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Il nuovo decreto trasporti e il disappunto di Confindustria: "Scelta incomprensibile, va anche contro alle politiche di sostenibilità"

Tarquini: "Ridotto la portata dei carichi sui trasporti eccezionali da 108 a 86 tonnellate. Le conseguenze? Più tir sulle strade, più traffico, più inquinamento, aumento dei tempi di consegna delle merci, lavori più lenti e aumento dei costi per i consumatori"

"Più tir sulle strade, più traffico, più inquinamento, aumento dei tempi di consegna delle merci, lavori più lenti e aumento dei costi per i consumatori". Sono solo alcuni degli effetti negativi  che Confindustria Toscana Sud sostiene possano scaturire dalle nuove regole sui trasporti eccezionali contenute nel “Decreto Trasporti e Infrastrutture” approvato in via definitiva qualche giorno fa. A spiegare l’accaduto è il responsabile della Delegazione di Arezzo di Confindustria Toscana Sud Alessandro Tarquini.

Stupito per un provvedimento in totale controtendenza rispetto alla tanto menzionata e ricercata “sostenibilità”, Tarquini prende una posizione netta sull'argomento: "Il Parlamento ha inserito qualche giorno fa, nottetempo, un emendamento al decreto sulle infrastrutture che ha ridotto la portata dei carichi sui trasporti eccezionali da 108 a 86 tonnellate, inoltre non si potranno più effettuare trasporti multicarico, se non nel caso di pezzi unici indivisibili – dice Tarquini – Confindustria ha criticato fortemente il provvedimento, arrivato come un fulmine a ciel sereno, evidenziandone tutte le incongruenze ed i gravi danni conseguenti".

Secondo Confindustria, infatti, la riduzione delle portate comporterà necessariamente la presenza di più camion sulle strade - "in molti casi serviranno 2 o 3 mezzi al posto di uno" -  con aumento del traffico e dell’inquinamento, senza dimenticare le enormi difficoltà nel reperimento degli autisti, già oggi in Italia si stima che ne manchino 17mila e di nuovi non se ne trovano. 

"Rilevanti impatti negativi - spiega Tarquini - sono previsti anche su settori manifatturieri direttamente interessati come quelli dell’acciaio, dei manufatti e materiali da costruzione, ecc., con un aumento considerevole dei costi in una fase delicatissima, in cui si dovrebbe procedere speditamente alla realizzazione delle grandi opere strategiche infrastrutturali (nuove e messa in sicurezza delle esistenti come ponti, viadotti e gallerie) previste dal Pnrr. A rischio, ovviamente, anche tanti posti di lavoro".

In seguito a queste nuove regole, la perplessità degli industriali è palpabile, mentre i dubbi su come gli operatori si dovranno comportare sono numerosi.

"Siamo stupiti per come le conseguenza dell’inerzia di uno Stato, che da troppo tempo ha cessato l’importante attività di manutenzione di grandi opere ed infrastrutture, vengano di fatto scaricate sull’ambiente, sulle aziende e sui consumatori, senza risolvere nulla e causando solo effetti negativi - conclude Tarquini – nel frattempo gli operatori non sanno come procedere, visto che il Decreto è entrato in vigore senza prevedere un periodo transitorio: molti di loro hanno da varie settimane ottenuto permessi, a pagamento, per i viaggi sulla base della legge allora vigente ed hanno organizzato i relativi trasporti sui cantieri aperti. Con l’entrata in vigore della nuova legge che valore hanno i permessi ottenuti? Decadono o valgono ad esaurimento? Si procede in base alle autorizzazioni rilasciate, correndo il rischio del fermo dei mezzi e di pesantissime sanzioni? Ci auguriamo che si intervenga rapidamente per porre rimedio a questo enorme danno collettivo”.

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