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Luca Parrini, presidente nazionale degli orafi di Confartigianato

Luca Parrini, presidente nazionale degli orafi di Confartigianato

“C'è bisogno del sostegno del governo per mercato orafo”. L'appello di Confartigianato

Parrini: "Le tensioni internazionali penalizzano i principali obiettivi del nostro export. Il problema “bene rifugio”

“Visto il quadro congiunturale dei mercati internazionali ora più che mai è necessario il sostegno del governo per il rilancio dei consumi di oreficeria sul mercato interno".

Sono parole di Luca Parrini, presidente nazionale degli orafi di Confartigianato, nonché presidente provinciale per Arezzo. Una considerazione che arriva alla vigilia dell’apertura della settima edizione di Gold/Italy, appuntamento promosso da Arezzo Fiere in collaborazione con Italian Exhibition Group.

"Occorrono provvedimenti specifici di politica industriale come quelli adottati per altri settori  e una campagna di comunicazione per risvegliare l’interesse dei consumatori verso il gioiello - prosegue Parrini - Da questo punto di vista Ieg potrebbe giocare un ruolo fondamentale nel partenariato con le aziende del gioiello italiano”.

Dopo gli ultimi eventi fieristici di Vicenza, Hong Kong e Istanbul, quello aretino rappresenta l’ultimo importante appuntamento del 2019 con i protagonisti del mercato internazionale dell’oreficeria.  A Gold Italy guardano pertanto con attesa molte aziende orafe del distretto di Arezzo che sperano di poter realizzare buoni affari con i buyer che giungeranno in città per rifornire i magazzini in vista delle festività natalizie.

 “Un intervento davvero importante  – insiste il presidente nazionale degli orafi  – è quello da svolgere nei confronti del Ministero dello Sviluppo Economico e dell’ABI per sostenere le aziende orafe nelle transazioni commerciali che avvengono su alcuni mercati esteri, come ad esempio quello degli Emirati Arabi Uniti, in cui gli operatori richiedono l’utilizzo del contante come mezzo di pagamento. Occorre al più presto mettere a punto un sistema di scambio di informazioni tra Istituti di credito e le autorità preposte al rispetto della normativa antiriciclaggio per consentire alle aziende orafe di non rinunciare unilateralmente a transazioni economiche che sono fondamentali per la salvaguardia dei livelli produttivi ed occupazionali nel settore orafo. Sul versante del credito poi - conclude poi Parrini - c’è molto da fare. Occorre che le banche del territorio rimangano al fianco delle aziende orafe allo scopo di consentire il mantenimento di quei volumi di produzione necessari a garantire gli attuali livelli di occupazione”.

In generale occorre tenere presente che le tensioni sui mercati internazionali si ripercuotono sui mercati valutari e di conseguenza determinano un aumento delle quotazioni del metallo prezioso, il bene rifugio per eccellenza.  A partire dal mese di giugno e per tutto il terzo trimestre del 2019 il prezzo dell’oro ha registrato una forte spinta al rialzo arrivando a toccare nel mese di settembre i 45 euro al grammo.

Lo scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina, le tensioni derivanti dall’intervento turco nel nord della Siria, le rivolte studentesche ad Hong Kong penalizzano proprio i principali mercati di destinazione dell’export aretino: nell’ordine Dubai (che assorbe il 28% del totale del nostro export), Hong Kong (che pesa il 15%), la Turchia (9%) e gli Stati Uniti (8%).

“Lo scenario economico che le aziende orafe aretine si trovano quindi a fronteggiare -  spiega a sua volta il coordinatore della federazione degli orafa aretini, Paolo Frusone - negli ultimi mesi è caratterizzato da una domanda internazionale ancora piuttosto debole”. “Le turbolenze sperimentate dalle quotazioni del metallo prezioso naturalmente non aiutano la programmazione degli ordinativi degli operatori commerciali  - spiega Frusone - che sono assai prudenti nei nuovi acquisti, si fanno attendere per la conferma degli ordinativi registrati in occasione delle fiere o peggio ritardano il ritiro del prodotto lavorato, che rimane fermo negli stabilimenti produttivi delle aziende manifatturiere in attesa di  quotazioni più favorevoli. Le quotazioni elevate del metallo prezioso inoltre  spingono verso il basso il peso medio degli articoli richiesti dai clienti determinando di conseguenza una riduzione della redditività.  In uno scenario così complesso le 1.200 aziende del distretto orafo di Arezzo con i loro 7.890 dipendenti non gettano certo la spugna e affrontano le difficoltà di navigazione sui mercati cogliendo le opportunità che ancora offrono o possono offrire, a partire dell’evento Gold/Italy in apertura ad Arezzo”.

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