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Qualcuno chiude, altri resistono (per ora). Le industrie di Arezzo e l'emergenza: lo spettro del blocco dell'Europa

C'è chi supporta la sanità, chi è impegnato nella filiera agroalimentare. Le maggiori aziende, nonostante gli ordini in calo, cercano di continuare a produrre. In vigore scrupolose misure di sicurezza. Nuovi fondi per la cassa integrazione dalla Regione

Il tessuto produttivo di Arezzo è fortemente rallentato, ma ancora non si arresta. Tra le imprese manifatturiere più grandi della provincia che hanno stoppato la produzione ci sono al momento soltanto Baraclit, azienda di prefabbricati con base a Bibbiena, e il simbolo del distretto orafo, l'Unoaerre di San Zeno. Per ora. Ci sono poi alcune imprese più piccole che hanno optato per la serrata, soprattutto nel settore orafo. Con l'economia globale che si sta bloccando, d'altronde, gli ordini sono congelati. Presto nuove chiusure arriveranno per via dell'esplosione dell'emergenza in Europa, Francia in primis.

Laddove possibile, le imprese concedono la possibilità di lavoro da remoto, dove non si può, è in vigore il protocollo, condiviso con i sindacati, "di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro". Ma è possibile che nei prossimi giorni si verifichino ulteriori chiusure. Tra le imprese con più dipendenti, Prada (Terranuova Bracciolini) continua a produrre, ma lo hanno fatto finora anche Chimet (Badia al Pino), Abb e Power One (Terranuova), la Lem (Levane), la AeC (Subbiano), la Tratos Cavi (Pieve Santo Stefano), la Miniconf (Ortignano), la Borri (Bibbiena), la Ceia (Badia al Pino), la Saima (Indicatore), Ittedi (Arezzo) e le maggiori realtà produttive dell'Aretino.

Imprese e Coronavirus, le storie

Da segnalare che il gruppo Zucchetti di cui fa parte la Zcs di Terranuova è impegnato nella realizzazione di software utili in Lombardia in questo momento di emegenza sanitaria. La Chimera Gold continua a lavorare, anche se con scrupolose misure di sicurezza studiate assieme ad esperti come il professor Marcello Caremani. Due aziende di confenzioni, la Bilò di Levane, la Busatti di Anghiari la Ade di Castiglion Fiorentino hanno riconvertito la produzione per realizzare mascherine per l'emergenza. Continua a operare anche la Seco di Arezzo, che con i suoi software è al fianco di aziende che realizzano supporti medicali. Aperte, ovviamente, stabilimenti della filiera agroalimentare del territorio, come Buitoni a Sansepolcro e il pastificio Fabianelli di Castiglion Fiorentino, che ha deciso una copertura assicurativa integrativa in caso di contagio da Coronavirus per i suoi 50 dipendenti delle linee produttive: cento euro di diaria giornaliera, per il ricovero giornaliero oltre il settimo giorno – prima c’è la franchigia – e tremila euro di indennità di convalescenza in rata unica.

Cassa integrazione in deroga

Intanto, arriva l'annuncio di ulteriori stanziamenti per la cassa integrazione in deroga. Il Governo con il decreto legge Cura Italia ha stanziato oltre 3 miliardi di euro. Ad esse, in Toscana, si aggiungono 60 milioni dalla Regione, frutto di precedenti economie fatte. Lo ha annunciato ieri l'assessore regionale a Lavoro, formazione ed istruzione, Cristina Grieco, che precisa: “Si tratta di una misura molto attesa da imprese e lavoratori, attualmente in grande apprensione e difficoltà a causa degli impatti devastanti connessi all'adozione delle indispensabili ma pesanti misure di contenimento e gestione dell’emergenza sanitaria. Come Regione ci siamo fatti trovare immediatamente pronti e già oggi abbiamo sottoscritto l'accordo con le parti sociali”.

E' possibile richiedere informazioni sulle procedure di cassa integrazione in deroga contattando i recapiti telefonici 0554382338, 0554382347 o 0554382093 dal martedì al giovedì dalle 10 alle 13, oppure scrivendo una mail a cigsderoga@regione.toscana.it.

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