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Pandemia e mercato del lavoro, assunzioni a picco. Turismo e commercio i settori più colpiti

Penalizzati donne, giovani e stranieri. Non vengono riscontrate particolari differenze fra le aree della provincia: flessioni sopra la media provinciale  in Casentino (-21,5%), Valtiberina (-19,3%) e Valdarno (-18,7%), mentre Valdichiana (-16,3%) e Area aretina (-16,4%) riescono a contenere meglio le perdite

Il settore del turismo e quello del commercio al dettaglio sono stati quelli messi più alla prova dalla pandemia. E a farne le spese, in termini occupazionali, sono state soprattutto le donne, giovani e stranieri. E' quanto emerge dai dati elaborati dalla Camera di Commercio di Arezzo, che fa il punto sulla situazione del mercato del lavoro. 

"Attraverso l’elaborazione, effettuata dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio, di alcune tipologie di dati provenienti da più fonti (Istat, Regione Toscana, Sistema Camerale) –  spiega la vice presidente vicaria della Camera di Commercio Anna Lapini – siamo in grado in delineare un quadro abbastanza esaustivo della condizione del mercato del lavoro nella nostra provincia. Nel corso del 2020, come purtroppo appare evidente a tutti, l’emergenza sanitaria e la conseguente sospensione delle attività di interi settori hanno rappresentato anche per la nostra provincia uno shock improvviso e senza precedenti sulla produzione e sulla circolazione di beni e servizi e conseguentemente sul mercato del lavoro". 

La situazione dopo il lockdown della scorsa primavera ha visto una accentuata differenziazione dei diversi settori che sono stati colpiti in maniera fortemente eterogenea. Gli effetti più negativi, stando all'analisi di Camera di Commercio si sarebbero avuti soprattutto sul settore del turismo e su alcuni comparti del commercio al dettaglio e dei servizi ed hanno interessato maggiormente, in generale, le donne, i giovani e gli stranieri. Si tratta delle categorie che più spesso occupano posizioni lavorative meno tutelate, per giunta nei settori e nei tipi di impresa che sono stati investiti più duramente dalla crisi.

"Nel secondo trimestre 2020 si è assistito a un crollo dell’attività economica, seguito da un recupero, per certi aspetti superiore alle aspettative, nel terzo trimestre e una nuova riduzione nel quarto dovuta alla recrudescenza della diffusione dei contagi - commenta il Segretario Generale della Camera di Commercio Marco Randellini -. Data la natura dei provvedimenti di sostegno alle imprese e ai lavoratori, gli effetti della crisi si sono manifestati più sulle ore lavorate che sull’occupazione. Ciononostante il numero di persone rimaste senza lavoro è considerevole, soprattutto a seguito delle cessazioni dei contratti a termine non rinnovati e del venir meno di nuove assunzioni in un generalizzato clima di “sospensione” delle attività, ad iniziare proprio da quella della ricerca di lavoro. Il calo dell’attività e dell’occupazione si è concentrato nei servizi e, complessivamente, ha avuto effetti ridotti nella manifattura. Nella nostra provincia sono comunque presenti oltre 145 mila occupati, per l’80% dipendenti ed il restante 20% indipendenti. Rispetto al 2019 si sono persi 870 posizioni lavorative, -0,6% in termini relativi. L’andamento non è stato però omogeneo: come già osservato a livello nazionale, la crisi occupazionale si è scaricata particolarmente sulla categoria degli occupati indipendenti (-18,3%), mentre per i dipendenti si è registrato addirittura un aumento del 5,1%, attribuibile probabilmente all’azione congiunta delle mancate uscite derivanti dalle misure di “protezione” (divieto di licenziamento e interventi di sostegno) ed alle maggiori entrate registrate per alcuni settori."    

“Proprio a livello settoriale, come già sottolineato da Anna Lapini, – prosegue Marco Randellini - emergono le differenze più marcate: la perdita di posizioni occupazionali matura infatti in uno specifico comparto, quello del commercio, alberghi e ristoranti, in cui nel 2020 mancano all’appello oltre 6.700 occupati con una perdita in termini percentuali del 21,7%. A rendere particolarmente critico il risultato ha contribuito non solo la crisi che ha colpito in modo particolare il comparto, ma anche la diffusa presenza di occupati “flessibili” che non hanno potuto beneficiare delle tutele messe in campo per l’occupazione stabile. Negli altri settori, caratterizzati da un minor impatto diretto della crisi o maggiormente “salvaguardati” dalle misure emergenziali, si registrano al contrario aumenti occupazionali".

I dati recentemente pubblicati dal Sistema Informativo Lavoro della Regione Toscana forniscono un ulteriore punto di vista dell’andamento del mercato del lavoro provinciale: nel corso del 2020 le comunicazioni di avviamento al lavoro inviate ai Centri per l’Impiego (Cpi) sono diminuite del 17,7%.  La sostanziale “tenuta” degli occupati è conseguente al fatto che le uscite occupazionali, grazie alle misure straordinarie messe in campo, sono diminuite più o meno come le assunzioni. Comunque è particolarmente significativo, a dimostrazione della particolarità del momento, che ancor più delle comunicazioni di avviamento, diminuiscano i flussi di ingresso in disoccupazione: complessivamente nell’anno sono state registrate 10.254 nuove iscrizioni, il 22,1% in meno rispetto al 2019. Un dato confermato dall’andamento del tasso di disoccupazione provinciale che si colloca nel 2020 al 7,5%, poco al di sopra del valore registrato nel 2019 (7,4%).

Le assunzioni registrate dai Centri per l’Impiego sono diminuite indistintamente per quasi tutte le tipologie contrattuali: le più colpite sono l’apprendistato ed il tirocinio (entrambi -45,4%) ed il lavoro intermittente (-37,8%). Sono in ripiegamento anche le forme contrattuali più utilizzate: i contratti a contratti a tempo determinato rappresentano il 59,3% delle assunzioni e diminuiscono del 14,7% rispetto al 2019. I contratti a tempo indeterminato rappresentano l’11,1% delle assunzioni e subiscono una flessione del 22,1%). In diminuzione anche i contratti di somministrazione (-22,4%) che rappresentano l’8,6% del totale dei contratti attivati. Due sono le tipologie contrattuali che, al contrario, sono cresciute nel corso dell’anno: i contratti di lavoro domestico, che costituiscono l’8,5% delle assunzioni, aumentano del 25% rispetto all’anno precedente, mentre i contratti a progetto/co.co.co. crescono del 12,5% ma rappresentano solo il 2% del totale delle assunzioni

Anche a livello di settori di attività prevalgono i segni negativi: sono di particolare rilievo le flessioni delle assunzioni nel manifatturiero (-42,6%), negli alberghi-ristoranti (-39,4%), nei trasporti (-26,1%) e nel commercio (-21,8%). L’agricoltura riesce meglio di altri settori a contenere il calo delle assunzioni (-1,9%).

Unico settore in cui crescono gli avviamenti al lavoro è quello della “Pa, Istruzione, Sanità” (+12,4%).  Non vengono riscontrate particolari differenze fra le aree della provincia: flessioni sopra la media provinciale  in Casentino (-21,5%), Valtiberina (-19,3%) e Valdarno (-18,7%), mentre Valdichiana (-16,3%) e Area aretina (-16,4%) riescono a contenere meglio le perdite.

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