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Fase 2. Il grido di Cna. Binazzi: "Si riparta o molte aziende resteranno chiuse per sempre"

“Il fermo in queste condizioni le imprese non se lo possono più permettere, strette tra l’emergenza sanitaria e quella economica per il crollo del fatturato e della domanda"

“Progressiva riapertura delle attività con un protocollo di misure di sicurezza chiare e sostenibili”. Sono le due priorità sollecitate da Franca Binazzi presidente Cna Arezzo per accelerare la Fase 2 così da "non pregiudicare la tenuta del sistema economico messo a dura prova dal lockdown che proseguirà fino al 3 maggio. Il decreto liquidità ha deluso le aspettative di far arrivare con tempestività alle imprese le risorse di cui hanno bisogno per fronteggiare l’emergenza economica causata dal Covid 19: troppi ostacoli e poco tempo per il rimborso, quando invece servirebbero procedure semplici e veloci e almeno 10 anni per restituire il credito”. 

“Il fermo in queste condizioni le imprese non se lo possono più permettere, strette tra l’emergenza sanitaria e quella economica per il crollo del fatturato e della domanda", prosegue ancora la presidente Binazzi per la quale "un mancato rapido riavvio causerebbe danni incalcolabili al sistema imprenditoriale, rallentamenti e paralisi in larghe fasce produttive di beni e servizi. Si stabiliscano quindi le massime condizioni di sicurezza ma si riparta in tempi brevi altrimenti molte aziende resteranno chiuse per sempre. Artigiani e piccole imprese chiedono a gran voce di allentare i blocchi, ma anche la disponibilità di dispositivi di protezione, a partire dalla mascherine, senza abbassare la guardia ed i controlli sulla diffusione del contagio”.  

“In questa fase diventa difficile capire perché un professionista possa lavorare nel suo studio, mentre all’artigiano che lavoro da solo nel proprio laboratorio o nel pieno rispetto di tutti i protocolli sia impedito di farlo - continua la vice presidente regionale Cna - La strada del riavvio richiede una roadmap per una riapertura ordinata ed in piena sicurezza, senza ricorrere ai codici Ateco, all’appartenenza alle filiere essenziali, alle deroghe specifiche. Il requisito diventa il rispetto delle misure precauzionali e, con il protocollo anticontagio, la ripresa non in ordine sparso ma con un piano operativo di aperture programmate in grado di condurre il sistema produttivo verso la piena ripresa dell’attività.

Come Cna Toscana facciamo appello al governatore Rossi per un tavolo regionale nel quale costruire un “patto per la fiducia” tra Regione Toscana, Inail e servizi sanitari, associazioni di imprese e sindacati per la gestione dell’operatività nel corso dell’emergenza evitando contrasti che vanifichino gli sforzi. L’obbiettivo è elaborare le linee guida della riaperture in sicurezza, definendo tempi e modalità, regole certe, sostenibili e attuabili. Serve garantire l’approvvigionamento dei dispositivi di protezione, con finanziamenti a fondo perduto per gli investimenti delle imprese. Tornare nei laboratori, nelle fabbriche, nei locali produttivi e di servizi in una fase in cui l’emergenza sanitaria perdurerà ancora a lungo richiede interventi ripetuti ed onerosi per la sanificazione degli ambienti, la riorganizzazione degli spazi lavorativi, la nuova mobilità da e per i luoghi di lavoro, la reperibilità di mascherine certificate e tutto quanto necessario al distanziamento per il contenimento del contagio.

E allora artigiani e piccole imprese fanno appello a tutti i soggetti, pubblici e privati, perché si faccia in fretta. Mentre le nostre attività sono chiuse, la maggioranza delle aziende in Germania è aperta, come in Polonia ed Ungheria ed in generale sono a regime quelle degli altri paesi del nord Europa, mentre Austria e Danimarca interromperanno la serrata subito dopo Pasqua. Le nostre aziende, se non riapriranno in fretta, presto si troveranno a fare i conti con un mercato che nel frattempo si sarà riposizionato, con la difficoltà di recuperare spazi che altre imprese, di altri Paesi, avranno occupato”.

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