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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Economia

L'anno nero della frutta: il gelo taglia la produzione, boom dei prezzi

Il maltempo primaverile non ha risparmiato l'Aretino e le sue coltivazioni che hanno risentito dell'andamento della stagione. Il punto di Confagricoltura

 "Per il settore frutticolo il bilancio 2021 è negativo" perché "influenzato fortemente da quelle che sono state le gelate primaverili, soprattutto del 7 e 8 aprile". Per il comparto estivo, quindi su albicocche, pesche e susine, i danni da mancata produzione "vanno dal 50% al 100%, a seconda delle zone". A tracciare il quadro - come riporta l'agenzia Dire - è il presidente sezione economica frutta per Confagricoltura Toscana, Antonio Tonioni. "Per le pere i danni sulla mancata produzione vanno dal 40% all'80%, in base alla zona e alla varietà. Per la campagna di vendita si segnalano prezzi importanti, sia in fase di produzione che di consumo: l'aumento è legato alla poca offerta. Il prodotto, comunque, oltre a essere poco, non ha avuto una larga vendita". Anche sulle mele le gelate hanno fatto danni "ma in maniera più lieve: la mancata produzione in questo caso oscilla dal 20% al 70%. Per la vendita i prezzi sono più o meno in linea con quelli dell'anno scorso: si registrano aumenti su varietà come Stayman o Fuji, stabile il mercato del Golden".

Danni anche ad Arezzo

Sulle aree più colpite, prosegue, "direi che è tutta la Toscana ad aver avuto problemi: dalla zona di Arezzo-Siena, a quella fiorentina. Anche la costa ha risentito delle gelate". Poca produzione, ma almeno di qualità ottima: "Le forti escursioni termiche che ci sono state nel periodo della maturazione, da agosto a ottobre, hanno creato un'annata da record a livello organolettico. Meno prodotto, dunque, ma di altissima qualità". Confagricoltura, quindi, si sofferma anche sulla battaglia condotta dai lavoratori dell'Ortofrutticola del Mugello, la fabbrica di marron glacé di Marradi (Firenze) che la proprietà vuole chiudere per trasferire la produzione a Bergamo: "Pieno sostegno ai lavoratori", afferma Rita Neri, responsabile del settore castanicolo dell'associazione di categoria toscana. "Alla sede di Marradi- aggiunge- è in corso un sit-in di protesta, assolutamente apolitico, in modo che non venga portato via niente da quella azienda. Questa azienda è storica: ha una decina di dipendenti fissi e 80 stagionali che però, da 36 anni, vengono sempre riassunti. Se la fabbrica chiude, viene colpito tutto il comparto castanicolo del territorio. Non capiamo le ragioni di questa scelta, parliamo di un'azienda sana, con bilanci sempre positivi".

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