"La fine di Banca Etruria si sarebbe evitata, se qualcuno avesse voluto"

Fabio Faltoni, segretario della Fabi di Arezzo, paragona il caso della crisi dell'istituto di credito aretino con quelle di altre banche, sottolineandone la diversa gestione

"La crisi della nostra vecchia BancaEtruria venne risolta, come ben ricordiamo, con un provvedimento di “risoluzione”, vennero cioè sacrificati i soldi degli azionisti e dei clienti che possedevano le obbligazioni subordinate. Dopo la separazione della banca fra una parte “bad” e una parte “buona”, questa venne messa all’asta, assieme ad altre tre banche dette anch’esse “regionali”. Poi, l’intervento di UBI e siamo già all’oggi". Attacca così una nota di Fabio Faltoni, sindacalista in Ubi Banca e segretario provinciale coordinatore della Fabi – Federazione Autonoma Bancari Italiani.

Ma oggi - continua la nota - continuiamo a vedere come altre crisi bancarie (Popolare di Bari e Carige, ad esempio) vengano per fortuna risolte in maniera molto meno violenta della nostra, con giusti e doverosi interventi pubblici o del sistema bancario, tramite il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Per non parlare di altri Paesi europei, che usarono e ancora usano soldi pubblici per salvare le loro banche.

Nessuno parla più, per fortuna, di “bail-in”, anzi, anche in questi giorni abbiamo letto autorevoli pareri sulla necessità di abolirla quella legge; una legge che venne applicata – seppur in  maniera molto strana – per la piccola BancaEtruria che, evidentemente, non si poteva (voleva?) salvare diversamente, non si poteva salvare come invece erano sempre state salvate le banche prima, e come si sarebbero salvate anche dopo. Il presidente del Fondo Interbancario Salvatore Maccarone (che si rese all’epoca disponibile a salvare Etruria) ha definito il bail-in “gravoso, minaccioso, iniquo, sostanzialmente inutile”. Il presidente dell’ABI-Associazione Bancaria Italiana Antonio Patuelli sostiene, non da oggi, che va abolito, anche perché in contrasto con la nostra Costituzione.  

Insomma, lo sconquasso del “caso Etruria” nei nostri territori e nel sistema bancario nazionale, la gogna mediatica per i lavoratori e i processi a loro carico, nonché la fine ingloriosa di una banca, si sarebbero potuti evitare benissimo, se solo qualcuno avesse voluto.

Nell’interessante libro “Risoluzione di una crisi” (Bancaria Editrice, di vari autori e a cura di Roberto Nicastro, ex presidente delle banche-ponte e ora vice presidente di UBI) si legge che se la Commissione europea avesse consentito all’Italia di gestire le crisi delle 4 banche utilizzando il Fondo Interbancario, non si sarebbe consumata una palese ingiustizia a danno dei possessori di obbligazioni subordinate, sottoscritte anche anni prima dell’entrata in vigore del bail-in. Non solo, ma si legge pure che nelle 4 banche si è assistito, nell’ambito delle procedure di risoluzione, a una sovrapposizione di competenze tra le varie Autorità che hanno ingenerato conflitti e ritardi nell’assunzione delle decisioni.

Insomma, anche se serve a poco, non siamo più i soli a sostenere che per BancaEtruria, tutto quello che non doveva succedere, accadde.

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