Il Coronavirus ferma la fiera di Hong Kong. Veneri: "Tanto oro aretino passa da lì, è tutto sigillato"

Ci sono aziende aretine che erano pronte a partire perché da Hong Kong passa molto del loro lavoro in termini di ordini. Tutta una fetta di mercato è in stand by, ci sono ordini annullati e spedizioni che non sono potute partire

Gabriele Veneri, presidente degli orafi di Cna di Arezzo spiega il contesto attuale, la tragedia umana del Coronavirus e le conseguenze per le imprese orafe aretine

La fiera di Honk kong non si terrà, è stata annullata, come era facile aspettarsi, in seguito al nuovo Coronavirus. Si tratta di un appuntamento fondamentale per molti orafi aretini che hanno una fetta di mercato in Cina e nei paesi vicini. Il rischio del contagio, le misure che sarebbero dovute essere prese, come per esempio i 14 giorni di quarantena per i cinesi per poter entrare alla fiera, hanno portato gli organizzatori a prendere questa estrema decisione. I due eventi fieristici abbinati, quello sulle gemme e i diamanti e quello sulla gioielleria, sono stati spostati al periodo che va dal 18 al 21 maggio 2020, anche se poi tutto dipenderà dalla diffusione del virus.

Ma cosa significa per gli orafi aretini questa decisione? 

"Le aspettative degli ordinativi che il settore ricava da quella fiera vengono rinviati con essa a data da definire in pratica, perché non è affatto detto che sia quella che hanno annunciato adesso, una fetta di business è tagliata" commenta Gabriele Veneri portavoce degli orafi di Cna Arezzo.

Sarebbero state alcune decine le aziende che sarebbero partite, con i propri prodotti per portare il bello e ben fatto in mostra al mondo riunito in quella che rappresenta una piattaforma di ritrovo e di smistamento della gioielleria di alta qualità, come quella prodotta ad Arezzo. Una produzione che è cambiata proprio per rispondere al mercato. Le aziende orafe aretine si sono specializzate sui prodotti di lusso, lasciando un po' quella che rappresentava la produzione aretina tipica, medio bassa. 

"Il prodotto orafo, italiano, aretino, come la moda, si inseriscono in quel segmento del lusso e del ben fatto che il mondo, nonostante i nostri costi più alti, continua a cercare. La nostra raffinatezza non ha eguali" ha spiegato ancora Veneri.

Ma il Coronavirus invece spaventa e blocca tutto, un pezzo di mondo è di fatto in stand by, con saracinesche chiuse, siti produttivi fermi, scambi commerciali impediti dal rischio del contagio.

"E' una tragedia prima di tutto umana e questo, anche quando guardiamo alle conseguenze economiche per le nostre aziende, non va mai dimenticato. Prima di tutto viene la vita delle persone, quindi è giusto che ci siano regole così per cercare di contenere il numero di casi e il possibile passaggio del nuovo Coronavirus a più persone. Certo è che là c'è un 30% del nostro lavoro e tanto passa dalla stessa fiera di Hong Kong, mentre adesso è tutto sigillato."

Cosa sta succedendo nelle aziende aretine da quando è esplosa l'emergenza del nuovo Coronavirus?

"Molte commesse di alto livello sulle quali siamo specializzati sono surgelate, ci sono clienti che hanno annullato parte degli ordinativi, commesse che sono in dubbio, c'è chi non è riuscito a spedire gli ordini pronti. C'è anche la difficoltà di acquistare alcuni prodotti come perle, pietre, accessori collaterali, packaging che provengono dal mondo cinese."

Questa nuova variabile che si è inserita nel constesto internazionale può cambiare gli equilibri del settore orafo, dei mercati esteri?

"Ribadendo di nuovo che si tratta di una tragedia umana, come imprese ci auguriamo che si possa recuperare con la fiera di Arezzo dove potrebbero dirottarsi alcuni buyer importanti. Poi c'è quella di Istambul, fondamentale. Da una parte ci potrà essere l'opportunità di riscoprire certi prodotti che si possono acquistare in Europa e quindi ad Arezzo che è la capitale europea di questi manufatti. I mercati italiano, russo e americano potrebbero tornare a comprare da noi quei prodotti di fascia medio bassa che noi stessi abbiamo messo da parte nelle nostre produzioni, perché abbiamo puntato sull'alta gioielleria che esprime emozioni e creatività. Le difficoltà e le incertezze restano alte, ma sono sempre ottimista, per le imprese e soprattutto per la fine di questa emergenza che coinvolge molte persone.

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