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Export, Arezzo cresce sulla scia del metallo prezioso: nel 2020 aumento del 24 per cento

Secondo la Camera di Commercio la principale voce dell'export, i metalli preziosi, influenza fortemente l'andamento complessivo della provincia: nell'anno 2020 i flussi verso l'estero sono stati pari a poco più di 7 miliardi di euro, in crescita di oltre 2,8 miliardi

Le esportazioni della provincia di Arezzo, sulla base dei dati pubblicati dall’Istat, si sono attestate nel 2020 ad oltre 11,4 miliardi di euro, in crescita del 24,5% rispetto al 2019. Un risultato importante per il territorio.

"I dati finali del 2020 evidenziano ancora una volta come l’export rappresenti l’elemento trainante del sistema economico della nostra provincia – sottolinea Massimo Guasconi presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena e di Unioncamere Toscana - Le vendite estere del territorio aretino rappresentano il 28% del totale regionale, precedute solo da quelle della provincia di Firenze (34%).La provincia di Arezzo ottiene la migliore performance a livello regionale ed insieme a quella di Siena sono gli unici due territori ad incrementare le vendite all’estero rispetto al 2019".

Come sempre, la principale voce dell'export, i metalli preziosi, influenza fortemente l'andamento complessivo della provincia: nell'anno 2020 i flussi verso l'estero sono stati pari a poco più di 7 miliardi di euro, in crescita di oltre 2,8 miliardi di euro in termini assoluti e del 65,6% in termini relativi. Per dare la dimensione dell’exploit che sta vivendo il settore basti considerare che nel 2018 le esportazioni erano state pari a circa 2,3 miliardi: in due anni, quindi, sono più che triplicate.

"Un ruolo determinante in questa crescita vertiginosa lo ha giocato sicuramente anche il prezzo della principale materia prima utilizzata, l'oro - commenta il segretario generale della Camera di Commercio di Arezzo-Siena Marco Randellini- nel corso del 2020le quotazioni in euro sono cresciute in media del 24,4%, mentre nel periodo 2018-2020 l’incremento è stato pari a +44,3%. Nonostante la spinta del prezzo dell’oro, quindi, è evidente che c’è stata una contemporanea crescita anche in termini di volume delle vendite.Altrettanto non si può invece dire per il comparto “gemello” della gioielleria e oreficeria che, nonostante l’impulso fornito al valore delle vendite dalla crescita del prezzo dell’oro chiude il 2020 con un passivo di -29,1% rispetto al 2019: il fatturato estero delle imprese orafe aretine si ferma a 1,5 miliardi di euro, con una flessione di oltre 620 milioni di euro rispetto all’anno precedente. Meno negativo è il dato del quarto trimestre che fa registrare una  perdita molto più limitata (-1,3%)".

dati provinciali export-2

Anche gli altri due distretti orafi nazionali mostrano chiari segnali di difficoltà:in particolare Valenza Po (Alessandria) accusa una flessione del 44% dovuta principalmente al crollo della Svizzera (-75,4%), in parte compensato dalla crescita a 3 cifre dell’Irlanda (+231,5%), nuovo hub per la distribuzione commerciale. Vicenza, infine,registra una flessione del 21,4%.

Analizzando i principali mercati di riferimento dell’export orafo aretino, continua la crisi di vendite negli Emirati Arabi Uniti (-46,3%), così come Hong Kong (-47,8%), Francia (-1,2%),Turchia (-33%) e Repubblica Dominicana (-26,7%). Al contrario, Stati Uniti (+1,9%) e Sudafrica(+248,9%) contribuiscono a contenere le perdite. 

Il comparto della moda, grazie anche ad un ottimo quarto trimestre (+46,1%), chiude il 2020 con una crescita delle esportazioni dell’8,9% che porta il valore delle vendite all’estero a 890 milioni di euro. Non tutte le specializzazioni hanno però recuperato le perdite di inizio anno: hanno infatti chiuso in negativo sia il tessile (-36,7%) che le calzature (-13,9%). Positivo, invece, il bilancio per l’abbigliamento (+20,7%) e per la pelletteria (+19%).

Fra le altre tipologie merceologiche, risultano in crescita prodotti alimentari (+18,7%), bevande (+4,8%), legno e prodotti in legno (+0,4%), prodotti chimici (+16,7%) e prodotti farmaceutici (+4,2%).

Al contrario, sono in flessione agricoltura (-25,7%),articoli in gomma e materie plastiche (-5,7%), altri prodotti della lavorazione dei minerali non metalliferi (-45,5%), prodotti in metallo (-17,7%), elettronica ed elettromedicale (-3,4%), apparecchiature elettriche (-18,2%), macchinari (-3,5%), autoveicoli e mezzi di trasporto (-15,4%) e mobili (-34,9%).

"Confortante -prosegue Marco Randellini- l’ottimo risultato del settore agroalimentare e la ripresa della moda, pur con le difficoltà delle componenti tessile e calzature. Per un pieno recupero del nostro export, secondo il rapporto di previsione ICE –Prometeia occorrerà attendere comunque ancora 12/18 mesi. Appare invece più complessa la situazione del mercato interno: qui determinante sarà il completamento della campagna vaccinale e la piena operatività del Recovery Fund. Con il conseguente riavvio degli investimenti privati e pubblici avremo sicuramente una significativa ripresa dei consumi interni e con il raggiungimento degli obbiettivi del piano vaccinale  un settore strategico per il nostro paese quale è quello turistico potrà finalmente avviarsi ad un agognato ritorno ai livelli pre-crisi pandemica".

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