendere per ordini di scuderia (anche se qui più che di cavalli si tratta spesso di somari), inizia a sparare sull’avversario accusandolo di essere sostenitore di un partito o di un sistema legato genericamente al ‘malaffare’ oppure portando esempi specifici di porcate fatte da persone anche diverse e comunque certamente in ambiti diversi.

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Un esempio particolarmente ovvio di questo sono i dibattiti sui social network.

Troppi sono purtroppo incapaci di distinguere l’argomento da chi lo propone, esattamente come purtroppo c’è difficoltà in Italia a distinguere tra fatti ed opinioni. E qui veniamo al punto più doloroso: l’Italia è negli ultimi posti secondo dati oggettivi e verificabili per competenze matematiche ed economiche ed è al primo posto per analfabetismo funzionale tra gli adulti. Insomma pochi sanno di cosa parlano e quello che dicono. Un peccato mortale nel Paese che ha prodotto alcuni tra i più grandi cervelli della storia dell’umanità, e che ancora produce ottimi elementi che purtroppo però spesso devono scegliere di partire o di restare avendo a che fare con dei perfetti cretini su base giornaliera; e spesso chi parte non torna se non in vacanza e se lo fa è facile che si penta.

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