Mamma, sindacalista in smart working. Giulia: "Ci sono donne che stanno pensando di lasciare il lavoro"

"Ricordo la chiusura delle scuole e le tante telefonate che ho ricevuto da coloro che lavorano in sanità: mi chiedevano come avrebbero potuto fare dal giorno dopo, non sapevano dove poter lasciare i figli"

Giulia Da Mario della Fp Cgil di Arezzo che segue il comparto della sanità

Donne che sono state sempre al lavoro, donne che stanno pensando di lasciarlo, aziende in crisi e contratti che non si rinnovano. La condizione femminile in questo momento è particolarmente a rischio, stretta, ormai da mesi, tra la chiusura delle scuole, il lockdown, l'impossibilità di affidare i bambini ai nonni, la gestione della didattica a distanza, la difficoltà quindi di tornare al lavoro quando il 4 maggio le fabbriche hanno riaperto. Il dato nazionale la dice lunga: tra chi è rientrato nel posto di lavoro il 70% erano uomini.

E' un momento difficile per le famiglie che si pongono tanti interrogativi su come poter portare avanti la vita quotidiana. Ne parliamo con Giulia Da Mario, giovane mamma sindacalista in smart working. E' nella segreteria della Funzione Pubblica della Cgil dove si occupa del comparto della sanità, sia pubblica che privata.

"Ricordo la sera stessa di chiusura delle scuole e le tante telefonate che ho ricevuto da coloro che lavorano in sanità che mi chiedevano come potevano fare perché dal giorno dopo non sapevano dove poter lasciare i figli. Una condizione che io stessa ho vissuto, e che si è aggravata nei giorni successivi in cui il lockdown in Italia ci ha impedito di portarli dai nonni."

Come hanno reagito le donne della sanità?

"E' il settore dove il lavoro, non si è mai fermato, anzi è praticamente aumentato. E' un comparto dove c'è grande presenza di donne e in alcune strutture come nelle Rsa ad esempio hanno un'età non così elevata come invece troviamo nel settore sanitario pubblico. Normalmente il lavoro di cura, sia per anziani che per i bambini è gestito principalmente dalle donne. Quindi c'è stata sia la problematica delle giovani donne che hanno bambini piccoli nelle quali è subentrata la paura di trasmettere il virus quando rientravano in casa a riabbracciare i proprio figli, e allo stesso tempo tutta quella parte di donne che si occupa di genitori, anziani in casa, una condizione che con la chiusura dei centri diurni si è aggravata."

Come è andato l'uso del bonus baby sitter?

"In sanità ci sono stati diversi problemi, anche se il bonus è più elevato perché arriva fino a mille euro, questo comunque non è bastato. Ci sono state difficoltà nel reperire baby sitter, anche quando le hanno trovate. Nel momento in cui la baby sitter è venuta a sapere che queste donne lavoravano nella sanità si sono tirate indietro per paura del contagio. Le famiglie hanno fatto ricorso molto di più al congedo parentale di 15 giorni, un periodo che però è stato troppo corto per coprire i bisogni di due mesi."

Davvero poco per sostenere il lavoro delle donne o comunque delle famiglie:

"Secondo noi della Cgil questo periodo deve essere l'occasione per un ripensamento generale del sistema lavoro, sicuramente con lo smart working, ma c’è bisogno di un sostegno diverso perché anche quello che si prospetta a scuola a settembre è una riapertura a fasi alterne, chi ha bambini fino all'dolescenza ha bisogno di seguirli anche se fanno didattica a distanza e non si può pensare che li potranno aiutare i nonni, che sono considerati soggetti fragili e comunque non è possibile pensare che svolgano anche la funzione di educatori, di insegnanti."

Senza scuola, senza nonni, con scarse misure si sostegno. Quando il 4 maggio le fabbriche hanno riaperto, il corto circuito che si era creato, non è stato risolto.

"La nostra preoccupazione è proprio questa, molte donne non torneranno a lavorare, alcune stanno facendo questa 'libera scelta', rinunceranno al prorio lavoro per sopperire alla mancanza di welfare che adesso si sente ancora di più in Italia, una scelta in realtà condizionata da vari aspetti: da aziende in difficoltà che non rinnovano i contratti, da stipendi in media sempre più bassi degli uomini, dalla minore possibilità di fare carriera per quel lavoro di cura sempre in capo alla donna che non è riconosciuto e non è retribuito. Insomma la donna che resta a casa è il 'sacrificio minore' che una famiglia può scegliere di fare in momenti di difficoltà come questi."

Ci sono donne anche ad Arezzo che stanno pensando di lasciare il lavoro?

"Ci stanno arrivando telefonate di questo tipo, spesso si sta sopperendo con periodi di aspettatitva non retribuita dove è possibile, per cercare di mantenere il posto di lavoro, finora si è provato a mettere una toppa con le cassa integrazione, ma ci sono interi settori, come quello della sanità privata che non vede il rinnovo del contratto da oltre 10 anni e che quindi gli stipendi iniziano ad essere non più all'altezza della società, molte donne che hanno già part time per seguire bambini o anziani, stanno pensando di rinunciare al posto di lavoro. A me tutto questo fa paura come donna e ci sta facendo riflettere come organizzazione sindacale con la quale stiamo cercando di mettere in campo tutte le azioni possibili."

L'età delle persone al lavoro: la scuola ha un'età media abbastanza elevata, un altro settore dove l'impiego è soprattutto femminile. La scuola deve cambiare passo, di cosa c'è bisogno secondo voi?

"Il problema più imminente è quello degli esami della maturità dove anche qui si parla di professori con età elevata e a volte anche con patologie importanti e non c'è ancora un protocollo riguardante la sicurezza di questi lavoratori, c'è molta preoccupazione e da parte nostra attenzione molto alta. Sicuramente servirà un investimento per quanto riguarda l'organico, se pensiamo che la soluzione sembra siano i turni alterni, servirà più personale, o comunque di classi con numeri minori ed è impensabile nelle strutture che abbiamo, serve un investimento nell'edilizia scolastica che da tanti anni chiediamo. Dovrebbe essere ripensato tutto il sistema scolastico e la didattica a distanza è servita a tamponare un bisogno in emergenza, ma non è possibile pensare che sia il futuro perché la scuola è ben altro, perché la scuola serve anche per abbattere le disuguaglianze sociali, invece adesso si sono amplificate e sottolineate, sono venuti fuori problemi economici nelle famiglie che non avevano dispositivi, la scuola a volte ha sopperito."

Come Cgil siete impegnati nel confronto con gli enti pubblici per la sicurezza nei luoghi di lavoro?

"Stiamo chiedendo investimenti in personale negli enti preposti al controllo, la riapertura ha già portato infortuni anche gravi, è evidente che in momenti di crisi le prime cose che tendono a tagliare sono i costi sulla sicurezza, ma noi con tutti gli enti cerchiamo di firmare protocolli sulla prevenzione nei luoghi di lavoro, perché non sia tralasciata, ne quella per il contenimento del virus ne quella complessiva. Ad esempio regolamentando l'uso degli spogliatoi dove il rischio di contagio è più elevato."

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Calciomercato dilettanti, la tabella dei trasferimenti

  • Ciclista va in arresto cardiaco e cade rovinosamente. Rianimato: è grave

  • Coronavirus, sei nuovi casi nell'Aretino. Contagiati 19enni di ritorno da una vacanza all'estero

  • "Mio fratello era buono e solare. Lo porterò con me in un tatuaggio"

  • I 15 borghi fantasma della Toscana che dovreste visitare

  • Codice giallo per pioggia e temporali: l'elenco dei comuni aretini interessati

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
ArezzoNotizie è in caricamento