Noi alziamo l'età pensionabile, la Germania la riduce

Un contributo da parte di Roberto Maruffi

Anziane con badante

Noi alziamo l’età pensionabile, altri la riducono. Sono ormai decenni che la Repubblica Italiana innalza continuamente l’età pensionabile. Ormai nessuno sa più quando, e se, potrà percepire la pensione. Come ormai sappiamo, l’incapacità di gestire i noti, ed illegali, parametri contabili europei, ha fatto sì che i tremebondi governi italiani che si sono succeduti nel tempo, non hanno saputo far altro che obbedire a bacchetta ai diktat proveniente dal nord.

Disposizioni sbrigative che sono andate all’assalto dello stato sociale, principalmente delle pensioni e della sanità. Sulla sanità c’è purtroppo poco da aggiungere a quello che ci siamo già detti, se non cambiamo strada il destino è il razionamento dei farmaci negli ospedali, al di là, ed è giusto sottolinearlo, dei salti mortali che stanno facendo le regioni, e la Toscana in particolare, per impedirlo.

L’argomento pensioni è stato gestito con più prudente accortezza. All’inizio venne capitalizzata la giusta indignazione popolare per la possibilità che avevano i dipendenti pubblici di andare in pensione con 20 anni di lavoro. Ebbene, con questo grimaldello, e sfruttando una delle periodiche crisi economiche, venne rimossa questa possibilità, legittimando, e questo era l’obbiettivo, l’assalto al sistema pensionistico. Dopo di che, complici le frottole economiche di Lorsignori, i più si sono assuefatti alla prassi che l’età della pensione possa essere rinviata a piacimento, come anche ora avviene, con una scusa o con un’altra. D’altra parte ci possiamo aspettare di tutto da una classe politica nazionale che è stata capace di creare il dramma umano degli esodati. Anche a questo proposito, vi ricorderete senz’altro i tanti soloni, sfortunatamente ancora in giro, che sino a pochi mesi fa giustificavano qualunque nefandezza perpetrata sulla pelle degli italiani con “L’Europa lo vuole”, o altre simili fesserie. E, purtroppo, c’è ancora chi ci crede.Ma non basta.

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Un certo allungamento del periodo lavorativo può essere giustificato, almeno in via generale, dall’allungamento dell’aspettativa di vita. L’ingiustificabile avviene in ordine all’importo della pensione. In breve, il sacrosanto concetto che la pensione, data alla giusta età, deve garantire una serena vecchiaia, si è completamente perso. E’ stata installata nel cervello di gran parte dell’opinione pubblica l’idea che, sempre in nome dei mitici parametri europei, o di altri consimili espedienti truffaldini, l’importo della pensione debba essere calcolato, sintetizzo ma tanto ci capiamo, in base ai contributi versati. In apparenza potrebbe sembrare una buona idea, peccato che questo porta, dato anche l’andamento della nostra economia negli ultimi 15 anni, a condannare intere generazioni alla fame. Tale è la cruda realtà dei fatti, piaccia o non piaccia. E questo in un paese come il nostro, dove la larga maggioranza delle pensioni sono già ora scandalosamente basse, peraltro a fronte di troppe pensioni scandalosamente alte. Il tutto, mi spiace doverlo sempre sottolineare, senza tener conto che chi sa che percepirà pensioni da fame, se le avrà, già da ora non contribuisce certamente all’incremento dei consumi, né mai, andando avanti di questo passo, potrà farlo. Lo sapete, per concludere, quale è la nazione che sta abbassando l’età pensionabile, mentre ordina agli altri di alzare la propria? Ve lo dico io: la Germania.

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