Coronavirus, Monnalisa spedisce mascherine alle colleghe cinesi, Iacomoni: "Là il 6% del fatturato"

Orari dei negozi ridotti e predisposizione di vendite tramite chat. Questi alcuni degli accorgimenti presi dai centri commerciali dove sono in vendita gli abitini Monnalisa

Piero Iacomoni, presidente e fondatore di Monnalisa

Mascherine introvabili in Cina e così Monnalisa le spedisce alle colleghe cinesi perché possano avere a disposizione uno dei presidi basilari per prevenire il contagio da coronavirus. Sono giornate interlocutorie per tutte le imprese che hanno rapporti commerciali nel paese del dragone. Tra queste l'azienda aretina dell'alta moda per bambini Monnalisa che dal suo quartier generale in via Madame Curie è in costante contatto con le collaboratrici che operano nei negozi Monnalisa in Cina.

Non abbiamo più punti vendita nella città di Wuhan (dove è scoppiato il focolaio di contagi) - spiega il presidente Piero Iacomoni - ma l’allarme è piuttosto diffuso e si è esteso. Alcuni marchi di primo piano del lusso hanno disposto una chiusura temporanea dei loro negozi, o ne hanno ridotto l’orario, sia in Cina, sia a Hong Kong. Diversamente da altre aziende, almeno per il momento, noi ci siamo solo adeguati alle limitazioni di orari di apertura disposte da alcuni centri commerciali.

Il pensiero principale va alle persone che lavorano per Monnalisa in Cina.

Il nostro principale obiettivo in questo momento è tutelare le nostre colleghe cinesi  Abbiamo, come misura preventiva prontamente inviato dall’Italia mascherine protettive, attualmente introvabili in Cina

Ed è proprio in momenti come questi che le nuove tecniche di vendita on line e con prenotazioni tramite app si rivelano fondamentali.

Stiamo lavorando per cercare di convertire le vendite dei negozi fisici in vendite da WeChat, con consegna a domicilio dove possibile.

Ma cosa significa la Cina per Monnalisa? Dislocarsi in varie aree geografiche anche lontane tra loro è sempre stata una scelta strategica, perché nel commercio internazionale le variabili e i rischi aumentano. Ne offre una riprova il caso del coronavirus e delle conseguenze mitigate per l'azienda aretina dell'alta moda per bambini Monnalisa.

“La nostra vocazione globale è sempre stata un moderatore dei rischi di specifici mercati geografici. Monnalisa è, infatti, presente in oltre 60 paesi del mondo, con una concentrazione più elevata su Italia, Europa, Russia e Middle East.  La Cina è senz’altro un mercato importante per noi, insieme al resto dell’Asia Pacific, dove puntiamo a rafforzarci ulteriormente con focus in Corea del Sud, Giappone, Taiwan e Hong Kong - ha spiegato Iacomoni -  Guardiamo dunque con la dovuta attenzione alla situazione sanitaria in Cina, dove siamo presenti con boutique dirette nei più importanti shopping mall e department store, seppur nella consapevolezza che l’incidenza di questo mercato sul fatturato consolidato è pari al 6%."

Iacomoni e il suo staff sono in attesa di ulteriori aggiornamenti dalle autorità cinesi circa l'evolversi della situazione e la possibile ripartenza di tutto il sistema:

Guardiamo l’evolversi della situazione: le autorità hanno preso tutte le misure utili  per limitare la diffusione del virus e rilasceranno, il prossimo 9 febbraio, un comunicato ufficiale sulla data di prevista riattivazione di tutti i servizi pubblici , attualmente sospesi.” 

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