"Errori e mancanza di coraggio, ma non ci condannerete al fallimento". Commercianti: è guerra al decreto

La misura prevede la riapertura dei negozi il 18 maggio: una decisione che ha sollevato malcontento e indignazione delle categorie economiche. La delusione e la rabbia di Confcommercio e Confesercenti

Sul piede di guerra. Le misure previste dal nuovo decreto illustrato ieri dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno sollevato molte perplessità nel mondo del commercio. E così oggi le due principali associazioni di categoria hanno subito preso posizione di fronte a quanto prospettato in questa fase 2: ovvero la riapertura dei negozi a partire dal 18 maggio. 

“Siamo governati da incompetenti senza coraggio, senza visione, senza rispetto. Il discorso del premier Conte di ieri sera - approssimativo e confuso, per nulla rassicurante - è solo la punta dell’iceberg di una situazione insostenibile".  Sono parole pesanti quelle pronunciate dalla presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini e del direttore regionale Franco Marinoni all'indomani della conferenza stampa del premier.  

Confcommercio parla di “sconcerto e dolore": sarebbero queste le emozioni che secondo Lapini stanno pervadendo gli operatori del settore. "Con il discorso di ieri sera Conte ha messo un’altra volta all’angolo il mondo delle imprese, rinviando ancora una volta la ripartenza ma soprattutto, ed è quello che più ci preoccupa, senza illustrare piani concreti di sostegno e di modulazione del futuro prossimo. Le nostre imprese sono allo stremo e non hanno più margini per navigare a vista come ci viene richiesto”.

Un affondo contro la classe politica arriva anche da Franco Marinoni: “Dietro il paravento delle norme di sicurezza anti-contagio questa classe politica pare nascondere l’incapacità di assumersi responsabilità nei confronti del Paese e l’incapacità a progettare una vera ripresa. Tutti gli imprenditori si aspettavano di riaprire i battenti dal 4 maggio. Invece sono state liquidate un’altra volta, come contassero poco o nulla, quando è chiaro a tutti che il Paese si regge su di loro".

Bar e negozi: le regole 

Lapini fa anche un confronto con le imprese e si chiede come sia possibile che "una attività nella quale entrerebbero al massimo una o due persone alla volta, con guanti e mascherine e nel rispetto di tutte le regole necessarie, venga considerata più pericolosa di una fabbrica con centinaia di lavoratori. “I commercianti, i baristi, i ristoratori, gli agenti di viaggio, quelli immobiliari e di commercio, i tour operator, gli albergatori, le guide turistiche, i parrucchieri, le estetiste e tanti altri imprenditori, insieme ai loro collaboratori e alle loro famiglie, non sono più disposti a sopportarlo. Si chiede al mondo delle piccole imprese un sacrificio troppo grande senza dare in cambio misure concrete compensative”.

"Quello che Conte ha detto ieri sera senza dare nessuna spiegazione scientifica e tecnica, è inaccettabile. Ha scambiato la nostra ubbidienza, il nostro senso del dovere in sudditanza. Non è così! Noi non faremo la fine della rana bollita. Non siamo disposti ad abituarci a questa situazione senza farne parola. Non ci condannerete al fallimento trovandoci inermi”, conclude la presidente di Confcommercio Toscana, “siamo pronti a reagire con la forza della disperazione, con la forza del nostro orgoglio, con la forza della nostra onestà, lealtà, determinazione, passione e desiderio di ricominciare per il benessere della nostra collettività”.

"Decreto inutile", il commento di Confesercenti

Estremamente critica anche Confesercenti, il cui direttore, Mario Checcaglini, parla di "un provvedimento che riguarda solo ed esclusivamente le industrie senza tener conto del vasto mondo del commercio, dei pubblici esercizi, della ristorazione, dei servizi e del settore degli ambulanti. Le piccole medie imprese sono state dimenticate”.
L'associazione di categoria punta il dito anche sulla mancanza di aiuti a quei negozianti che hanno la saracinesca abbassato e non possono lavorare: una situazione che crea indignazione.

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“Con il decreto” aggiunge il presidente Mario Landini “non è stato considerato chi è a casa senza reddito e senza prospettiva. Famiglie in difficoltà. La Toscana, tra l’altro è più avanti di altre regioni nel contenimento al coronavirus. Avremo potuto quindi essere il luogo dove poter iniziare a riaprire le attività. Peraltro riteniamo che i negozi non siano da considerare luoghi dove ci sono maggiori possibilità di diffondere e contrarre il virus. Riteniamo che il rischio sia più elevato proprio tra i lavoratori magari all’interno delle fabbriche a causa della vicinanza. Con il provvedimenti si mantiene un clima non di contenimento dell’emergenza ma di paura”.

Per il direttore e il presidente di Confesercenti “non devono essere sottovalutati i problemi di salute ma devono allo stesso tempo essere presi in seria considerazione i problemi economici. L’economia del Paese non è solo quella derivante dall’industria. Le piccole medie imprese sono fondamentali per la vitalità del sistema economico e la mancanza di considerazione da parte del Governo ci spinge a considerare che non sia stato rispettato il diritto fondamentale a poter lavorare per sostenere le proprie famiglie”.

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